Il silenzio social del Milan: strategia comunicativa o assenza di una strategia?

Dal 24 maggio al 3 giugno il Milan ha pubblicato soltanto tre contenuti sul proprio profilo Instagram: il ricordo dell’anniversario della vittoria della Champions League e gli auguri di compleanno a Massimo Ambrosini e a David Odogu. Un dato che non passa inosservato, soprattutto se confrontato con gli standard comunicativi degli altri club di Serie A, generalmente attivi anche nei periodi di transizione e in assenza di impegni agonistici.

La sensazione è che il club abbia scelto una forma di silenzio istituzionale. Una strategia che spesso viene adottata quando il sentiment della tifoseria è particolarmente negativo e ogni pubblicazione rischia di trasformarsi in un’occasione di protesta nei commenti.

Gerry Cardinale, proprietario del Milan
Gerry Cardinale, proprietario del Milan

I rischi del silenzio nella comunicazione moderna

Da un punto di vista comunicativo, tuttavia, il silenzio non è mai una scelta neutrale. Quando un brand globale come il Milan interrompe improvvisamente il dialogo con la propria community, lascia inevitabilmente spazio ad altri soggetti per occupare il dibattito e orientare la narrazione.

In questo contesto, il rischio è quello di perdere il controllo del racconto di una fase di ricostruzione che, con ogni probabilità, è già iniziata all’interno del club, seppur tra difficoltà e tempi non immediati. La comunicazione moderna, infatti, non serve soltanto a celebrare successi e traguardi, ma rappresenta uno strumento fondamentale soprattutto nella gestione dei momenti più complessi.

Tra contestazione e crisi percepita

L’impressione è che il Milan stia cercando di evitare l’impatto dei commenti negativi e delle contestazioni online. Tuttavia, il rischio è che il silenzio stesso finisca per diventare oggetto di critica, soprattutto perché alla ridotta attività social si accompagna una generale assenza di comunicazione anche sul piano istituzionale.

Se una pausa comunicativa nei giorni immediatamente successivi alla conclusione del campionato può essere considerata comprensibile, la sua prosecuzione nel medio periodo rischia di trasformarsi in un boomerang reputazionale. In un’epoca in cui i club sono chiamati a mantenere un dialogo costante con tifosi e stakeholder, l’assenza di comunicazione può generare più interrogativi di quanti ne riesca a evitare.

Naturalmente è impossibile conoscere le motivazioni che hanno portato a questa scelta. Tuttavia, il dato si inserisce in un contesto più ampio caratterizzato da incertezze e cambiamenti a livello dirigenziale, contribuendo ad alimentare la percezione di una fase di forte crisi all’interno del club rossonero.

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