Motociclismo, il bilancio dell’Isola di Man è drammatico: sei morti

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Si è conclusa con uno dei bilanci più pesanti di sempre, l’edizione 2022 del Tourist Trophy dell’Isola di Man con ben sei morti tra i piloti iscritti alle gare del trofeo di motociclismo più pericoloso di sempre

Un’edizione da record per il numero di spettatori, che dopo le cancellazioni dei trofei di 2020 e 2021 a causa della pandemia, ha riportato il grande pubblico sul circuito.

Isola Man
Michael Dunlop, una delle stelle dell’Isola di Man, una vittoria quest’anno (Foto ANSA)

Ma la 90esima edizione del TT dell’Isola di Man, l’evento tourist trophy di motociclismo più ambito e amato di sempre, passa alla storia anche per il suo bilancio di vittime.

Isola di Man, una gara affascinante e rischiosa

Sei morti. Che portano il bilancio complessivo a 265 vittime dalla prima edizione della gara, nel 1907, a oggi. Cui bisogna aggiungere altre vittime registrate nel corso degli anni tra il pubblico, tra i commissari di gara, gli abitanti. Ma anche gli appassionati che, per provare l’ebbrezza del circuito, lo hanno percorso di notte quando il calendario di gare era concluso. Cosa oggi vietata.

Sei morti tra i piloti

É difficile spiegare che cosa l’Isola di Man rappresenti per gli appassionati di motociclismo. Ognuno degli iscritti sa perfettamente che correre significa rischiare la pelle. Si viaggia a tutta velocità, medie superiori ai 240 km/h, su una normalissima strada che percorre un anello lungo il litorale e ai piedi delle colline dell’entroterra. Un percorso di 60 chilometri.

L’organizzazione ha fatto passi da gigante nel campo della sicurezza e l’intervento di ambulanze, medici e mezzi di soccorso è sempre più tempestivo. Ma il bilancio resta pesantissimo. Quest’anno poi è davvero drammatico.

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Una moto impegnata sul tracciato del TT dell’Isola di Man (Foto ANSA)

Prima vittima il motociclista gallese Mark Purslow, che si è schiantato nelle qualifiche della Supersport. Poi i francesi Olivier Lavorel. morto sul colpo, e Cesar Chanal, deceduto pochi giorni dopo che il loro sidecar si era schiantato a tutta velocità contro una protezione sull’Ago’s Leap, così chiamato in onore di Giacomo Agostini.

Quindi Roger e Bradley Stockton, padre e figlio, anche loro vittime di un incidente sul loro sidecar in quella che per Bradley, 21 anni, era la prima gara in assoluto a Man. E infine un autentico mito della rassegna dell’Isola, Davy Morgan, 52 anni. Per il centauro nordirlandese doveva essere la sua ultima gara, dopo 27 anni di presenza e oltre 80 corse. Aveva rinviato il suo addio per due volte a causa del Covid, che aveva annullato le ultime due rassegne. Il suo ultimo rush è risultato fatale.

Il numero di vittime registrato quest’anno è uno dei più gravi di sempre, secondo solo a quello del 2005, nove morti.

L’annuncio della morte di Davy Morgan, uno dei veterani dell’Isola di Man