Cardinale ci ha finalmente capito, ma non tutti hanno ancora capito lui

Gerry Cardinale ha capito una cosa che per chi vive il Milan da sempre sembra quasi banale, ma che per chi arriva da fuori può richiedere tempo: il Milan non è soltanto un club. È un sentimento, è storia, è un patrimonio che passa di generazione in generazione. È qualcosa che assomiglia più a un’opera d’arte che a una semplice azienda.

E oggi questa consapevolezza si vede sempre di più nelle azioni di Cardinale.

Un Cardinale diverso rispetto al passato

C’è un Cardinale diverso rispetto al passato. Lo si vede nel modo di comunicare, nel modo di affrontare le questioni del Milan e soprattutto nella sua presenza. Il fatto che continui a venire a Milanello, come oggi, che scelga di esserci fisicamente e di vivere il club da vicino, è forse il segnale più bello di questa trasformazione.

Cardinale ha sbagliato? Certamente, tanto. E lo sa. Ma c’è una differenza enorme tra chi sbaglia e continua ostinatamente sulla stessa strada e chi ha l’intelligenza, la maturità e la capacità di analisi per riconoscere che qualcosa non ha funzionato.

E qui vale la pena ricordare chi è Gerry Cardinale.

In Italia abbiamo spesso la tendenza a sottovalutare chi arriva dal grande business quando non utilizza i codici ai quali siamo abituati nel calcio. Ci innamoriamo del personaggio naif, del “maneggione” all’italiana, dell’ex calciatore che diventa dirigente, e rischiamo di scambiare razionalità e freddezza per improvvisazione.

Cardinale è un uomo che ha costruito una carriera ai massimi livelli dell’entertainment e della finanza. Si occupa di realtà come Warner Bros., Paramount, Discovery, si muove ai massimi livelli internazionali ed è arrivato a sedersi anche alla Casa Bianca. È un businessman che nella sua vita professionale non ha mai fallito. E non credo voglia farlo per la prima volta qui.

Ha avuto bisogno di tempo, indubbiamente troppo, per comprendere fino in fondo il valore del bene che aveva acquistato. Ma oggi quel valore sembra averlo compreso.

Il Milan è diventato una priorità

Il Milan è diventato una priorità. Una delle cose importanti della sua vita. E questo non si misura nelle dichiarazioni, ma nella presenza: nella voglia di tornare, di esserci, di seguire, di partecipare.

Anche per questo sarebbe sbagliato non riconoscere ciò che di buono è stato fatto.

Il mercato è partito con una direzione finalmente chiara. Ramos e Gila sono due operazioni che vanno nella direzione indicata. Ma proprio perché la partenza è stata buona, ora bisogna avere la forza di completare il lavoro. Fermarsi a metà significherebbe rischiare di perdere anche ciò che di buono è stato costruito.

Cardinale ha davanti una grande occasione. Non è necessario stabilire oggi se diventerà un proprietario storico del Milan: sarebbe fuori luogo, saranno il campo e il tempo a dirlo. Ma può certamente provare a lasciare un segno importante.

Il Milan non è un bene qualsiasi

Perché il Milan non è un bene qualsiasi. È un valore che milioni di persone ricevono e consegnano alla generazione successiva. È identità, cultura sportiva, memoria. Può essere valorizzato e modernizzato, come sarà giusto fare, ma senza dimenticare ciò che rappresenta.

Non serve essere pro o contro Gerry Cardinale. Serve guardare ciò che sta facendo oggi.

E oggi vediamo un proprietario che viene a Milanello, che sta vicino al club e che ha finalmente capito che il Milan non è soltanto qualcosa che si possiede.

È qualcosa di cui si ha un’enorme responsabilità. E che ti può consegnare alla leggenda più di qualsiasi altra cosa.

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