A prescindere da ciò che accadrà in campo, dove la qualificazione in Champions League per come si sono messe le cose non è affatto scontata, il Milan a livello di immagine ha perso. E anche male.
Un club fra i più importanti al Mondo, che ha vinto qualsiasi competizione e creato uno stile unico in qualsiasi settore e ambito non può essere gestito in questa maniera. Manca tutto, e non da oggi. Basta guardare le ultime annate, scorrere non troppo indietro nel tempo per capire che in maniera ciclica i problemi che il Milan stesso si è creato, e che non ha mai risolto, vengono puntualmente a galla. Rischiando di compromettere i risultati sportivi e l’immagine di una società che anche sotto questo punto di vista ha fatto scuola.

Confusione societaria e futuro incerto
Imbarazzante, a dir poco, la confusione che c’è in società. Un proprietario come Gerry Cardinale che bada soprattutto ai ricavi e al business extra calcio e non guarda come focus principale ai risultati sportivi, un amministratore delegato il cui futuro è incerto ma che ha sempre avuto ampi (troppi) poteri nell’area sportiva e un direttore sportivo depotenziato. Messo in mezzo a intermediari di fiducia, linee privilegiate con altri dirigenti e le cui idee spesso sono state respinte. Furlani, Tare e Ibrahimovic: uno, o un paio, sono di troppo. Nessuna linea condivisa, nessun pensiero comune su nulla. In un clima del genere l’allenatore fa quel che può. Deve pensare al campo, dove sta facendo un mezzo miracolo con la squadra che si ritrova. E anche a tutto il resto. Massimiliano Allegri pubblicamente mostra serenità, perché è un iper professionista. Ma sta impazzendo, ed è comprensibile. Non è questo il Milan che aveva conosciuto ma non è questo nemmeno il Milan che aveva immaginato di ritrovare, nonostante fosse consapevole di una serie di criticità.
Di questo caos la squadra inevitabilmente ne è rimasta condizionata è si è persa nel momento decisivo della stagione. Anche la qualificazione alla Champions League, i cui ricavi e l’immagine che ne deriva è l’unica cosa che interessa alla proprietà, non darebbe una luce diversa a un club che è lontanissimo dal rispettare la sua storia. Ci sarà rivoluzione, perché così non si può andare avanti. Resta da capire quali manager saranno fatti fuori e chi prenderà pieni poteri in questa ennesima rivoluzione di maggio. Tanto ormai a Casa Milan funziona così. Anno nuovo, vita nuova. Progetti e progettualità, questi sconosciuti.
L’esempio Atalanta e il mercato dei dirigenti
Le idee più o meno sono chiare altrove. L’Atalanta per esempio ne ha un paio. Come ha annunciato pubblicamente l’amministratore delegato Luca Percassi il ciclo del direttore sportivo Tony D’Amico è vicino alla conclusione. Una scelta comune e fra buoni amici. Non potrebbe essere altrimenti quando ci si è dato tanto, a vicenda. D’Amico nel ruolo è un fuoriclasse, per lui parlano i trofei, i numeri, le operazioni di mercato, le plusvalenze e i colpi messo a segno anno dopo anno. Il suo percorso è andato sempre in crescendo ed ecco perché al momento è uno dei dirigenti più richiesti. Attende la chiamata giusta, la Roma è sempre sullo fondo così come l’opzione Milan. Al suo posto a Bergamo è molto vicino l’arrivo di Cristiano Giuntoli dopo un anno senza calcio post separazione dalla Juventus. Una scelta che sarebbe oggettivamente intrigante. Per tutto il resto ci sarà tempo, anche se il tempo delle scelte pare essere già iniziato.