Non c’è aspetto della vita sociopolitica anche sportiva che non possa essere rappresentato con un verso di Franco Battiato, e su quanto sta succedendo a Zurigo e dintorni non è certo un Sentimiento Nuevo quello che prova l’opinione della pubblica verso la Fifa, ma lo è quello del resto del mondo del calcio incredibilmente in rivolta, e adattando un verso dalla suddetta canzone si può sintetizzare con: “Il senso del possesso che fotte Infantino”.
Ha dello sbalorditivo la miopia con cui Infantino abbia picconato dalle fondamenta il suo stesso potere che sembrava inattaccabile, ma a ben vedere il fatto che sia successo ricalca lo schema che da sempre, da secoli ogni sistema di potere riproduce.
Che sia nella macropolitica tra Stati, o nella micropolitica all’interno delle istituzioni.
Ovvero, quando un sistema politico arriva a uno strapotere assoluto praticamente inattaccabile e senza alcun pericolo, è lì che per hybris va incontro al suo sgretolamento dall’interno. Succede sempre sistematicamente così, quando ormai si ritiene di essere al di sopra di ogni legge e pratica, e lì avviene lo scollamento con la realtà: si pensa di dominare tutto, ma la realtà è mutevole per definizione.

Il potere assoluto e l’errore di calcolo di Infantino
Lo stesso è accaduto a Infantino: il suo potere è stato illimitato e incontrastato per anni, ma lui intelligentemente è sempre stato bravo a coltivare questo potere. non dandolo per scontato. Rimanendo allerta alle correnti, ed essendo scaltro nel barcamenarsi accontentando le diverse forze centrifughe interessate a appropriarsi del calcio. Andando incontro a loro, ma rimanendo sempre mezzo passo indietro, spingendo le regole sempre un po’ più in là, ma comunque all’interno della realpolitik. Del resto i mondiali in Russia e Qatar non erano stati opera sua in principio, ma la maniera in cui poi hq abbracciato entusiasticamente il sistema politico locale ha rivelato la sua natura da uomo per tutte le stagioni. E ancora, aveva spinto le regole un po’ più in là per riuscire ad accontentare l’Arabia Saudita, e ancora prima gli Stati Uniti. con i mondiali per nazionali e per club. Quest’ultimo soprattutto uno strappo in avanti piuttosto travagliato, ma che ancora rimaneva tuttavia nell’ambito dei confini allargati in cui poteva muoversi.
Quanto è successo agli ultimi Mondiali, con tutte le richieste commerciali accontentate stravolgendo l’usuale scorrimento del gioco, e soprattutto con il caso Balogh, hanno fatto precipitare la sua promiscuità con il potere oltre il comunemente accettato.
La vergogna per il caso Balogun era evidente che sarebbe stata una macchia che non si sarebbe mai più cancellata dalla sua figura, per quanto bene avesse potuto fare. Ma la situazione era ben peggiore di quanto immaginassimo. Perché altro che macchia: era solo il prologo.
Il sistema Trump è un potere politico con la cui promiscuità non si può pensare di porre un limite. E dunque, ecco il progetto dell’agenzia volta a commercializzare tutto quanto riguarda il Mondiale, facente capo alla Fifa per la maggioranza, ma con sostanziose quote di minoranza vendute a investitori esterni, attraverso la società di fondi facente capo al fratello del genero di Trump. Già così, sembra una puntata di Succession, o di una serie sull’avidità finanziaria.
L’idea dell’agenzia in sé non sarebbe né sbagliata, né pericolosa. Se non fosse che proprio nei Mondiali appena finiti Infantino abbia dato immediata dimostrazione di come chi metta i soldi per organizzare possa poi influire sulle regole del gioco e della manifestazione, se fosse un investitore ingombrante come gli USA di Trump. E questo è l’ultimo baluardo su cui il calcio non può consentire sconti, pena la fine del calcio stesso come l’abbiamo conosciuto.
La rivolta del calcio mondiale e il peso della politica
È davvero sbalorditivo l’errore politico del presidente Fifa, che ha pensato tutto potesse risolversi con la mazzetta legalizzata di 20 milioni da distribuire a ciascuna federazione. E onestamente, l’avrei pensato anche io che anche questa volta lo strappo avrebbe potuto farla franca con il finanziamento clientelare per le frazioni di tutto il mondo.
Poi la rivolta a catena: l’UEFA che proclama il boicottaggio. E ricordiamolo, finora è l’unica che è arrivata fino a quel provvedimento. Ma attirato la Morata alla Concacaf, alla confederazione asiatica, e parzialmente a quella africana.
Fino alle dichiarazioni di Trump, che ha disconosciuto qualsiasi conversazione in merito con Infantino. Ora, sappiamo che non si può credere a una parola di quello che dica Trump. Tuttavia le sue dichiarazioni vanno sempre analizzate. Il negare qualsiasi contatto sulla agenzia in nuce, vuol dire che semplicemente Trump in questo momento non voglio dare appoggio politico. E già questa è in sé una pessima notizia per Infantino.
Tutto può ancora accadere. E se è vero che Infantino ha commesso un abnorme errore di calcolo politico, ciò non toglie però che la sua storia dimostri come sappia giocarsi anche le partite più difficili.
A questo punto, pare davvero complicato che possa fare passare la sua idea sull’agenzia. Anche se i 20 milioni di finanziamento a fondo perduto possono sempre ribaltare il voto. Una sconfitta così cocente vorrebbe dire la fine del suo mandato? In condizioni normali assolutamente. Ma la Fifa si sa non vive di condizioni normali, e la pistola dei finanziamenti è sempre dalla parte di Infantino, e questo conta più di tutto.
Certo il suo impero si è irrimediabilmente incrinato, questo potrebbe essere l’inizio della fine, ma magari sarà una lunga fine.
Ci sono due cose che rimangono da dire. La prima: ma perché Infantino con il favore del mondo dalla sua, ha deciso totalmente di appiattirsi sui voleri della gestione Trump? Il perché lo dice la storia: Infantino sa bene che nel passato l’unica volta che un impero Fifa è stato tirato giù, quello di Blatter, la si è dovuta all’inchiesta FBI scaturita dalla rabbia per non essersi visti assegnare i mondiali del 2022, partendo dalla corruzione in Concacaf per poi riuscire a incastrare Blatter. E allora Infantino sa bene che finché si hanno gli USA, e l’FBI, dalla propria parte, allora lo status quo non cambierà.
Le accuse interne e il possibile tramonto dell’impero FIFA
Ma c’è un secondo, inedito, scioccante dettaglio. E parliamo della intervista tellurica rilasciata dal direttore operativo della Fifa, Kevin Lamour. Queste le sue parole: “Lo staff della Fifa si sente ingannato dall’operato di Infantino su questo progetto, che è il progetto esclusivamente di una sola persona, e lo staff merita di meglio che disprezzo e intimidazioni.
Non solo questo progetto non deve andare avanti… ma è ora che i leader politici del calcio si pongano le domande giuste e prendano le decisioni giuste. E se questo significa perdere il mio lavoro, che così sia.
Capirò e rispetterò quella decisione. Almeno stanotte dormirò sonni tranquilli.
Ciò che è stato annunciato negli ultimi giorni e ciò che è accaduto dietro le quinte negli ultimi mesi sfida la credulità e l’immaginazione.
I vicepresidenti della Fifa, i membri del Consiglio della Fifa, le confederazioni, le federazioni, i giocatori, le leghe, i club e i tifosi non sono stati gli unici a essere ignorati. Anche l’amministrazione della Fifa stessa è stata ingannata.
Questa omissione bugiarda protrattasi per molti mesi e questo esercizio unilaterale del potere non sono cose da poco. Sono indicativi di una mancanza di fiducia, una mancanza di trasparenza, una mancanza di discernimento, una mancanza di buona governance. E una grave mancanza di rispetto.
Riguardo a questo progetto e a ciò che verrà dopo, tutti devono assumersi le proprie responsabilità, perché sta diventando sempre più difficile per l’amministrazione della Fifa lavorare in queste condizioni e adempiere alla sua missione.
La nostra missione – la missione dei centinaia di dipendenti della Fifa appassionati, dedicati ed esemplari – è servire il calcio. Non servire gli interessi personali di una persona che, purtroppo, crede di incarnare la Fifa quando dovrebbe esserne al servizio.
Un presidente deve unire le persone, unirle e ispirarle. Oggi, stiamo vivendo l’opposto. Non ho l’autorità per parlare a nome dei miei colleghi, e forse mi sbaglio. Ma il mio sentimento è che tutti noi vogliamo essere orgogliosi di lavorare per la Fifa, e oggi, purtroppo, sembra che non sia più così per molti di noi. Questo mi rattrista”.
Sono parole senza precedenti a cui non serve aggiungere nulla.
Non si quanto durerà ancora il tempo di Infantino alla Fifa. Ma non era mai stato come ora così vicino a sentire la propria fine.