Il weekend di Pasqua ha dato indicazioni pesanti sulla corsa allo scudetto e Champions League.
In primo piano la vittoria dell’Inter, sempre più vicina al titolo, ma anche il segnale della Juventus, che accorcia e rilancia le proprie ambizioni europee, più vicina al Como, ma non poteva essere altrimenti, cade invece, il Milan che cede al Napoli il secondo posto.

Inter, scudetto a un passo con Lautaro
I nerazzurri fanno un altro passo verso lo scudetto grazie al ritorno determinante di Lautaro Martínez. L’attaccante argentino, apparso brillante e riposato, ha fatto la differenza contro una Roma fortemente penalizzata dalle assenze, Konè e Wesley non sono sostituibili. Nella lotta al vertice cambia anche la classifica: l’Inter guadagna un punto sulla nuova inseguitrice, il Napoli, sempre a sette lunghezze. Scivola invece il Milan, che perde terreno nella corsa al titolo, a meno nove forse la bandiera e’ bianca ora.
Polemiche Inter: il tema del “clima tossico”
Il weekend ha riacceso anche le polemiche, con l’allenatore dell’Inter che ha parlato di un “clima tossico” attorno alla squadra. Dichiarazioni che fanno discutere, soprattutto alla luce di alcune uscite precedenti, considerate da molti come parte del problema. Chivu vede tutti colpevoli a partire dagli allenatori, giocatori, tifosi, social e anche giornalisti. Non credo proprio che siano tutti colpevoli. Se Chivu avesse tenuto un atteggiamento diverso dopo Inter-Juventus ammettendo l’errore del suo giocatore e non trovando scuse il clima sarebbe “meno tossico”. Il tema divide: da una parte la richiesta di maggiore tutela, dall’altra le critiche per atteggiamenti e comunicazioni ritenute contraddittorie. Un dibattito che si inserisce anche nel contesto più ampio delle prestazioni della Nazionale e delle responsabilità individuali, che sono evidenti ed innegabili e che hanno negato all’Italia un mondiale, impossibile negare le evidenze.
Clima tossico non ovunque: l’esempio dello Stadium
Non ovunque si respira tensione ed un clima tossico. A Torino, ad esempio, Daniele De Rossi ha trovato un ambiente corretto e rispettoso, striscioni che lo hanno esaltato e complimenti e De Rossi non è stato mai un alleato ma sempre un avversario, ma molto rispettoso e leale. Un segnale importante: il tifo può essere caldo e competitivo senza scadere nella negatività, premiando chi dimostra valori dentro e fuori dal campo, De Rossi quei valori li ha.
Juventus, segnale Champions: avvicinamento al Como, ma non basta
In chiave europea, sorride la Juventus, che recupera due punti sul Como e torna pienamente in corsa per un posto Champions.mI bianconeri hanno mostrato le solite qualità contro il Genoa, dominando per lunghi tratti e dando l’impressione di poter chiudere la gara con un margine più ampio. Resta però il limite del secondo tempo, dove la squadra ha abbassato il livello rischiando inutilmente e facendo riapparire i soliti fantasmi. Il prossimo turno sarà cruciale: la sfida contro l’Atalanta rappresenta uno spartiacque nella corsa champions. Servirà una Juventus diversa, capace di mantenere intensità e concentrazione per tutti i 90 minuti, senza cali come quelli visti recentemente, probabilmente con Di Gregorio, se ritrovato o no dopo il rigore parato lo scopriremo sabato. Crisi calcio italiano: serve una svolta
Crisi calcio italiano, basterebbero questi due nomi
Il weekend riporta al centro anche il tema della crisi del calcio italiano. Le dichiarazioni di alcuni dirigenti non rassicurano e alimentano dubbi sul futuro della governance. La paura di molti e’ che non possa cambiare nulla e che ci si possa ritrovare tra quatto anno a dire le stesse cose.
Se dovessi dire due nomi, tra i possibili profili per un rilancio non avrei dubbi nell’ indicare Adriano Galliani, simbolo di esperienza e successi in ogni settore o Andrea Agnelli, figura più giovane ma con visione internazionale, entrambi perfetti per mille motivi e osteggiati da molti per altri mille, per chi ha paura di vedere dei manager di successo nel calcio, manager che hanno idee e competenza, i trofei vinti parlano più di qualsiasi cosa.
Il messaggio è chiaro: serve un cambiamento reale. Continuare con modelli e dirigenti legati a gestioni fallimentari rischia di compromettere ulteriormente il sistema che tende ad autogenerarsi, spesso e volentieri non cambiando nulla.
Il calcio italiano ha bisogno di idee nuove ma anche non nuove, bastano idee, competenza e progettualità, i due candidati hanno queste caratteristiche . Solo così potrà tornare competitivo ai massimi livelli, in Italia e in Europa.