Inter, la strategia dell’attesa che sta dando ragione ad Ausilio

Spesso criticata, forse anche oltremodo, la strategia dell’attesa adottata dall’Inter sul mercato sembra aver colto nel segno.

La linea tracciata da Piero Ausilio ha portato i campioni d’Italia ad accogliere anche Curtis Jones nella rosa affidata a Cristian Chivu, aprendo uno scenario che rende il centrocampo nerazzurro assimilabile a quello dei principali top club europei per ampiezza delle scelte e qualità degli interpreti.

Una rosa competitiva nonostante i paletti economici

Ed è proprio questo il punto che merita di essere sottolineato: per costruire una rosa sulla carta così competitiva — anche se, come sempre, sarà il campo a stabilire il reale valore della squadra — l’Inter non ha potuto contare sul sostegno di una proprietà munifica. Al contrario. I paletti economici imposti da Oaktree sono spesso inflessibili e obbligano il management a trasformare la necessità in virtù, cercando soluzioni alternative e, quando necessario, modificando la strategia in corso d’opera.

È accaduto nel reparto arretrato, dove l’opportunità di arrivare a Stones a parametro zero ha finito per prevalere sull’investimento decisamente più oneroso che avrebbe richiesto Romero. Ed è accaduto, in maniera ancora più evidente, nell’affondo apparentemente tardivo per la coppia proveniente dalla Premier League, Spence-Curtis Jones.

Per l’esterno del Tottenham, la richiesta immediatamente successiva al Mondiale si aggirava intorno ai 40 milioni di euro. Qualche settimana di lavoro ai fianchi, di pazienza e di trattativa ha consentito di abbassare sensibilmente la cifra, fino ai 30 milioni. Un taglio importante e apprezzabile, che finisce quasi per impallidire davanti alla gestione dell’affare Curtis Jones con il Liverpool.

Curtis Jones, la pazienza che ha fatto scendere il prezzo

Per i Reds era quasi una questione d’onore difendere lo standard dei prezzi medi dei centrocampisti in uscita dalle grandi della Premier League. Sotto i 45 milioni di euro, inizialmente, non sembrava esserci neppure spazio per sedersi al tavolo. L’Inter, però, non ha ceduto alla fretta. Ha insistito, ha aspettato e ha continuato ad avanzare le proprie proposte, sfruttando ogni spiraglio.

Così la richiesta è scesa progressivamente: dai 35 milioni di sterline della seconda metà di luglio fino ai 30 milioni più 5 di bonus che hanno accompagnato la definitiva fumata bianca. Bonus, peraltro, non semplici da raggiungere. Il risultato è un risparmio potenziale di circa 25 milioni rispetto alle cifre inizialmente richieste.

È qui che la strategia nerazzurra assume un significato preciso. L’Inter non sta semplicemente aspettando che i prezzi scendano: sta cercando di governare il mercato attraverso il tempo. Una strategia resa necessaria dai vincoli economici, ma trasformata da Ausilio in uno strumento competitivo. Niente aste a qualsiasi costo, niente inseguimenti dettati dall’urgenza, niente assegni firmati per chiudere rapidamente un’operazione.

Si aspetta che il mercato cambi, che le esigenze dei club venditori si modifichino, che la distanza tra domanda e offerta possa essere colmata senza sacrificare l’equilibrio finanziario.

E, almeno fino a questo momento, la scommessa sembra aver pagato.

L’Inter si ritrova così con una rosa che offre a Chivu una quantità di alternative probabilmente superiore rispetto alla passata stagione e con un centrocampo nel quale qualità, profondità e caratteristiche differenti consentono soluzioni tattiche difficili da trovare altrove in Italia. Il tutto senza che la proprietà abbia dovuto aprire indiscriminatamente i cordoni della borsa.

Inter, ora la strategia passa dalle uscite

Adesso resta da capire quale sarà il passo successivo. Potrebbero esserci nuovi incastri, soprattutto se il mercato in uscita dovesse produrre qualche sorpresa. Ma esiste anche la tentazione, tutt’altro che irrazionale, di limitarsi a sfoltire la rosa dagli esuberi e considerare conclusa la fase degli acquisti.

Perché il vero messaggio lanciato dal mercato interista non è soltanto nei nomi arrivati. È soprattutto nel modo in cui sono arrivati.

L’Inter ha aspettato quando poteva aspettare, ha cambiato obiettivo quando era necessario farlo e ha insistito quando riteneva che il prezzo richiesto non fosse coerente con il valore dell’operazione. È una filosofia lontana dal mercato spettacolare e dalle grandi dichiarazioni, ma perfettamente coerente con i vincoli della nuova proprietà.

E forse è proprio questo il dato più significativo: Oaktree impone paletti, Ausilio prova a trasformarli in una sfida. Se la scorsa stagione aveva già mostrato una certa distanza dalla concorrenza, il mercato costruito con pazienza potrebbe aver ulteriormente allargato il margine dell’Inter sulle inseguitrici.

Poi, naturalmente, parlerà il campo. Ma almeno sul mercato, stavolta, la strategia dell’attesa sembra aver avuto ragione.

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