Brutta, molto brutta l’immagine che ha lasciato il Napoli dopo aver perso meritatamente con la Lazio.
Al netto dei tanti infortuni, delle discussioni sul perché ci sono stati diversi problemi fisici, il flop non preventivato e non preventivabile alla vigilia del campionato è da ricercare anche nella testa. E l’ultima sconfitta è in sostanza l’emblema, chiaramente negativo, di tutto il percorso: al Napoli è mancata la mentalità per vincere il secondo scudetto consecutivo. Sotto questo profilo le differenze con la scorsa stagione sono evidentissime e soprattutto emblematiche.

Differenze con la scorsa stagione
Troppi calciatori ‘molli’, diversi senza fame e privi di quella cattiveria fondamentale per andare a prendersi il titolo. O comunque raggiungere un risultato importante. È mancato dunque uno dei principi su cui si basa il pensiero calcistico di Antonio Conte che spesso aveva anche fatto mea culpa nel non essere riuscito a diffondere il verbo fra i suoi giocatori. Peccato, perché al completo resta ancora oggi la squadra più forte di tutta la Serie A. Con il giocatore più forte di tutta la Serie A, Scott McTominay. Ma senza mentalità non si va da nessuna parte. E infatti il Napoli non è andato molto lontano. Una Champions League fallimentare, una Coppa Italia buttata via praticamente subito. La Supercoppa Italiana vinta non basta. Il secondo posto poi sarà tutto da confermare. C’è abbastanza materiale su cui interrogarsi, farsi due domande e darsi quattro risposte per impostare il futuro. Il primo che dovrà riflettere è proprio Conte, non solo per la possibilità eventuale di tornare ad allenare la Nazionale. Ma perché le sue idee non sono arrivate fino in fondo nella testa dei suoi. E la decisione che prenderà l’allenatore dovrà necessariamente tenere conto di questo passaggio spesso sottovalutato.
Roma tra tensioni interne e occasioni sprecate
La Roma invece suo malgrado trova sempre il modo di autosabotarsi. Una capacità che purtroppo ha accompagnato spesso la storia del club, a prescindere dai protagonisti. Non bello lo scambio di battute a distanza fra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini, a prescindere da chi abbia ragione o torto. Resta un messaggio brutto quello che passa, cioè di una società in cui convivono troppe anime con troppi pensieri diversi. Ranieri con i suoi, Massara con le proprie idee, Gasperini e le sue convinzioni. Dall’alto una proprietà che osserva silente e che, al contrario, deve intervenire anche in maniera cruda per porre fine a un evidente diverbio interno ormai di dominio pubblico. Le vittorie e i risultati, ovunque e in qualsiasi categoria, arrivano solamente in ambienti uniti e che guardano nella stessa direzione. A Roma non accade da tempo però in quest’annata c’erano le premesse per cambiare questa storia. Un bel progetto, delle idee estremamente interessanti e al passo coi tempi, l’allenatore giusto. Potenzialità senza controllo, o se preferite potenzialità senza la giusta pazienza e diplomazia per svilupparle.
Calciomercato allenatori: movimenti e scenari futuri
Intanto i protagonisti dei primi movimenti del mercato sono gli allenatori. Alcuni non sono certi di restare dove sono. Conte a Napoli, il caso più emblematico. Poi a cascata tutti gli altri, compresi Vincenzo Italiano e Paolo Vanoli. Il primo per motivazioni e ambizioni potrebbe chiudere in anticipo rispetto alla naturale scadenza del contratto l’esperienza con il Bologna dopo un biennio comunque bello e gratificante. Il secondo a Firenze attende la decisione di Fabio Paratici. In mezzo c’è Fabio Grosso, l’allenatore di un super Sassuolo che anche grazie a lui vola. Fa risultati, gioca un gran calcio e sta valorizzando tutto e tutti. Logico dunque che Fiorentina e Bologna lo hanno inserito alla voce ‘preferiti’ della propria agenda per iniziare un nuovo ciclo nel caso in cui decidessero di cambiare. Sta facendo parecchio bene anche Daniele De Rossi con il Genoa, un altro nome da a cui prestare attenzione. E si sa: prima si sistemano e si decidono gli allenatori, poi si muoveranno i calciatori.