Lo sport italiano è ricaduto in un incubo ancora fresco. Dopo l’infortunio di Federica Brignone dello scorso anno, l’Italia dello sci ha preso una mazzata.
L’avvicinamento dell’Italia alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 sta assumendo contorni sempre più complessi e dolorosi. Nel giro di pochi mesi, il movimento azzurro degli sport invernali ha dovuto fare i conti con una serie di stop pesantissimi, che hanno colpito atlete simbolo, protagoniste attese e punti di riferimento tecnici e mediatici. Una batosta che va oltre il semplice dato sportivo e che mette in discussione certezze costruite in anni di lavoro.
Il primo campanello d’allarme era arrivato con l’infortunio di Federica Brignone, caduta rovinosamente ai Campionati Italiani della scorsa primavera nel momento forse migliore della sua carriera. La frattura scomposta di tibia e perone, unita alla lesione del legamento crociato anteriore, aveva gettato un’ombra pesantissima sull’intero progetto olimpico. Per mesi, la domanda è rimasta sospesa: Brignone sarebbe riuscita a tornare in tempo per Milano-Cortina? Il percorso di recupero della campionessa valdostana è stato lungo, doloroso e scandito da tappe precise, senza scorciatoie.
Interventi chirurgici, riabilitazione intensiva, ritorno graduale sugli sci e infine il rientro in Coppa del Mondo hanno restituito all’Italia una leader, seppur ancora in fase di gestione. Un recupero che ha rappresentato una vittoria in sé, ma che ha anche ricordato quanto fragile possa essere il confine tra sogno olimpico e fine anticipata di un percorso. Proprio mentre il caso Brignone ha avuto l’esito più sperato, però, un’altra notizia ha colpito duramente l’ambiente azzurro. Un nuovo infortunio grave, improvviso, traumatico. E ancora una volta, a pagare il prezzo più alto è stata un’atleta con una carriera lunghissima, costruita tra sacrifici, medaglie e fedeltà alla Nazionale.
Valcepina in lacrime, addio Olimpiadi: fratture di tibia e perone
Il dramma sportivo riguarda Martina Valcepina, punto fermo dello short track italiano e veterana del gruppo azzurro. La 33enne originaria di Sondalo si è gravemente infortunata durante i Campionati Europei di short track in corso a Tilburg, nei quarti di finale dei 500 metri. Una caduta violenta, avvenuta in piena gara, che ha immediatamente fatto temere il peggio. Gli esami strumentali non hanno lasciato spazio a interpretazioni: frattura di tibia e perone. L’arto è stato immobilizzato direttamente sul ghiaccio, prima del trasporto in ospedale in ambulanza.

Un verdetto che, di fatto, ha chiuso ogni possibilità di partecipazione alle Olimpiadi di Milano-Cortina, quelle che sarebbero state le quinte della sua carriera. Per Valcepina, si tratta di un epilogo amarissimo. Il suo percorso in Nazionale maggiore era iniziato nel 2010, con l’esordio olimpico a Olimpiadi Invernali di Vancouver 2010, e si è arricchito nel tempo di risultati prestigiosi: il bronzo in staffetta a Olimpiadi Invernali di Sochi 2014, l’argento a Olimpiadi Invernali di Pyeongchang 2018 e un altro bronzo alle Olimpiadi Invernali di Pechino 2022. Medaglie che raccontano una carriera di altissimo livello, spesso vissuta lontano dai riflettori.
Il destino ha voluto che l’infortunio fosse quasi una tragica replica di quanto accaduto due anni fa, quando Valcepina si era fratturata ancora tibia e perone durante un allenamento a Seul, alla vigilia di una gara di Coppa del Mondo. Anche allora, la ripartenza era stata difficile ma possibile. Questa volta, però, il tempo non è un alleato. Per l’Italia dello short track e per l’intero movimento degli sport invernali, è una perdita pesantissima. Non solo per il valore tecnico, ma per ciò che Martina Valcepina rappresentava: esperienza, affidabilità, memoria storica.






