Tarantino: “La proprietà di Trapani ha dimostrato la sua testardaggine, ma il caso del club di Antonini non è isolato”
Con Federico Tarantino, collega del Giornale di Sicilia, per analizzare il caos che sta vivendo l’intero movimento cestistico italiano attorno al caso Trapani Shark

Trapani ha ricusato il Collegio del Tribunale Federale che doveva decidere eventuali altre penalizzazioni. Solo un modo per prendere tempo rispetto all’inevitabile esclusione dal campionato?
“Trapani non è nuova ad accuse contro un sistema che, pur agendo nel rispetto dei regolamenti, ha la responsabilità di aver condotto il club attraverso un’agonia sportiva che rischia di ridicolizzare anche l’intero movimento. Questo scenario non sorprende. Basti pensare ai continui attacchi che il club granata ha rivolto nel tempo a Fip, Legabasket e persino all’Agenzia delle Entrate. Ora il nuovo obiettivo è il Tribunale Federale, con una denuncia presentata per frode processuale. Sono questioni che nulla hanno a che vedere con lo sport e che feriscono la passione di una tifoseria, da sempre legata alla pallacanestro e ai colori granata. L’auspicio è che, nonostante tutto, si arrivi rapidamente a una sentenza chiara. Trapani non merita di restare sospesa. Oggi è legittimo chiedersi se esistano ancora le condizioni minime per scendere in campo contro Trento”.
Quali sono le principali responsabilità del presidente Antonini in questa situazione sportivamente drammatica?
“La proprietà della Trapani Shark ha dimostrato di essere assai testarda nelle proprie decisioni. Una gestione amministrativa più accorta avrebbe potuto mantenere la squadra nell’olimpo dello sport trapanese e nazionale per diversi anni. Durante i due anni e mezzo di gestione di Antonini, sono stati effettuati molti investimenti. Tuttavia, non sono mancati gli errori. Nessuno poteva immaginare che Trapani potesse lottare per lo Scudetto e disputare competizioni europee. Un sogno ad occhi aperti divenuto un’illusione. Se il prezzo da pagare per un anno e mezzo al vertice in Serie A è quanto si sta vivendo oggi, forse sarebbe stato meglio costruire squadre con ambizioni più modeste, ma che avrebbero garantito la permanenza di Trapani in massima serie per più tempo. Prima di questa esperienza, la città di Trapani aveva vissuto la Serie A solo una volta, nella stagione 1991-1992, conclusa con gli applausi del pubblico nonostante la retrocessione. Probabilmente, alcuni campionati con salvezze tranquille e play-off risicati avrebbero reso questa proprietà più amata, che col tempo ha invece perso consenso”.
La FIP avrebbe potuto agire prima?
“Voltandomi indietro nel tempo, Trapani, purtroppo, non è un caso isolato. Esempi simili esistono anche nel calcio, nei campionati di Serie C e Serie D. Lo sport, a mio avviso, non ha una struttura economica in grado di sostenere un numero elevato di club ad altissimi livelli. Sarebbe opportuno creare campionati con un massimo di sedici partecipanti, ampliando così il ventaglio delle varie categorie. È inaccettabile che la Fip consenta a una squadra di Serie A di presentarsi senza il proprio staff tecnico in panchina. Non ho mai visto nulla del genere, neppure nei campionati dilettantistici e nelle categorie giovanili. Trapani è arrivata a questa situazione a causa del blocco del mercato imposto dalle sanzioni per mancati pagamenti. La giustizia sportiva ha il pregio di applicare le sanzioni molto rapidamente, a differenza della giustizia ordinaria. Probabilmente, il regolamento relativo alle iscrizioni ai campionati dovrebbe essere più rigoroso”.
Antonini ed il sogno distrutto di una città
Quanto la città di Trapani sta soffrendo questo momento?
“La presenza di Trapani in ogni angolo d’Italia e d’Europa resta l’immagine più bella di questo periodo in cui la squadra ha sognato ad occhi aperti. Oggi, però, esiste una spaccatura totale con la proprietà. Il popolo trapanese è ferito. Nell’ultimo mese, dalle dimissioni di coach Jasmin Repesa, la situazione è precipitata all’inverosimile. Il tecnico croato era molto amato dal pubblico granata, e il suo addio ha lasciato la tifoseria spaesata. L’evoluzione degli eventi, fino alla cosiddetta “partita della vergogna” in Bulgaria, ha posto fine a ogni rapporto. I trapanesi stanno vivendo con grande sofferenza questa lunga agonia”.

Quale potrebbe essere il momento in cui si “stacca la spina”? Qualche altro addio dal roster?
“Sono già cinque i giocatori le cui partenze sono state ufficializzate: Allen, Alibegovic, Ford, Eboua e Hurt. Trapani, di fatto, ha perso metà del proprio roster, e chi è rimasto è pronto a scappare non appena possibile. Il momento critico potrebbe arrivare comunque con la sentenza sull’iscrizione al campionato, dopo aver valutato la ricusazione presentata dalla Trapani Shark. I regolamenti e il blocco del mercato sono molto stringenti. È lì che il club trapanese si è scavato la fossa nel corso delle ultime settimane. Se da un lato Fip e Legabasket non si sono ancora assunte la responsabilità di escludere Trapani dalla Serie A, dall’altro il vortice in cui si trova la Trapani Shark rischia di condurre a un vero e proprio suicidio sportivo“.






