Sinner, questa è la mazzata definitiva: l’accusa è devastante

Su Jannik Sinner si è abbattuta una nuova ondata di polemiche che va oltre la semplice sconfitta e tocca nervi profondi del suo percorso.

Nel tennis moderno il confine tra critica legittima e processo sommario è sempre più sottile, soprattutto quando si parla di un campione come Jannik Sinner. Dopo la sconfitta agli Australian Open contro Novak Djokovic, infatti, il tennista altoatesino si è ritrovato, suo malgrado, di nuovo al centro di un dibattito acceso. Fin qui nulla di sorprendente, perché quando sei al vertice ogni passo falso viene analizzato al microscopio.

Sinner sotto accusa
Accusa pesante per Sinner dopo la sconfitta a Melbourne (Foto IG @eurosportitalia
– sportitalia.it)

Però l’accusa che gli arriva in queste ore ha un peso diverso, quasi devastante, perché non riguarda il talento o il risultato, ma qualcosa di più delicato: l’atteggiamento mentale. Per diversi giorni si è parlato del match, del quinto set, dei dettagli che hanno fatto la differenza. Poi, però, la discussione si è spostata su un piano più profondo, lasciando intendere che quella partita possa rappresentare una sorta di spartiacque. Una mazzata definitiva? Forse è presto per dirlo, ma senza ombra di dubbio il tono delle analisi si è fatto più severo.

Accusa per Sinner, l’altoatesino è nei guai

La semifinale degli Australian Open 2026 continua infatti a far discutere. Sinner, dopo aver conquistato il titolo a Melbourne nel 2024 e nel 2025, era arrivato all’appuntamento con Djokovic da favorito o quantomeno alla pari. La sconfitta al quinto set, con il punteggio di 3-6, 6-3, 4-6, 6-4, 6-4, ha sorpreso molti, anche perché il serbo, pur vincendo quella battaglia, avrebbe poi perso la finale contro Carlos Alcaraz. Questo dettaglio ha alimentato ancora di più il dibattito.

A intervenire sull’argomento è stato Ivan Ljubicic, ex tennista di alto livello e oggi apprezzato analista, le cui parole hanno fatto rumore. Ljubicic ha elogiato apertamente l’approccio di Djokovic, sottolineando come il serbo abbia messo in campo un tennis estremamente aggressivo. “Djokovic ha giocato un tennis molto aggressivo. Mi ha ricordato il Djokovic 17enne e 18enne”, ha spiegato, facendo riferimento a una versione quasi primordiale del campione serbo, meno attendista e più votata all’attacco.

Sinner sconfitto da Djokovic
Dopo la sconfitta coneo Djokovic per Sinner si sprecano le accuse (Foto IG @janniksin
– sportitalia.it)

Secondo Ljubicic, proprio questa scelta tattica ha messo in enorme difficoltà Sinner. L’aggressività costante di Djokovic avrebbe infatti impedito all’azzurro di imporre il suo ritmo, costringendolo spesso a giocare in difesa. Una dinamica che, a tratti, si è vista anche contro Alcaraz, segno che quel tipo di pressione ha funzionato più del previsto.

Il punto più delicato dell’analisi, però, arriva quando Ljubicic parla delle conseguenze mentali della sconfitta. Per l’ex coach, perdere una partita così, inaspettata per molti, può lasciare strascichi psicologici importanti. Non si tratta solo di crampi o di un calo fisico nel finale, ma di qualcosa che assomiglia a un blocco, a una paura che si insinua proprio quando conta di più. In altre parole, Sinner sarebbe stato un po’ troppo passivo, forse sorpreso da un Djokovic così aggressivo, forse meno pronto a reagire sul piano mentale.

È qui che nasce l’accusa più pesante. Non un limite tecnico, non una giornata storta, ma una presunta fragilità mentale nei momenti decisivi. Un’accusa che pesa, perché nel tennis di oggi la testa conta quanto, se non più, del braccio. Però è anche un’accusa che va maneggiata con cautela. Sinner ha dimostrato più volte di saper crescere proprio dopo le sconfitte, trasformandole in carburante per il futuro.

Detto questo, il dibattito resta aperto. Questa sconfitta è solo un passaggio a vuoto o il segnale di qualcosa di più profondo? Solo il tempo potrà dirlo. Di certo, Jannik Sinner si trova ancora una volta davanti a una sfida che va oltre il campo. E conoscendo il suo percorso, la risposta potrebbe arrivare proprio dove conta di più: sul cemento, con la racchetta in mano e la testa libera.

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