La Juventus ha finalmente risolto due dei problemi più urgenti della propria estate. Guglielmo Vicario chiude il lungo e tormentato casting per la porta, mentre Jhon Lucumí offre a Luciano Spalletti il difensore rapido, mancino e duttile richiesto per completare il reparto arretrato.
Sono due operazioni importanti, capaci di rendere la squadra più affidabile. Non bastano, però, per considerare concluso il mercato bianconero, la Juventus presenta ancora una debolezza evidente a centrocampo e continua a non avere un centravanti capace di garantire un numero elevato di gol.
Per intervenire nuovamente, la dirigenza deve prima cedere alcuni elementi, la rosa è numerosa, il monte ingaggi rimane pesante e diversi giocatori non occupano un ruolo centrale nel progetto tecnico. Senza uscite, gli ultimi rinforzi rischiano di rimanere soltanto desideri.

Vicario chiude finalmente il caso portiere
La scelta di Vicario mette fine a una vicenda diventata troppo lunga, la Juventus aveva valutato numerosi profili, da Suzuki a Martinez, passando per Lunin, Trubin e Musso, ogni trattativa presentava però un ostacolo economico, tecnico o di affidabilità fisica..
Vicario rappresenta probabilmente la soluzione più equilibrata, conosce già la Serie A, ha maturato esperienza in Premier League e arriva nel pieno della maturità professionale. A 29 anni possiede ancora diverse stagioni ad alto livello davanti a sé, ma non deve attraversare il periodo di formazione richiesto da un portiere più giovane.
Spalletti lo conosce e lo considera un estremo difensore di livello superiore, si è dichiarato soddisfatto dell’acquisto, solo il tempo ci dirà se è il suo reale pensiero.
Vicario è molto più forte della percezione che lo accompagna
Il giudizio su Vicario è stato condizionato dalla parte conclusiva della sua esperienza inglese, gli infortuni, alcuni errori e la crescita di Antonín Kinský gli hanno fatto perdere il posto al Tottenham, questo non cancella quanto mostrato nei suoi anni migliori. Con l’Empoli era diventato uno dei portieri più apprezzati della Serie A, distinguendosi per riflessi, reattività e capacità di produrre interventi ravvicinati, il trasferimento agli Spurs non lo ha intimorito: nella prima stagione ha giocato tutte le 38 partite di Premier League, raccogliendo la pesante eredità di Hugo Lloris, ha concluso l’esperienza londinese con 117 presenze e 29 partite senza subire gol, contribuendo anche alla conquista dell’Europa League, numeri che raccontano un portiere molto più affidabile di quanto suggeriscano le critiche ricevute negli ultimi mesi. Alla Juventus può trovare un contesto favorevole, avrà davanti una difesa più protettiva e potrà lavorare con un allenatore convinto delle sue qualità, se recupererà sicurezza nelle uscite e nella gestione delle palle alte, Vicario potrà diventare uno dei migliori portieri del campionato.
Lucumí, il difensore richiesto da Spalletti
Anche l’arrivo di Lucumí risponde a una precisa esigenza dell’allenatore, Spalletti voleva un centrale veloce, capace di giocare sul centro-sinistra e adatto sia alla difesa a quattro sia a quella a tre. Il colombiano porta esperienza nel campionato italiano e non avrà bisogno di un lungo periodo di adattamento, può accorciare in avanti, difendere ampie porzioni di campo e partecipare alla costruzione con il piede sinistro. Accanto a Bremer, Lucumí può formare una coppia completa per forza, velocità e aggressività, la sua presenza aumenta inoltre la concorrenza con Gatti, Kelly e Kalulu, permettendo a Spalletti di scegliere in base all’avversario.
La difesa è pronta per competere
Con Vicario in porta e Lucumí davanti a lui, la struttura difensiva della Juventus appare finalmente definita. Bremer rimane il riferimento principale, mentre Spalletti dispone di alternative sufficienti per gestire più competizioni, il reparto offre fisicità, duttilità e una buona conoscenza della Serie A, non è necessariamente perfetto, ma possiede caratteristiche compatibili con l’idea di una squadra aggressiva, corta e capace di mantenere una linea alta.
I principali problemi si trovano adesso più avanti, la Juventus deve costruire un centrocampo capace di comandare la partita e un attacco in grado di trasformare con maggiore continuità le occasioni prodotte.
Il grande difetto è il centrocampo
Il centrocampo rimane il reparto più debole della rosa, non manca completamente la qualità individuale, ma manca un giocatore capace di dare ordine, ritmo e continuità alla manovra. Locatelli è utile per equilibrio, applicazione e letture difensive, ma non è un regista puro, può partecipare alla costruzione, non dirigere stabilmente l’intero sviluppo della squadra, quando viene pressato e deve ricevere spalle alla porta, la circolazione rischia di rallentare.
Douglas Luiz possiede tecnica e visione, ma deve eliminare le leggerezze nelle zone pericolose e dimostrare di poter garantire continuità per un’intera stagione. Thuram aggiunge forza e progressione, mentre McKennie offre inserimenti, Koopmeiners si è ormai perso, nessuno di loro, però, rappresenta il cervello centrale del gioco.
Spalletti ha bisogno di un centrocampista sempre disponibile per ricevere davanti alla difesa, orientare il possesso e riconoscere quando accelerare o rallentare. Senza questa figura, il tecnico rischia di affidare la creazione esclusivamente agli uomini offensivi.
Kolo Muani non è il bomber da trenta gol
Anche l’attacco presenta un limite evidente, Kolo Muani è un giocatore moderno, veloce e prezioso per la sua capacità di attaccare la profondità, partecipa alla manovra, apre spazi e può giocare in più posizioni. Non è però un finalizzatore puro. La partita contro la Next Gen lo ha nuovamente dimostrato: si è procurato almeno tre occasioni importanti senza riuscire a segnare. In un’amichevole l’errore conta poco, ma il problema diventa rilevante se si ripete durante il campionato, questo lo avevamo visto anche in altre partite.
La Juventus ha fantasia con Yildiz, capacità di dribbling con Conceição e movimenti con Kolo Muani, le manca ancora l’attaccante che vive per il gol, domina l’area e trasforma anche una sola opportunità in una rete.
Milik può rappresentare una risorsa se ritrova continuità fisica, ma dopo tanti infortuni non può essere considerato l’unica risposta e potrebbe anche partire, mentre. Jeff Ekhator è un investimento di prospettiva, non il giocatore sul quale caricare immediatamente la responsabilità realizzativa.
Prima di comprare bisogna cedere
La Juventus non può continuare ad aggiungere calciatori senza ridurre il numero degli elementi presenti in rosa, le prossime operazioni dipendono inevitabilmente dalle uscite.
Di Gregorio può partire dopo l’arrivo di Vicario ed è stato proposto al Marsiglia, al momento con scarsi risultati, Arthur continua a pesare sul monte ingaggi e il Besiktas rappresenta la pista più concreta. Rugani e Cabal possono lasciare il club davanti a offerte adeguate, mentre anche la posizione di Koopmeiners e Miretti deve essere chiarita.
In attacco sarà necessario decidere il futuro di Jonathan David, Nico Gonzalez, anche se per entrambi non sono arrivate proposte convincenti. Ogni cessione dovrà produrre risparmio salariale, spazio nella lista e possibilmente liquidità da reinvestire.
Il rischio è conosciuto: le società interessate sanno che la Juventus deve vendere e possono aspettare gli ultimi giorni per chiedere prestiti o condizioni favorevoli, Carnevali dovrà evitare di svendere, ma anche comprendere che trattenere giocatori fuori dal progetto può essere ancora più costoso.
Il mercato non può fermarsi adesso
Vicario e Lucumí rendono la Juventus più forte e risolvono due questioni fondamentali, a porta ha finalmente un titolare, mentre la difesa dispone di un centrale voluto espressamente da Spalletti.
La squadra rimane però incompleta, il centrocampo non ha ancora un regista capace di governare il gioco e forse mai l’avrà, mentre l’attacco non possiede un bomber affidabile. Sono lacune che possono impedire alla Juventus di competere realmente con le squadre più attrezzate, con una griglia di partenza che vede l’Inter nettamente avanti seguita da Napoli e probabilmente Como e Roma, con Milan grande punto interrogativo.
La priorità immediata diventa quindi vendere, soltanto dopo la dirigenza potrà cercare il centrocampista e il centravanti necessari per completare la trasformazione.