Calcio italiano e modello saudita: giovani, talenti e stranieri a confronto secondo Innocentin

Il confronto tra calcio italiano e saudita si accende sui temi di giovani, talenti locali e stranieri. Dalle riflessioni di Nicola Innocentin emerge un modello strutturato che potrebbe offrire spunti anche alla Serie A per rilanciare il movimento nazionale oggi.

Innocentin ai tempi del suo incarico all'Al Fateh
Innocentin ai tempi del suo incarico all’Al Fateh

Dopo l’ennesima esclusione dell’Italia dai Mondiali, il dibattito sul futuro del nostro calcio si è nuovamente acceso attorno a tre parole ricorrenti: “giovani”, “talenti locali” e “stranieri”.

Termini che, però, non appartengono solo alla crisi del movimento azzurro, ma rappresentano anche le fondamenta del progetto di crescita calcistica dell’Arabia Saudita. Il confronto tra i due sistemi emerge dalle riflessioni di Nicola Innocentin, figura che conosce da vicino entrambi gli ecosistemi.

L’esperienza di Innocentin

Innocentin ha maturato un’esperienza diretta nel calcio saudita come dirigente dell’Al-Fateh e consulente della Saudi Arabian Football Federation e della MAHD Sports Academy, contribuendo alla costruzione della cosiddetta “Saudi Pro League 2.0”. Oggi opera in Italia presso la H-FARM Sports Academy, dove segue un gruppo selezionato di giovani calciatori sauditi inseriti in un percorso integrato tra formazione sportiva e scolastica.

La formazione

Il punto di partenza resta la formazione. Ventitré giovani sauditi, dai 15 anni in su, vivono un’esperienza immersiva in Italia: doppio percorso atletico e accademico, tecnologie avanzate, nutrizione strutturata e supporto psicologico. Un modello che Innocentin definisce vicino a quello di un top club europeo. La scelta dell’Italia è legata sia a fattori climatici sia, soprattutto, al livello competitivo più alto rispetto a quello domestico. Le amichevoli contro squadre U17 italiane rappresentano un passaggio chiave di verifica e crescita.

Da qui si apre il confronto con il calcio italiano. Per Innocentin, il talento non manca, ma la sua distribuzione si è assottigliata nel tempo. Rispetto a Paesi come Spagna e Inghilterra, la base dei giocatori di livello si è ridotta: restano eccellenze isolate, ma il livello medio non garantisce più continuità.

L’analisi di Innocentin

Il tema degli stranieri completa l’analisi. Con esperienze nello scouting per Bologna, Inter, Fiorentina e Napoli, Innocentin invita a leggere il fenomeno senza semplificazioni: gli stranieri non abbassano automaticamente il livello, ma lo fanno solo se non sono di qualità.

In Arabia Saudita, intanto, il sistema è regolato in modo rigido: limiti precisi agli stranieri in campo nella Saudi Pro League e vincoli specifici per tutelare i giovani e i giocatori locali. Un impianto che punta a bilanciare apertura internazionale e sviluppo interno.

Le idee per la Serie A

Da qui la proposta: introdurre in Serie A un vincolo minimo di italiani titolari per rafforzare la filiera nazionale e ampliare il bacino della Nazionale. Il confronto, in definitiva, non è solo tecnico ma culturale: due modelli diversi che pongono la stessa domanda. Come costruire davvero il futuro del proprio calcio.

Fonte: calciosaudita.it

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