Al centro del nuovo Milan fondamentale è il peso decisionale di Zlatan Ibrahimovic: la sua influenza diretta sulle strategie di mercato del Milan sottolinea come il suo legame storico con Allegri.
Nessuno nel Milan di oggi conosce l’allenatore livornese quanto Ibrahimovic. Lo svedese ha infatti vissuto una vera e propria metamorfosi relazionale con Max Allegri: prima come pilastro della squadra che conquistò tricolore e Supercoppa oltre un decennio fa, e ora come figura di riferimento della dirigenza rossonera impegnata a interfacciarsi con il tecnico.

Il futuro di Allegri e il calciomercato
Nonostante le voci che vorrebbero Massimiliano Allegri nel mirino del Real Madrid, Ibra blinda il tecnico toscano, ponendolo al centro del progetto tecnico e delle prossime mosse estive: “Ha vinto trofei al Milan in passato ed era già bravo quando mi allenava. I giocatori di allora come Seedorf e Cassano erano diversi rispetto a quelli di oggi: magari quelli attuali hanno un po’ meno carattere e a lui piacerebbe averne. Allegri è molto bravo con le relazioni coi giocatori e sta gestendo il gruppo alla perfezione. Oggi sta trasmettendo alla squadra cosa è meglio. È un vincente, capisce cosa vuol dire essere al Milan e deve solo farlo capire ai giocatori.”
I leader dello spogliatoio: da Modric ai francesi
🗣 Zlatan Ibrahimovic, en ‘CBS Golazo’:
“En la cultura italiana, todos se centran en los resultados. Los jugadores jóvenes y los entrenadores quieren ganar. Si quiero ganar, incorporo a un jugador ya listo, quitándole espacio al que tiene potencial, con el riesgo de frenar su… pic.twitter.com/JyAPmoRilG
— Soy Calcio (@SoyCalcio_) March 11, 2026
Zlatan Ibrahimovic ha poi analizzato i pilastri dello spogliatoio rossonero, sottolineando lo spessore dei singoli: “A Modric non bisogna spiegare niente, anche Rabiot secondo me è su un altro livello. E poi ci sono Maignan e Nkunku: avevo giocato con loro quando erano 17enni al PSG e ora sono al Milan.” Infine, lo svedese ha spiegato la nuova linea societaria che mira a coniugare la crescita dei talenti con l’obbligo storico di vincere: “In Italia tutti sono focalizzati sui risultati, tutti vogliono vincere. Cercando la vittoria, si prediligono giocatori pronti togliendo spazio a quelli che hanno potenziale col rischio di bloccarne lo sviluppo. Al Milan abbiamo cambiato questa mentalità: quando sei giovane devi giocare, se non giochi al Milan Futuro allora vai in Primavera, cresci e poi ti riportiamo indietro.”