Mercato, le prime mosse all’insegna di quelle vecchie. Il calcio italiano va giù, e Aurelio non lo avete capito

A giudicare dalle prime idee di mercato dei top club italiani la lezione non è servita assolutamente a nulla.

Tutto come prima, possibilmente più di prima. Le varie ricerche si stanno concentrando su calciatori stranieri, trentenni quando va bene. A volte con un età anche superiore. Più un’altra serie di giocatori da andare a prendere nelle terze fasce delle squadre di Premier League.


Il ritorno agli errori del passato

Sembra passato un secolo dalla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, che per la terza volta consecutiva li guarderà comodamente da casa. E “comodamente” è l’avverbio più adatto da utilizzare, perché la sensazione resta sempre la stessa: a nessuno interessa realmente di provare a cambiare le regole attuali del calcio italiano. Valorizzare i propri calciatori e non disperdere il talento a fatti e non chiacchiere è davvero l’ultimo problema. L’ultimissimo obiettivo da provare a perseguire con l’aiuto di tutto il movimento. Che peraltro ha toccato il suo punto più basso.

Un sistema in crisi profonda

Al momento l’Italia del calcio ha un presidente della FIGC dimissionario, una nazionale maggiore senza commissario tecnico, l’Associazione Italia Arbitri travolta da uno scandalo a dir poco imbarazzante e il CONI che prova a ricucire tutti gli strappi cercando di restituire in tempi più o meno rapidi una parvenza di credibilità. Queste criticità messe tutte in riga, uno dopo l’altra, fanno oggettivamente spavento. Ma poi la paura passa, il tempo cancella tutto e si torna a pieno regime. Chiaramente quello sbagliato. Avviso per i naviganti: salvo clamorosi colpi di scena, al momento prepariamoci all’ennesima infornata di stranieri più o meno di discreto livello. Che logicamente arriveranno in Italia per imporsi a un determinato livello per poi mettersi in mostra con la speranza di compiere lo step successivvo. Cioè trasferirsi in Spagna oppure in Premier League, in Inghilterra. La verità è una, triste: la Serie A è diventato un campionato di passaggio. E per giunta anche poco interessante. Di partite realmente interessanti non ce ne sono, l’Inter per meriti propri e pronta a festeggiare uno scudetto mai in discussione. Troppo brava l’Inter, troppo sotto ritmo le principali avversarie che per differenti motivi sono mancate in maniera clamorosa. Per il resto solito spettacolo di fine stagione, una roba oggettivamente parecchio brutta.

Aveva ragione Aurelio

A proposito: può risultare simpatico oppure no, ma aveva ragione Aurelio De Laurentiis. Sono da anni, anni ed anni che sottolinea come il management che gestisce il calcio in Italia non è capace di valorizzare e vendere bene il proprio prodotto. E che l’appeal è crollato in maniera vertiginosa. Come si suol dire oggi, non lo avete capito. Anzi, non eravate pronti. Aveva ragione Aurelio, altroché. Sono gli altri suoi colleghi che purtroppo non reggono il passo e sono indietro di almeno 20 anni. Il miglior dirigente attualmente in circolazione nel calcio italiano, ciò che ha fatto a Napoli resterà nella storia. Se qualcuno riuscisse a capirlo per tempo probabilmente le cose potrebbero iniziare a cambiare in meglio. Con il suo club anche avrà parecchio da fare, poiché un passaggio importante sarà capire se ci saranno o meno le condizioni per poter proseguire il percorso con Antonio Conte. Altrimenti si cambierà. Cosa che è pronta a fare la Fiorentina: saluti e tanti (meritati) ringraziamenti a Paolo Vanoli, avanti per Fabio Grosso che era e resta la prima scelta del club. Gradimento ricambiato, peraltro. A giudicare dai primi movimenti sul mercato degli allenatori da parte di alcune società c’è voglia di investire sui mister giovani. Almeno in questo settore sembrerebbe arrivare una ventata di rinnovamento. E se ne sentiva il bisogno.

Change privacy settings
×