Ci voleva l’ennesimo fallimento della Nazionale per svegliare la politica, i tifosi e il Paese.
Un disastro annunciato che se non cambia prospettiva continuerà per oltre 20 anni, arrivando alla morte definitiva di uno sport tenuto in vita solo dal folle amore che proviamo per quel pallone. Però quel pallone è finito nei piedi sbagliati, lo trattano male e non riescono a fare due passaggi di fila. Al centro del progetto deve esserci il calcio inteso come sport e non come un rifugio di interessi politici, personali ed economici. Un Presidente di una Lega calcistica non può guadagnare circa 300 mila euro all’anno. Per intenderci, un Premier in Italia ne prende 180. Non possiamo continuare con il clientelismo, le raccomandazioni e gli ingressi a Coverciano riservati ad allenatori amici e parenti o ex calciatori, quando invece i bravi possono essere anche i figli di operai malati di calcio. La Nazionale non è il problema. La Nazionale accende i riflettori sul problema. Quello che tutta Italia racconta oggi, noi lo facciamo da 12 anni perché i problemi sono sotto.

Giustizia e merito azzerati
La giustizia sportiva va riformata e deve diventare vera giustizia. Oggi non lo è. Serve solo come forma di ricatto e minaccia. Una serie di pseudo finti avvocati gestiti da un avvocato che decide se punire o meno un tesserato in base al comportamento politico sportivo. In Serie D c’è l’obbligo dei giovani, anche se sono scarsi. Da anni questo metodo ha portato ad un fallimento annunciato. A fine anno vengono pagate le società che hanno fatto giocare più giovani. E se sono scarsi poco importa. Altra follia che esclude il merito. In Serie C, per fare due spicci, bisogna far giocare i giovani e gli allenatori vanno in panchina con la calcolatrice e la riforma Zola è il più grande bluff degli ultimi anni. La serie B è morta. Zero immagine e solo 5 calciatori passati dalla B alla A nell’ultima estate di mercato. Questi sono i problemi: a partire dal settore giovanile, dalla formazione, i centri sportivi e gli stadi.
La rivoluzione necessaria
Ulivieri, 150 mila euro all’anno, non ha l’eta e la lucidità per guidare l’associazione degli allenatori in Italia. Ulivieri è il prossimo che deve sparire dal palazzo. Gli arbitri fanno fermati. La casta va smontata. L’ex capo degli arbitri italiani è stato arrestato per spaccio internazionale di droga e neanche questo è servito a far saltare il banco. Capite a che livello siamo arrivati. Gravina non ha fatto nulla in tutto questo tempo. Ha solo lavorato (bene) con la Uefa per un suo tornaconto personale e non per un vantaggio per il calcio italiano. Gravina non è il male maggiore. Chi lo circonda ha fatto anche peggio. La partita non è finita. Bisogna mandarli a casa veramente e non solo per facciata. Con il campionato che è ripartito i fari torneranno a spegnersi. State certi che i nostri saranno sempre accesi. La rivoluzione questa volta deve avvenire nei nomi e nelle riforme.