Djokovic, il dubbio ancora persiste: “Non sarà la fine del mondo …”

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Dopo la vittoria a Wimbledon, Djokovic è stato accolto trionfalmente in patria. Nel corso di un evento cui ha presenziato, Nole ha parlato della possibile partecipazione allo Us Open 

Settimo trionfo in carriera a Wimbledon e titoli Slam che hanno raggiunto quota 21 con tanto di record nel numero di finali raggiunte in un Major. Non può non essere soddisfatto, Novak Djokovic, tornato in patria dopo le due settimane londinesi.

Novak Djokovic
Novak Djokovic (La Presse)

Al ritorno a Belgrado, Nole è stato accolto come un eroe con un tripudio di folla festante che gli ha tributato l’ennesimo omaggio in occasione di un evento in cui il campione serbo ha esibito il trofeo vinto ai Championship. Conclusi i festeggiamenti nella Capitale, Djokovic si è recato a Visoko, non lontano da Sarajevo, per inaugurare un centro tennistico all’avanguardia insieme ad altri giocatori ovvero Bedene e Sektic.

Nel corso dell’evento, Djokovic, molto acclamato dai presenti, è stato incalzato dai cronisti sull’eventuale partecipazione allo Us Open in programma a Flushing Meadows da fine agosto. Al momento, la presenza del serbo è fortemente in dubbio a causa della mancanza della vaccinazione anti Covid, requisito vincolante per partecipare agli eventi sportivi sul suolo americano.

Djokovic, il dubbio persiste: le parole del serbo

Novak Djokovic
Novak Djokovic (Ansa Foto)

Djokovic ha confermato che la sua partecipazione è ancora in dubbio. Il serbo, tuttavia, non vuole ripetere quanto avvenuto in Australia lo scorso gennaio con la partenza per Melbourne e la contestuale espulsione per la carenza di documentazione giustificativa per la mancata vaccinazione.

In Australia – spiega Djokovic nelle dichiarazioni riprese dalla Gazzetta dello Sport – è stata una situazione spiacevole. Molte persone pensano che io abbia forzato le cose entrando in Australia senza i documenti necessari per farlo. Non è vero ed è stato dimostrato in tribunale. Non andrei mai in un Paese senza i documenti in regola per entrarci. Mi piacerebbe tornare in Australia. La amo e lì ho ottenuto i risultati Slam migliori.”

Poi la puntualizzazione sul prossimo Us Open: “Vorrei andare anche negli Usa e a New York. Sono un giocatore di tennis e non faccio politica. Sostengo però la libertà di scelta di ogni individuo. Rispetto tutti e mi aspetto che gli altri rispettino le mie decisioni. Pertanto se avrò il permesso andrò negli Usa altrimenti no e non sarà la fine del mondo …”