Gli USA credono davvero al Mondiale. Le vittorie nei paese esotici… Effetto straniante: la febbre la portano i turisti

Già dopo il 4-1 del Paraguay avevano cominciato, figuriamoci adesso.

Non è uno scherzo: dopo la goleada ai sudamericani, non erano assolutamente pochi i tifosi statunitensi che andavano dicendo “possiamo vincere il mondiale!”. E se prima c’era stata la vittoria brillante, adesso è toccato a quella ragionata e amministrando. E per di più, chi vincerà il gruppo degli USA (saranno già matematicamente primi gli Stati Uniti se la Turchia nella notte non avrà battuto il Paraguay) avrà il vero corridoio del calendario: da primi gli USA incontreranno nei Sedicesimi la seconda del gruppo di Svezia, Olanda e Giappone. E non solo, se le cose vanno come devono andare, negli Ottavi potrebbe esserci il Belgio. Insomma nessuna big fino ai Quarti. Per intenderci, negli Ottavi dovremmo avere Francia-Germania e Spagna-Colombia, poteva andare molto molto peggio.

Gli USA sognano il colpo mondiale

Gli USA hanno dunque il corridoio per essere la sorpresa del Mondiale, ma addirittura fino alla coppa come dicono loro? Al di là dell’ovvia risposta tecnica, ma è davvero possibile?

In quasi un secolo e 22 edizioni del Mondiale ci sono state solo 8 vincitrici, e nessuna proveniva da un paese sorprendente. Non a caso hanno vinto le grandi 5 europee, e le 3 grandi sudamericane. Per dire, l’unica vincitrice davvero inaspettata è stata la Germania del 1954, che era pur sempre la Germania, quando era reduce dalla guerra con il paese azzerato e sul campo aveva almeno sei squadre più favorite di lei. Finalista sorprendenti, giusto un paio: la Cecoslovacchia del 1962, la Germania del 2002 (di nuovo, che è pur sempre la Germania, ma ne aveva 8 davanti), l’Olanda del 2010 e la Croazia del 2018. Tuttavia, tutto paesi con tradizione calcistica. Vedremo se avranno ragione gli americani.

I Mondiali nei paesi esotici e le grandi sorprese

E però un aspetto da ricordare c’è: nei mondiali disputati in sedi esotiche, quantomeno esotiche per il calcio, come CoreaGiappone del 2002, il Sudafrica nel 2010 e come il Qatar nel 2022, nonostante all’atto finale arrivino sempre le nazioni contraddizione, però fino almeno ai quarti se non le semifinali, le sorprese sono molto più numerose dei mondiali disputati nelle sedi storiche. E a ben vedere anche a Usa94, a dispetto del classicone finale Italia-Brasile, però tra le Bulgaria, Svezia, Nigeria, Romania il mondiale fece vittime eccellenti.

A prescindere dal calcio, è l’effetto straniante dell’atmosfera che c’è qua negli Stati Uniti a colpire. Non cadrò nello stereotipo del paese che non ha cultura del calcio, o che ne è indifferente. Non sarebbe rispettoso della realtà dei fatti. Ma è altrettanto vero che quella febbre travolgente che di solito si vede nel paese che ospita i mondiali, qua è qualcosa di differente. L’entusiasmo portato dai tifosi di ogni nazione, o dalle grandi comunità in movimento come olandesi, ecuadoregni, haitiani etc, è il portatore sano dello spirito del mondiale. Anzi è il Mondiale, l’unica cosa che conta davvero ben più di chi scende in campo o di chi lascia il nome nell’albo d’oro. Di solito però il paese ospitante è travolto da questa febbre.

L’atmosfera americana tra spettacolo e distacco

Se in Messico la passione popolare è stata una ondata impetuosa, qua negli USA la gente è più una spettatrice compiaciuta dell’entusiasmo e dell’evento, ma che lo vive come qualcosa da osservare più che da vivere, continuando con la propria routine.

La situazione cambia quando gli statunitensi scendono in campo: per la selezione il paese va matto, ringhia la propria volontà di vittoria, e chi conosce da queste parti sa che a dire il vero quando gli USA hanno giocato i mondiali di calcio sempre la nazione ha avuto grande attenzione nei giorni delle partite.

Ma si limita a quello: lo traduce in una assoluta aspirazione alla vittoria che allo stadio mette davvero timore e che incarna al meglio quella ossessione per primeggiare che hanno gli americani negli sport, e che potrebbe spingerli a essere la sorpresa del torneo. Ma fuori da quello, il Mondiale non gli rimane addosso.

Forse per capire basti pensare a New York che in quanto sede principale dovrebbe essere la summa di questo entusiasmo: e i tifosi sono presenti e caciaroni. Ma il punto è che New York è troppo di tutto, e non si può aggiungere proprio niente che non ci sia già. La città vive nello straordinario, la Coppa del Mondo è un’ospite gradito ma comune. Perché New York ha una abitudine naturale ad attirare il mondo, si gode lo spettacolo, ma sempre che non le faccia saltare il tavolo prenotato al ristorante a Soho.

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