Carnevali vuole una Juventus più italiana. Spalletti rilancia la mentalità vincente ma se va male c’è qualcuno in sala d’aspetto

La Juventus vuole tornare italiana, ma soprattutto vuole tornare a essere Juventus. Le due cose non sono necessariamente collegate, perché alla fine a Torino devono arrivare prima di tutto giocatori forti, ma Giovanni Carnevali ha indicato con chiarezza una delle linee guida che accompagneranno i prossimi mercati bianconeri: aumentare il numero degli italiani e provare a ricostruire uno zoccolo duro nazionale.

L’amministratore delegato lo ha spiegato senza nascondere le difficoltà di questo progetto. Palmisani, Bernasconi, Udogie, Alessandro Romano, Giovanni Leoni e Samuele Inacio sono alcuni dei profili che possono rientrare in questo nuovo corso, anche se per arrivare ai migliori talenti italiani bisognerà inevitabilmente sgomitare.

Carnevali: più italiani, ma devono essere forti

Il concetto espresso da Carnevali è semplice: la Juventus vuole recuperare una componente italiana più importante, senza però trasformare il passaporto nel primo criterio di selezione. «La mia idea è quella di creare un po’ più di italianità e portare più giocatori italiani», ha spiegato il dirigente bianconero, sottolineando però quanto sia complicato trovare calciatori italiani già pronti per il livello richiesto dalla Juventus.

La priorità rimane quindi la qualità, accompagnata possibilmente dalla prospettiva. Carnevali vorrebbe inserire giovani capaci di crescere a Torino e diventare non soltanto giocatori importanti per Spalletti, ma anche patrimonio tecnico ed economico della società.

Palmisani è uno dei primi nomi

Lorenzo Palmisani rappresenta perfettamente questa filosofia. Il portiere del Frosinone è considerato uno dei giovani italiani più interessanti del momento e Carnevali ha confermato pubblicamente l’apprezzamento della Juventus, pur precisando che non sono ancora iniziate trattative con il club ciociaro.

L’idea potrebbe essere quella di anticipare la concorrenza e bloccare il giocatore prima che il suo prezzo aumenti ulteriormente. La Juventus pensa al presente con Vicario, ma contemporaneamente vuole costruire anche il futuro della porta e Palmisani rientra esattamente in questo progetto.

Bernasconi e Udogie per la fascia

Un’altra zona sulla quale la Juventus sta ragionando è quella sinistra. Lorenzo Bernasconi dell’Atalanta continua a raccogliere relazioni positive dagli osservatori bianconeri e la sua valutazione viene indicata tra i 20 e i 25 milioni, una cifra importante per un ragazzo sul quale il club bergamasco punta molto.

L’alternativa porta a Destiny Udogie, profilo più pronto e con esperienza internazionale maturata al Tottenham. Una proposta nell’ordine dei 15 milioni potrebbe aprire uno scenario interessante, anche se molto dipenderà dalle strategie degli Spurs e dalla volontà del giocatore.

Romano, altro talento sul quale bisognerà anticipare tutti

A centrocampo piace Alessandro Romano, classe 2006 del Cagliari, sul quale però la Juventus non è certamente sola. Il giovane è seguito anche dall’Inter e da altre società importanti e gode della stima di Frederic Massara, che lo conosce dai tempi della Roma e ne aveva favorito il percorso di crescita.

È esattamente questo il tipo di operazione sulla quale la Juventus dovrà cambiare passo. Se aspetti che un giovane italiano esploda definitivamente, diventa quasi impossibile acquistarlo a condizioni sostenibili; bisogna individuarlo prima, assumersi qualche rischio e battere la concorrenza sul tempo.

Leoni può essere il grande investimento in difesa

Il nome probabilmente più affascinante è quello di Giovanni Leoni, passato dal Parma al Liverpool e reduce da un grave problema al ginocchio. La Juventus aveva già effettuato un sondaggio per averlo in prestito, senza però trovare l’apertura degli inglesi, e continua a seguirne attentamente il recupero.

Leoni ha soltanto 19 anni e rappresenterebbe un investimento completamente differente rispetto all’acquisto di un difensore già formato. La Juventus potrebbe costruirsi in casa uno dei possibili centrali della Nazionale del futuro, ma prima bisognerà capire quali saranno i programmi del Liverpool e soprattutto quale spazio verrà concesso al ragazzo.

Inacio, italiano cresciuto all’estero

Un altro nome particolarmente interessante è quello di Samuele Inacio, attaccante classe 2008 del Borussia Dortmund. È italiano, è già entrato nel giro azzurro ed è riuscito giovanissimo a esordire e segnare con il club tedesco, attirando inevitabilmente l’attenzione di numerose società europee.

Anche qui il problema sarà la concorrenza. La Juventus può seguirlo, provare ad anticipare gli altri e offrirgli un progetto importante, ma per i talenti di questo livello non esistono più corsie preferenziali: bisogna convincere il giocatore e competere economicamente con società dotate di possibilità enormi. Anche Raimondo del Bologna ma in prestito al Frosinone è nei radar considerando i buoni rapporti tra Juventus e Bologna.

Non basta voler comprare italiano: bisogna arrivare prima

È questo probabilmente il punto centrale del progetto di Carnevali. Dire “compriamo italiani” è facile, riuscire a prendere i migliori italiani è molto più complicato, soprattutto perché Premier League e grandi club europei ormai arrivano sui talenti della Serie A e delle Nazionali giovanili con disponibilità economiche difficilmente pareggiabili.

Lo stesso Carnevali ha ammesso la difficoltà dell’operazione. La Juventus dovrà quindi essere più veloce, più coraggiosa e probabilmente anche più brava nello scouting: Palmisani, Bernasconi, Udogie, Romano, Leoni e Inacio possono rappresentare una base, ma su quasi tutti bisognerà vincere una vera battaglia di mercato.

Carnevali vuole cambiare la Juventus

Dietro questa strategia c’è una riflessione più ampia. Carnevali ha riconosciuto che la Juventus arriva da stagioni non soddisfacenti e che serve un cambiamento profondo, spiegando che in questo momento «la cosa più importante sia il risultato».

Non si tratta quindi soltanto di sostituire qualche giocatore. L’obiettivo sembra essere quello di ricostruire progressivamente un’identità riconoscibile, con calciatori che possano crescere insieme e riportare la Juventus ad avere continuità ad alto livello.

E poi ci sono le parole di Spalletti

In questo quadro assumono un significato particolare anche le recenti parole di Luciano Spalletti. Il tecnico ha parlato del rapporto con le critiche e con il disprezzo, spiegando di aver imparato durante la propria carriera ad accettare di non poter piacere a tutti.

La frase più significativa è stata probabilmente questa: «Dobbiamo aumentare tutti la nostra capacità di essere disprezzati». Spalletti ha ricordato anche l’insegnamento del fratello, felice quando gli diceva che essere invisi a tutti significava che stava facendo bene il proprio lavoro.

La Juventus deve tornare a essere disprezzata perché vince

Trasportato sulla Juventus, il concetto assume un significato ancora più forte. La Juventus migliore della propria storia raramente è stata simpatica agli avversari: era rispettata, spesso contestata, qualche volta detestata, ma soprattutto vinceva.

Ed è probabilmente questo il punto al quale deve arrivare la squadra di Spalletti. Non cercare consenso esterno, non preoccuparsi eccessivamente delle critiche e recuperare quella mentalità che trasformava ogni partita in una questione di risultato.

Il disprezzo, naturalmente, non può essere un obiettivo. Può diventare però una conseguenza della vittoria, perché una squadra che torna a dominare inevitabilmente infastidisce chi vuole batterla.

Italianità e mentalità: la nuova Juventus parte da qui

Il progetto di Carnevali e il messaggio di Spalletti finiscono così per incontrarsi. Da una parte la società vuole ricostruire uno zoccolo italiano con giovani come Palmisani, Bernasconi, Romano, Leoni e Inacio, valutando anche occasioni più mature come Udogie; dall’altra l’allenatore vuole restituire alla squadra personalità, ambizione e capacità di sopportare la pressione.

Non basterà acquistare giocatori italiani per tornare a vincere, così come non basteranno le parole per recuperare la vecchia mentalità juventina. Serviranno scelte giuste, investimenti, coraggio e soprattutto risultati.

Ma la direzione appare chiara: tornare a costruire una Juventus riconoscibile, possibilmente più italiana e soprattutto nuovamente vincente. E se tornando a vincere tornerà anche a essere disprezzata dagli avversari, probabilmente sarà il segnale che la Juventus avrà finalmente ritrovato qualcosa di se stessa.

Attenti alla sala d’aspetto.

Ma attenti se Spalletti dovesse fallire, cosa che i tifosi bianconeri non si augurano, c’è già un ex che aspetta per un ritorno in grande stile. Sicuramente non a stagione in corso, magari tra 16 o 24 mesi, vedremo, tutto è nelle mani di Spalletti e di quanto si avvicinerà a risultati da Juventus.

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