Esordisce questa sera a mezzanotte (ore italiane) il Brasile di Carlo Ancelotti, pronto a sfidare il Marocco per la prima gara del Mondiale dei verdeoro.
Il tecnico italiano, intervistato da SportWeek, ha tracciato un punto di vista personale sugli equilibri del Mondiale, evidenziando come non ci sia una favoritissima: “Bello. Senza un favorito chiaro ma con tanti candidati al titolo, cosa che lo renderà complicato – ha detto Ancelotti -. Ci sono almeno 6-7 squadre in grado di vincere, e nessuna realmente più forte delle altre. Non c’è una squadra perfetta, hanno tutte dei limiti, s’imporrà chi riuscirà a limitarli o mascherarli al meglio”.

Senza l’Italia
A questo Mondiale manca solo l’Italia: “Già, ed è triste”, ha chiosato Ancelotti, che si è poi soffermato sull’eventualità della suggestione Guardiola: “Benissimo, sarebbe un grande colpo, eccome. Intanto però voglio fare un grosso in bocca al lupo a Silvio Baldini, che è un mio grande amico. Eravamo insieme al corso di Coverciano”.
Vibes brasiliane
Come sta vivendo quest’esperienza Ancelotti? “Non mi aspettavo tanto affetto, davvero. Sono molto amato, o almeno mi sento molto amato e la cosa mi provoca un grandissimo piacere”. Il ruolo da commissario tecnico? “Anche questa è stata una sorpresa, non pensavo di trovarmi così bene lavorando una volta ogni tanto e non tutti i santi giorni come succedeva prima”.
L’amore per il calcio? “Io in Europa ho girato tanto e in diversi Paesi che amano il calcio, ma qui è un’altra cosa, da nessun’altra parte c’è un amore tanto genuino e sincero per il calcio. Il Brasile ha perso e continua a perdere tutti i suoi calciatori più importanti, che vanno all’estero. Eppure la passione per il gioco non è stata sminuita, resta purissima, autentica. Ed è assai piacevole per chi osserva da fuori”.
Il peso della mancanza
Il Brasile vuole tornare sul tetto del Mondo. Questa mancanza pesa? Ancelotti risponde così: “Sì, la cosa è molto sentita. Mi sembra di essere tornato ai tempi dello sbarco al Real Madrid, nel 2013: lì c’era l’ossessione per la conquista della Décima, la decima Champions che mancava dal 2002 e che portammo al Bernabeu nel 2014”.