Il nuovo anno è cominciato e con esso non è certo sfumata la battaglia tra Sinner e Alcaraz. L’altoatesino ha umiliato lo spagnolo: tutto in pubblico.
Il 2025 di Jannik Sinner è stato un anno di conferme, ma anche di fratture simboliche che hanno accompagnato l’ascesa definitiva del tennista altoatesino nell’élite mondiale. Dal punto di vista puramente sportivo, i numeri raccontano una stagione di altissimo livello: vittoria agli Australian Open, trionfo storico a Wimbledon – primo italiano di sempre a riuscirci nel singolare maschile – e successo alle ATP Finals di Torino, chiuse da imbattuto. A questi risultati si aggiunge il Masters 1000 di Rolex Paris Masters, che lo ha riportato in vetta al ranking ATP nel momento decisivo della stagione, salvo poi cedere nuovamente il passo ad Alcaraz.

Sul campo, Sinner ha mostrato una maturità tecnica e mentale che lo ha definitivamente separato dal gruppo degli “eterni incompiuti” e lo ha collocato stabilmente nel duopolio che oggi governa il tennis maschile insieme a Carlos Alcaraz. Percentuali al servizio sopra il 65%, miglioramento netto nei break point convertiti e una continuità di rendimento che lo ha portato a chiudere l’anno con oltre 70 vittorie complessive: dati che spiegano perché, al netto di ogni polemica, il suo 2025 sia stato uno dei migliori mai vissuti da un tennista italiano.
Eppure, accanto ai successi, Sinner non ha smesso di far discutere. L’assenza alla Coppa Davis disputata a Bologna ha acceso un dibattito acceso e spesso divisivo. Dopo aver trascinato l’Italia alle vittorie del 2023 e del 2024, il numero uno azzurro ha scelto di fermarsi, motivando la decisione con la necessità di recuperare energie in vista della stagione 2026. Una scelta che ha diviso tifosi e addetti ai lavori, soprattutto perché arrivata a pochi mesi di distanza dalla vicenda legata al clostebol, che a inizio anno lo aveva messo sotto i riflettori per ragioni extra-sportive. Il finale di stagione, insomma, non è stato meno burrascoso dell’inizio, anche se l’Italia ha poi vinto comunque la Davis per la terza volta consecutiva, dimostrando una profondità di movimento mai vista prima.
Nessuno tocchi Sinner, Binaghi: “Meriterebbe una statua”
Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, ha scelto una linea netta e senza sfumature nel difendere il suo campione. Jannik risponde a suon di risultati e zittisce tutti – ha dichiarato, prendendo di mira quelli che ha definito “opinionisti da strapazzo”. Un messaggio chiaro: nel tennis moderno, il campo resta l’unico vero tribunale. Binaghi ha affrontato apertamente anche il tema Davis, riconoscendo che l’assenza di Sinner ha fatto rumore, ma rivendicando con orgoglio il successo della squadra: “Spero giochi l’anno prossimo. In ogni caso abbiamo dimostrato che possiamo vincerla anche senza il migliore al mondo”. Una frase che fotografa lo stato di salute del tennis italiano, oggi capace di reggersi anche senza il suo fuoriclasse in campo.
Il passaggio destinato a restare, però, è quello più simbolico: “Sinner meriterebbe una statua”. Un’espressione forte, quasi provocatoria, che va letta alla luce di un movimento che ha ormai cambiato dimensione. Con oltre trecentomila praticanti in più rispetto a pochi anni fa e una popolarità che inizia a insidiare persino il calcio, Sinner è diventato molto più di un campione, perché è un riferimento culturale e sportivo. La Coppa Davis, le polemiche e le assenze passeranno. I titoli, i record e l’impatto generazionale resteranno.






