L’epilogo (surreale) di calciomercato. Gasperini e Massara: uno è di troppo

È stato un mercato a lungo frizzante, ma non ricordo un ultimo giorno così surreale.

Alle ore 20, chiusura della porta e fine delle trasmissioni, c’erano nettamente più telefonini pronti a immortalare l’“evento” piuttosto che contratti da depositare. La rincorsa da domenica pomeriggio a lunedì sera è stata una mezza Caporetto: dal no definitivo del Milan a Mateta agli inesistenti accostamenti a una Juve che sarebbe tornata in corsa.

Vani inseguimenti bianconeri a uno specialista capace di finalizzare, pura improvvisazione; la Lazio che ha trattenuto chi aveva pensato di poter andar via, Romagnoli e Noslin i due nomi maggiormente in evidenza; la Roma che si è consolata con Zaragoza quando Gasp avrebbe fatto carte false per prendere Nkunku. In qualche caso è stato come chi di solito si presenta al ristorante per fare un pasto completo e poi deve accontentarsi di un tramezzino prosciutto e formaggio.

Il solito giallo degli ultimi secondi, il Verona aveva trovato l’accordo per Kouame, ma al momento del deposito il contratto non era stato completato con tutte le firme e quindi è stato giudicato non valido. Per una volta meglio limitarsi ai giudizi piuttosto che a voti, prendendo le distanze da chi ha accostato all’Inter calciatori (da Diaby a Jones) che mai hanno avuto oltre il 15 per cento di possibilità di indossare la maglia nerazzurra. Eppure continuavano a raccontarci “filtra ottimismo” quando non esisteva un minimo raggio di sole per il felice esito della trattativa.

Ultimo giorno surreale

L’ultimo giorno surreale ritengo sia stato figlio dell’improvvisazione che regna in molti club anche di prima fascia. La stessa improvvisazione che ormai da anni Gravina regala al calcio italiano, tra riforme-fantasma e mutismo inaccettabile sugli argomenti che dovrebbero essere prioritari per una presunta rinascita. Quando parlo di club di prima fascia, mi riferisco anche a società che dovrebbero avere le idee chiare su cosa fare anche in presenza di limitate disponibilità almeno nella sessione invernale.

Suggestione Icardi

Giorgio Chiellini racconta che mai è esistita una possibilità di arrivare a Mauro Icardi, non soltanto racconta una bugia ma rinnega se stesso e la call fatta con l’ex Inter a poche ore da Parma-Juventus e alla presenza di Comolli, Ottolini. Chiellini dovrebbe interrogarsi se stiamo raccontando una verità oppure no, ma in ogni caso ci sono modi e modi per smentire, la favoletta della volpe e l’uva non va più di moda.

In realtà, parlando più in generale, non ci sono più i direttori sportivi di una volta. Mi hanno colpito molto le parole di Ariedo Braida, nel tardo pomeriggio di lunedì, che ha parlato di “passione” alla base di qualsiasi cosa. Braida è un guru e a tutti può insegnare che la passione fa rima con strategia, tempismo e tante altre cose. Se Ottolini va a Istanbul e si fa portare a spasso per due giorni abbondanti da En-Nesyri senza riuscire a convincerlo, bisognerebbe ricordare che quando Galliani e Braida partivano per prendere un top avevano già il sì e 99 volte su 100 tornavano con la “preda”.

Malumore Gasperini

In certe situazioni va peggio: in casa Roma Gasperini e Massara avevano un rapporto deteriorato già a fine agosto, adesso è praticamente inesistente e da separati in casa. Quando Gasp dice ‘devono dirmi se occorre lavorare sugli Under 23 oppure sugli obiettivi primari”, il suo è un messaggio con un destinatario assoluto, il suo uomo mercato. E non mi meraviglierei se presto si arrivasse al bivio “io o lui”, ammesso (ma non concesso) che quest’ultimatum non sia già scattato e consegnato alla famiglia Friedkin. E non è scontato che, per renderlo operativo, sarà determinante conquistare un posto Champions oppure no, la sopportazione (di Gasp) è ai titoli di coda.

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