E’ notizia di oggi: la Corte d’Appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado e ha condannato Manolo Portanova a 6 anni per presunta violenza sessuale di gruppo.
Il giocatore della Reggiana oggi ha parlato così: “È assurdo sono 5 anni che sto vivendo una situazione incredibile, sono innocente e ho portato le prove. Non mi fermerò perché credo nella giustizia”. Il suo avvocato Gabriele Bordoni ha annunciato che la sentenza verrà impugnata in Cassazione. In serata il papà di Portanova, Daniele, ha parlato in esclusiva a SPORTITALIA: “Io non urlo l’innocenza di mio figlio. Più di 30 prove non sono state considerate. E’ come se porti un foglio bianco davanti a un giudice e ti dicono che è rosso”

Le parole di Daniele Portanova
Le parole di Daniele Portanova a SPORTITALIA: “All’inizio abbiamo usato il silenzio perché sono situazioni penali delicate, ma capisci che il mondo va avanti a livello mediatico. Tutti hanno detto la loro senza conoscere Manolo e nemmeno i fatti. La controparte dipinge mio figlio senza mai averci parlato. Noi non facciamo parlare la bocca. Da oggi in poi metterò le prove fuori. Quando i giudici non considerano 30 prove, è difficile. Se i giudici non fanno giustizia, proviamo a farcela da soli a livello mediatico. La cosa grave è la superficialità che regna a livello italiano”.
“Mio figlio è accusato di violenza sessuale di gruppo a Siena. Il processo parte con un orientamento preciso. Pensare a una violenza sessuale con 3 donne dentro casa è un po’ difficile. Solo una delle tre ragazze ha denunciato e io sui social ho messo tutte le incongruenze che i giudici non hanno preso in considerazione. In primo grado c’è stata una condanna senza la motivazione di 28 prove difensive. La ragazza dice di aver manifestato un dissenso ma si ricorda di dirlo dopo 1 anno e due mesi in istruttoria. Lei mandò un messaggio a un’amica il giorno dopo, in cui scrisse: ‘Se avessi detto no, non sarebbe successo nulla’”.
“Una ragazza era neutra, essendo la padrona di casa. L’altra ragazza era l’amica della denunciante. Io parlo col cuore in mano. La federazione non si è mai permessa di chiamarmi o chiamare Manolo nemmeno per leggere gli atti. Quello che è successo a mio figlio può succedere a chiunque. Sono 5 anni che mio figlio gioca a calcio con l’amore che nutre per il calcio, sperando che questa situazione finisca il prima possibile. Lui sa di essere innocente, come lo pensa l’80% delle persone a contatto con lui. Nessuno ha il coraggio di fare una trasmissione sull’innocenza di mio figlio. Mi sono consultato con 50 consulenti tecnici e tutti mi hanno detto che non può essere condannato. Noi confidiamo nella giustizia, che oggi non è stata fatta. Continueremo a farci giustizia da soli, non nel senso negativo. Abbiamo 30 prove difensive inconfutabili ignorate, più altre 20 e il video. Noi posteremo i messaggi della ragazza. Vogliono rovinare la vita di mio figlio. Come faccio a credere nella giustizia? Mio figlio rischia di andare in galera per un fatto che non ha commesso. Se passa questo aspetto, è in pericolo tutto il mondo del calcio”.
“Io ho chiamato tutte le trasmissioni televisive e ci ho messo la faccia. Se mio figlio fosse colpevole, ovviamente non lo avrei fatto. L’appello lo faccio a tutte le donne che davvero subiscono violenza sessuale”.