Ostacoli, colpi di scena, alternative e offerte bluff: i dribbling dell’Inter e del suo nuovo colpo Anan Khalaili

Una settimana doveva essere, una settimana è stata. Anche meno.

L’irruzione dell’Inter nell’affare Anan Khalaili ha stravolto le gerarchie di una trattativa che avrebbe potuto rappresentare una beffa, ma che invece ha rinsaldato la percezione che si ha del club nerazzurro in giro per l’Europa.

Un blasone che era stato messo in discussione dalla decisione di Marco Palestra e dei suoi agenti, che avevano scelto di sposare una strada più remunerativa dal punto di vista economico, ma certamente meno chiara rispetto a quella del progetto sportivo e del percorso di crescita.

Khalaili ha scelto l’Inter senza esitazioni

Anan Khalaili e il suo agente hanno preso una decisione diversa. Dal momento della discesa in campo dei nerazzurri ha iniziato a prendere forma, in maniera sempre più concreta, la prospettiva di vedere convogliate le potenzialità ancora in parte inesplorate dell’esterno, percorrendo la stessa corsia di campo che aveva valorizzato così tanto Achraf Hakimi prima e Denzel Dumfries poi.

Da quel momento non ci sono stati più dubbi sulla destinazione in cima alle loro preferenze.

Con buona pace del Napoli, che per primo in Italia aveva intuito le qualità del classe 2004, trovando anche una bozza di accordo che però non si era mai tradotta in un’offerta soddisfacente anche per l’Union Saint-Gilloise, che aveva già iniziato a fiutare l’affare e a regolarsi di conseguenza.

La strategia dell’Inter ha fatto la differenza

Proprio la strategia del club belga, poi smascherata, ha segnato il vero turning point della trattativa, unita all’accordo totale sui personal terms per i prossimi cinque anni a una cifra di poco superiore ai 2 milioni di euro (saranno 2,2) a stagione.

La sponda della presunta controfferta del Como è durata lo spazio di una bagarre soltanto mediatica, esauritasi in meno di mezza giornata, senza mai mettere a repentaglio quel patto di ferro che l’Inter e Khalaili avevano stipulato quattro giorni prima, rinsaldando, al contrario, quel legame in potenza che nelle prossime ore verrà celebrato con i crismi dell’ufficialità.

Si spiegano così anche i retroscena inediti svelati dal padre di Khalaili, che ha raccontato del ruolo di primaria importanza avuto da Cristian Chivu nella scelta del calciatore, anche dal punto di vista mentale, spiegando a Khalaili che, nonostante i troppi nomi buttati nel calderone delle alternative, l’Inter la sua scelta l’aveva fatta e corrispondeva solo e soltanto a lui.

Il colpo decisivo per arrivare al “done deal”

La mossa vincente è stata quella di non affidarsi alla mediazione di alcuna agenzia, ma di allacciare un contatto diretto con la controparte, evitando una guerra di PEC e le tensioni conseguenti a offerte spedite e poi rifiutate. Piuttosto, è stata manifestata la volontà assoluta di arrivare a dama, venendosi reciprocamente incontro nella prospettiva di superare tutti gli ostacoli che si sarebbero potuti frapporre tra le due società e il “done deal”.

La scelta dell’Inter di farsi carico del 15% sulla rivendita rivendicato dal Maccabi Haifa è stata lo scacco matto di una trattativa ricca di colpi di scena, superati dal management nerazzurro con la stessa disinvoltura nel dribbling che i Campioni d’Italia si attendono possa caratterizzare il rendimento dell’erede di Denzel Dumfries sulla fascia destra.

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