Inter, è tutto chiaro. Chi ha capito il Milan?

L’Inter in una settimana ha prolungato il contratto di Christian Chivu per un’altra stagione, nuova scadenza al 30 giugno 2028(con rivisitazione verso l’alto dell’ingaggio), mettendo l’allenatore ancor di più al centro di un progetto chiaro e lineare.

E impostato una serie di trattative che potrebbe chiudere prima dell’inizio della pre-season dando così la possibilità a Chivu di integrare sin da subito i calciatori che arriveranno. Chiamasi programmazione, peraltro messa in pratica nei tempi e nei modi giusti. Per la fascia destra il club aveva un solo nome in testa per sostituire Dumfries che andrà al Real Madrid: Marco Palestra, il giocatore ideale per il presente e su cui costruire il futuro. Detto e fatto, perché il recente confronto con l’Atalanta è stato quello decisivo per raggiungere un’intesa di massima da ratificare a stretto giro. Per Palestra l’Inter investirà 50 milioni, fra base fissa e bonus. Costerà decisamente meno invece Ivan Provedel, un signor portiere preso a costi di saldo dalla Lazio e perfetto per affiancare Martinez. Impostate e avanzate anche le trattative per Solet dell’Udinese e Jones del Liverpool. L’Inter va forte, le altre (Napoli a parte) decisamente meno.

Il modello Inter: programmazione e idee chiare

Gli ultimi 7 giorni del Milan invece rappresentano in tutto e per tutto le contraddizioni, la confusione, le difficoltà e la mancanza di programmazione di una società che naviga a vista e nella confusione più totale sotto qualsiasi punto di vista. Ha dell’incredibile vedere uno dei club più importanti al Mondo ridotto così, senza identità né obiettivi. Dove viene scelto (non si sa da chi) e ufficializzato un allenatore spacciato come prima scelta dopo che il club ne aveva contatti almeno 4-5, senza però avere in organigramma un direttore sportivo o responsabile dell’area tecnica. Solitamente dovrebbe funzionare al contrario, e cioè prima ingaggiare il direttore sportivo che individua e propone alla dirigenza il nome dell’allenatore. Ma per l’appunto il Milan oggi rispetto a tutte le altre è un Mondo a parte. Coraggioso Rubén Amorim, non c’è che dire. Dopo il caos a Manchester lato United si è buttato in quello milanista. Evidentemente ama le sfide e in questa dovrà ingegnarsi parecchio per non smarrirsi. L’allenatore è bravo, sia chiaro. Allo United hanno fatto tutti male perché mancava una società forte alle spalle. Non economicamente ma per la gestione del quotidiano, compreso quella dei calciatori. E restare uno contro tutti è un’impresa impossibile. Per com’è il quadro oggi Amorim al Milan starà come a Old Trafford: solo, con una struttura societaria che per come è oggi farà fatica a sostenerlo.

Milan, tra confusione societaria e scelte controcorrente

La scelta del direttore sportivo è un’altra storia. Nomi a raffica, identikit fra i più disparati, ex capi scout e maghi delle plusvalenze, dirigenti presenti in organigramma che hanno già affossato il Milan con risultati imbarazzanti per la storia di un club universalmente riconosciuto nel Mondo come uno fra i più iconici. Jovan Kirovski giusto per fare nomi e cognomi, l’uomo voluto dal pluripotenziario Zlatan Ibrahimovic e che messo alla guida del progetto Milan Futuro ha spedito la squadra B dalla C alla D. Non c’è altro da aggiungere.

Alla Juventus Giovanni Carnevali sta provando a ristrutturare un’altra società che negli ultimi anni con i precedenti manager ha lavorato male. A tratti malissimo. Sia negli investimenti onerosi in calciatori non da Juve oltre che nei rapporti con gli altri club. Non sarà una sfida semplice, anzi è piuttosto complicata. Anche perché il tempo nel calcio va velocissimo, fra giugno, luglio e agosto anche più del solito. Però resta la miglior scelta fatta dalla proprietà negli ultimi anni. Più o meno il quadro è chiaro: due attaccanti, un paio di centrocampisti di livello, un centrale difensivo se dovesse andar via qualcuno e un portiere. Poi spazio alle cessioni e sono stati i calciatori da mandar via perché non all’altezza del compito per cui sono stati ingaggiati in precedenza a cifre spropositate.

Juventus, Atalanta e Bologna: esempi di struttura e visione

E nuovi record a proposito di cifre lì può centrare l’Atalanta. Venduto Ederson al Manchester United per 50 milioni, quasi Palestra all’Inter per altrettanti, prima della fine di giugno potrebbe ritrovarsi sul conto corrente 100 milioni. Con appena due mosse. Roba di lusso, e di casuale non c’è nulla. Semmai è l’ennesima conferma di una società forte prima di tutto nella guida, nell’organizzazione e nella struttura del club. Come il Bologna, altra bellissima realtà e con un management di altissimo livello. Come lo diventerà la Fiorentina con Fabio Paratici. A proposito di Atalanta, segnatevi questi due nomi: Dominic Vavassori e Federico Cassa, per potenzialità i “nuovi Palestra”.

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