Meglio un sacrestano che un Cardinale. Gasp, il regalo a Friedkin

Meglio un sacrestano che un Cardinale, con tutto il rispetto e senza confondere il sacro con il profano.

Quello che ha fatto Gerry non ha senso, una situazione figlia dell’incompetenza calcistica (non si offenda), un modo per trattare un grande club come il Milan da ultima ruota del carro. Avrete letto la sua intervista recente: aveva speso parole diverse, poi ha buttato tutto a mare in base a un risultato, sia pur fallimentare come la mancata qualificazione in Champions. In pratica Cardinale, prima di salire su un aereo perché il Milan ormai è uno scalo per lui, aveva legato tutto al risultato. Quando invece avrebbe dovuto fare una diagnosi precisa e una scelta chiara, a prescindere da una partita: neanche nelle categorie inferiori si comportano come ha fatto lui. Mi spiego: secondo me Allegri andava rimosso a prescindere, Tare anche, Furlani da un po’ di tempo, mentre sull’inconsistenza di Moncada, che insegue giovani promesse pensando di essere in un club francese di seconda fascia, inutile aggiungere qualche altra parola.

Il Milan e la gestione Cardinale

Invece, il Milan per Cardinale è una decisione istantanea, in base al minuto, al momento oppure a come ti guardi allo specchio. Come quei messaggi che guardi, li leggi, non li puoi memorizzare. Fino a quando un club così prestigioso ragionerà in questo modo, la navigazione a vista rischierà sempre di tramutarsi in un naufragio. Certo, si può prendere un buon allenatore: Iraola lo è e i discorsi stanno procedendo, ma la programmazione e la gestione sono fondamentali. In campo puoi avere delle idee, quelle di Iraola sono ottime idee, ma fuori dal campo ci deve essere sempre qualcuno capace di sostenerlo.

Iraola, le idee e la mancanza di programmazione

Non un proprietario che non ha ancora memorizzato, e difficilmente accadrà, cosa sia il Milan e come occorra comportarsi quando deve fermarsi per una semplice foratura. Lui sarebbe capace di rendere complicata, impossibile, anche l’operazione più semplice.

La Roma è sempre più a immagine e somiglianza di Gian Piero Gasperini. Non è un caso che, dopo aver chiarito il rapporto con Ranieri interrompendolo, la squadra si sia preparata a un filotto di vittorie. E i rinnovi stiano arrivando senza soluzione di continuità, mentre prima (Dybala) era un eterno tormentone quotidiano.

Gasperini, la Roma e il ritorno per i Friedkin

Gasperini ha avuto un mercato incompleto, i fatti dicono che appena gli hanno preso Malen ha inserito la quinta marcia e qualche volta la sesta, sgommando sul rettilineo ma anche in curva. Siccome dicono che i Friedkin spendano tanto senza avere un ritorno, Gasp ha intanto restituito una settantina di milioni tra qualificazione Champions, terzo posto, eventuali e varie. Adesso andrà onorato con un mercato competitivo: soprattutto negli ultimi trenta metri servono i giusti “compari” di Malen. Aspettando un direttore sportivo (D’Amico) e archiviando l’era Massara, inconcludente come quella di Tare.

Banner blu di Sportitalia con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google
Change privacy settings
×