L’Inter avrebbe 120 milioni da spendere sul mercato. Ma volere è potere: Oaktree non vuole e se li tiene in tasca

Di una cosa bisogna dare atto alla premiata coppia Marotta&Ausilio. Sono dei draghi sul mercato.

Perché l’anno scorso di questi tempi, e nelle settimane dopo ancora di più, erano nell’occhio del ciclone per l’immobilismo sul mercato, o meglio per la mobilità a scoppio ritardato, avendo perso in sequenza prima Lookman e poi Manu Koné (ma c’erano stati Bonny e Sucic). Non sarebbe andata particolarmente meglio fino alla fine, tranne la giocata alla pari Pavard out e Akanji in, e a gennaio sarebbe stato 0-0 incolore.
Eppure sono stati capaci di costruire e puntellare una squadra da scudetto, anzi da double, accompagnando Chivu e proteggendo investimenti e asset. Non si può chiedere nulla di più, e l’arrivo di Lookman o Koné non avrebbero cambiato di una virgola il bislacco Sedicesimo contro il Bodo.

L’Inter deve ringiovanire: il gruppo storico ha bisogno di ricambi di qualità

E’ anche vero però che gli anni passano, e pur con l’inserimento progressivo di elementi giovani (Pio, Bonny, Diouf, Sucic, Sasha Stankovic) l’Inter rimane quella con la rosa più vecchia, e se si vuole continuare a essere ambiziosi bisogna dare ricambi di qualità al gruppo storico, che non si può pensare continui sempre a tirare la carretta nella stessa maniera – vedere l’anno scorso le lunghe pause di rendimento o di infortunio di Barella, Calhanoglu e Bastoni.

Si aggiunga inoltre che uno come Dumfries è una perdita eccezionale, e se non ne trovi uno uguale allora devi trovare misure alternative. Per non parlare dell’altro difensore necessario dopo l’uscita di tre svincolati.

Ora: sicuramente l’Inter ha tentennato troppo nel chiudere Palestra, e sicuramente non è stata fortunata con Khalaili, mentre con Romero si può comprendere che i prezzi fossero fuori categoria, perché uno stipendio da 6 milioni all’anno era sia ingiustificato sia avrebbe fatto saltare il banco rispetto agli stipendi top in rosa.

Ma il punto è un altro.

Il punto è che non è vero che l’Inter ha un tesoretto da spendere da 40-50 milioni.

No.

Vi ricordate il tesoretto per Lookman? Circa 45 milioni. Saltato Lookman, si passò a Manu Konè: circa 45 milioni. Saltato lui, rimasero in pancia.

E là sono rimasti.

E nel frattempo l’Inter ha aggiunto i premi scudetto e Champions.

Sto dicendo che l’Inter ha millantato di avere i soldi per Lookman, o Manu Konè, o Palestra?

Assolutamente no. Al contrario.

Il vero tesoretto dell’Inter: sul mercato ci sarebbero 120 milioni

L’Inter a quei 40-50 milioni che si palleggia da un anno, al netto di quanto doveva saldare di obblighi, quest’anno con i premi ha aggiunto altri 70 milioni che si può spendere in serenità.

Potrebbe fare un mercato da 120 milioni. Ma Oaktree non vuole.

E lo ha messo per iscritto con il budget di inizio anno, dando disposizione che si possano spendere oltre le uscite solo quei 40-50 milioni che c’erano già, senza aggiungere nulla.

Perché? Perché ha visto che l’anno scorso ha incassato e vinto così tanto spendendo poco e allora dice “si può fare”. Ma la corda a tirarla troppo poi si spezza.

E nel frattempo le rivali crescono. Il Milan per ora si è mosso discretamente.

Ma soprattutto la Juventus si è mossa ancora meglio.

Se hai i soldi devi spenderteli per forza? Assolutamente no, e l’anno scorso Marotta&Ausilio hanno dimostrato che se non arriva quello che cerchi allora tanto vale stare come stai, e hanno avuto ragione.

Ma la realtà non è statica nel calcio, e anche la linea più conservativa deve avere un rinnovamento ragionato.

La linea operativa dell’Inter per cui se non esce nessuno non entra nessuno – esterno destro escluso – è folle viste le dinamiche di mercato, e lo è soprattutto perché l’Inter avrebbe una potenza economica da 120 milioni di euro sul mercato che potrebbe permetterle di chiudere i proprio obiettivi.

Ma Oaktree vuole guadagnare sempre di più e non rischiare assolutamente nulla.

Chivu merita rinforzi: Oaktree deve supportare il progetto dell’Inter

Non è nemmeno giustissimo, soprattutto per un uomo: Cristian Chivu, che è uno che ha fatto miracoli, che non ha chiesto niente, eppure un paio di giocatori come vuole lui dal mercato se li meriterebbe e lo ha dimostrato in campo.

Ma da 12 mesi a questa parte ogni più timido desiderio di Chivu è stato inascoltato, una cosa mai vista a questi livelli.

Praticamente gli unici ingressi sono Sasha Stankovic (uno forte, che il tifoso bue vorrebbe già vendere dopo una amichevole che non conta un piffero, roba da matti) e Pavard. Che ci dicono essere tornato con la testa da Inter, ma vedremo cosa succederà quando a tornare sarà Lautaro, che nei suoi strali dall’America a fine Mondiale per Club ce l’aveva tra gli altri giustamente anche con lui, che negli ultimi tre mesi aveva abbandonato i compagni.

L’Inter, Chivu, e anche la dirigenza alacre si meritano da Oaktree di essere supportati con un po’ del denaro per il mercato che la società tutta si è guadagnata sul campo, senza rimanere impiccati al “se non esce nessuno, non entra nessuno” (certo, nel frattempo l’Inter potrebbe anche piazzare meglio un paio di esuberi…).

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