Prima di analizzare la tristezza di un mercato che mai come in questa sessione (salvo qualche eccezione, per fortuna) sta confermando tutti i limiti economici, dirigenziali e strategici della maggior parte delle società italiane, è giusto partire dall’Italia che ha scelto il nuovo commissario tecnico.

Il nuovo corso della Nazionale tra dubbi e perplessità
Per rilanciare la Nazionale che ha toccato il suo punto più basso Paolo Maldini e Leonardo hanno scelto Andrea Pirlo, che dopo vari passaggi a vuoto e risultati deludenti era finito nella periferia estrema del calcio. Per chi si fosse perso le ultime tappe post Juventus, peraltro niente di indimenticabile: Fatih Karagümrük Spor Kulübü in Turchia; una stagione intera e una manciata di partite in quella successiva in B alla Sampdoria (7^ posto e eliminazione ai playoff il punto più alto); lo United Football Club di Dubai.
Non c’è molto altro da aggiungere perché è facilmente comprensibile che quando finisci ad allenare (o giocare) da quelle parti diventi ricco, e anche parecchio, ma dal punto di vista professionale fai venti passi indietro. Il calcio, quello vero, quello serio, è un’altra cosa.
Nulla contro Pirlo, calciatore tra i migliori al Mondo ma come allenatore oggettivamente a oggi ha fatto male. Come si può dunque azzardare una scelta così rischiosa per rilanciare l’Italia e il suo movimento? Cosa pensano i colleghi di Andrea Pirlo che da anni stanno facendo bene in Serie A e si vedono scavalcati da un collega con un curriculum del genere? E soprattutto: come si può passare da Guardiola e Ancelotti ad Andrea Pirlo?
La prima e importante scelta di Leonardo e Maldini, colpevolmente avallata dal nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò, è un azzardo enorme. Gigantesco. Ed ennesima prova che purtroppo l’Italia anche come appeal e immagine è ormai l’ombra di ciò che è stata.
La Germania riparte da Klopp, anche il Belgio ha saputo piazzare una scelta intrigante prendendo Van Bommel. La nostra nazionale invece è stata rimbalzata da Pep Guardiola, com’era facile immaginare, e da Carlo Ancelotti che giustamente ha voluto mantenere la parola data al Brasile e rispettare il contratto prolungato poco prima del Mondiale.
Questi siamo. Questi siamo diventati. Cosa diventeremo non è dato sapere. Ma le premesse non sono buone, anche se in cuor nostro la speranza è che l’Italia possa tornare grande fra le grandi.
Un mercato fermo che racconta la crisi del calcio italiano
Se la nazionale è un pianto, il resto del movimento calcistico è da brividi. Il mercato è lo specchio perfetto di ciò che sono diventate le società di Serie A: club con una marea di giocatori spesso non utili, bilanci che scoppiano, conti che non tornano, dirigenti senza idee e altri costretti a muoversi con una lentezza esasperante perché costretti a rimediare ad anni e anni di errori/orrori e omissioni.
In più se prima la Serie A poteva permettersi al massimo campioni in fase calante e seconde scelte dalla Premier League a questo giro nemmeno questi. Si va sulle terze scelte, sempre più in basso.
Tolte Fiorentina (che al momento ha speso più del Real Madrid), Como e Milan che ha tirato fuori quasi 100 milioni per due calciatori, le altre vanno a due all’ora e navigano a vista.
A un mese dall’inizio del campionato addirittura due big non hanno piazzato nemmeno un acquisto – Roma e Napoli – e altre due come Lecce e Sassuolo sono ancora ferme a guardare.
Mancano i soldi, e va bene. Ci sono più debiti che utili, e va bene pure. Ma le idee ci sono? A giudicare dai movimenti fatti fin’ora nemmeno quelle.
Pochi italiani e un sistema che continua a non valorizzare il talento
La maggior parte dei calciatori acquistati sono stranieri, appena 18 gli italiani acquistati fra cui spiccano Liberali del Como, Gaetano dall’Atalanta e Cissè dal Milan. Dunque il tasso di eleggibilità per l’Italia di Pirlo è rimasto tristemente invariato, se non peggiorato.
E i dati non migliorano nemmeno guardando alle categorie inferiori. Per logica se non puoi permetterti chissà che e chissà chi dovresti acquistare dalla B alla C. Appunto, per logica. La pratica purtroppo anche in questa cosa dice altro.
In B hanno acquistato Milan (Cissè), Inter (Massolin) e Genoa (Wiafe). E al Genoa va anche fatto un plauso perché se per l’80% del mercato in entrata si è mosso alla Football Manager, andando a prendere stranieri ovunque, è anche vero che è l’unica ad aver acquistato un calciatore dalla Serie D. Per l’esattezza Marcelo Vaz dalla Varesina.
Eccezioni, per l’appunto. Poi tutto come sempre. Anzi, peggio di sempre. Purtroppo.