Pantaleo Corvino saluta il Lecce: “Se senti di non avere più le forze devi fermarti”, poi l’annuncio sul futuro

Conferenza stampa in quel di Lecce: si è consumato l’addio del responsabile dell’area tecnica Pantaleo Corvino con il sodalizio presieduto da Saverio Sticchi Damiani.

Le dichiarazioni del numero uno dei giallorossi, Saverio Sticchi Damiani: “Avrei voluto tenere questa conferenza a giugno 2028, scadenza naturale del contratto del direttore Corvino. Al termine di un percorso straordinario, incredibile, sei anni trascorsi insieme all’insegna del lavoro, dei risultati sportivi ed economici, legittimamente il direttore Corvino, martedì dopo Lecce-Genoa, mi ha fatto la telefonata che non avrei mai voluto ricevere, a cui ha fatto seguito un incontro il sabato seguente.

A fronte della sua legittima stanchezza, dopo sei stagioni in cui abbiamo lavorato quotidianamente insieme, nelle quali l’ho visto non risparmiarsi mai, arriva un punto in cui il fisico, la mente e la famiglia dicono basta. Avrei voluto tenere questa conferenza a giugno 2028, scadenza naturale del contratto del direttore Corvino. Al termine di un percorso straordinario, incredibile, sei anni trascorsi insieme all’insegna del lavoro, dei risultati sportivi ed economici, legittimamente il direttore Corvino, martedì dopo Lecce-Genoa, mi ha fatto la telefonata che non avrei mai voluto ricevere, a cui ha fatto seguito un incontro il sabato seguente. A fronte della sua legittima stanchezza, dopo sei stagioni in cui abbiamo lavorato quotidianamente insieme, nelle quali l’ho visto non risparmiarsi mai, arriva un punto in cui il fisico, la mente e la famiglia dicono basta”.

Pantaleo Corvino dice addio al Lecce

“Difficile per me parlare, quella con il Lecce è una lunga storia d’amore che non si può raccontare in pochi minuti. Il motivo per cui siamo qui interessa me e il Lecce, quello che è stato in questi tredici anni. Questa mia decisione la società la sapeva e si era percepita anche all’esterno. In certi momenti ho fatto presente un mio stato d’animo naturale, spontaneo. Sono stato nel calcio 52 anni, ho vissuto il calcio dei marciapiedi e quello del professionismo. Ho lavorato circa dieci anni a Casarano, con la famiglia Filigrana, sette anni a Lecce con la famiglia Semeraro e col presidente Moroni che oggi è qui, sei anni sempre con la famiglia Sticchi Damiani e tutti i soci, dieci anni con la famiglia Della Valle, due anni con la famiglia Saputo. Quando ti scelgono queste famiglie devi essere orgoglioso”, si legge su TMW.

Il dirigente spiega i motivi dell’addio

“Il presidente mi ha voluto in un momento in cui avevo ancora due anni e mezzo di contratto a Firenze. Sono venuto qui per portare in salute il club, ho accettato la sfida. Al presidente ho detto di non essere più nelle condizioni di poter dare il massimo alla società, ai tifosi, al territorio e a chi mi stima. Non ho più le forze e le energie. Le ultime le ho consumate nell’ultimo periodo. Le partite si vincono in campo e fuori e abbiamo fatto tanto anche fuori dal campo per ottenere i risultati che abbiamo raggiunto. Non volevo tradire la società e i tifosi, se l’avessi detto prima avrei creato turbolenze nello spogliatoio. I giocatori e i tifosi l’hanno saputo dai giornali, mi è dispiaciuto. Arriva un momento nella vita in cui la corsa si deve fermare. La passione ce l’ho ancora, ma se non hai le forze devi fermare la mia corsa. Mi dispiace, avrei voluto averne ancora per dare qualcosa al Lecce. Il Lecce non può aspettare me, non so quanto tempo ci vorrà per ritrovare la forza che mi ha contraddistinto. Voglio vincere altre corse, mi sento un cavallo di razza, non voglio morire in casa, i cavalli di razza muoiono in pista“.

I risultati al Via del Mare

“Non è stata una decisione facile. Anche il prossimo anno di Serie A del Lecce sento mio. Complessivamente qui ho fatto quattro anni di B, vincendola in tre occasioni, e undici anni di A. I tifosi qui hanno visto otto titoli italiani a livello giovanile. Abbiamo riportato la Primavera sul tetto d’Italia. Oggi abbiamo una Primavera con tanti nazionali. Abbiamo fatto tanto, dal momento che non ho più le energie per continuare ho preso questa decisione. Una decisione dolorosa, tredici anni sono stati tanti. Sono stati sei anni straordinari, con Sticchi Damiani siamo stati sempre presenti, volevamo che il nostro territorio emergesse, lo abbiamo tutelato e protetto. Non è scontato quello che abbiamo fatto. Lascio uno dei club più in salute d’Europa”.

E ancora: “Ci sono stati momenti difficili. Per raggiungere risultati come fa il Lecce devi saper soffrire. Non ci si salva a febbraio o a marzo. Ho fatto il massimo per mantenere la sostenibilità del club. Bisogna lottare e soffrire fino alla fine. Spesso questi momenti non sono stati capiti, non si è capito che bisogna soffrire per arrivare alla salvezza. Dopo la morte di Astori a Firenze ho vissuto la perdita di Graziano Fiorita qui a Lecce. Lo considera come un figlio, lo portai nel settore giovanile e in prima squadra. Una perdita che mi ha scosso, è stato il momento più complicato in questi anni. L’altro ieri ho salutato tutti i dipendenti della famiglia Lecce. Tutti conoscono chi va in campo, ma i dipendenti sono una squadra che ti aiuta a vincere. Ho voluto ringraziarli e li ringrazio ancora oggi. Non ho potuto salutare neanche Di Francesco, il primo a cui ho comunicato la notizia è stato il presidente, poi non so come è uscita la notizia. Prendere Di Francesco sembrava una sfida, un allenatore reduce da esoneri e retrocessioni. Gli ho dedicato il massimo del mio impegno, credevo in lui, lo volevo portare anche alla Fiorentina. Non ho potuto abbracciarlo, lo abbraccio oggi idealmente”.

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