Ancora parole riguardo al famoso “calcio” di Sepang da parte dei piloti. Lo spagnolo mostra superiorità, ma è sincero o è tutta una strategia?
Le domande che tutti si pongono almeno una volta nella vita sono più o meno le stesse. C’è qualcosa dopo la morte? Esiste vita nell’universo? Marc Marquez e Valentino Rossi si stringeranno mai la mano e faranno pace? Se alle prime due domande c’è una possibilità che la risposta sia “si”, ebbene, nel terzo caso è quasi impossibile che ciò accada.

I due piloti hanno dimostrato in più occasioni di non aver mai davvero superato ciò che è successo 10 anni fa, quando secondo la versione del Dottore Marc provocò a bella posta Rossi per farlo squalificare e lui ci cascò in pieno, consegnando di fatto il titolo al compagno di squadra Jorge Lorenzo. Quando si incrociano per sbaglio, i due non si salutano ma non è tutto…
Quest’anno Marquez è stato fischiato in Italia, costringendo i vertici di Ducati Lenovo ad intervenire per zittire i fischi, il che rende un’idea di quanto il pilota spagnolo sia odiato per quanto è accaduto tanti anni fa. Tuttavia, lo stesso Marc ha scelto una condotta “Moralmente superiore”, almeno a sua detta. E ha invitato i fans a fare qualcosa.
Marquez dà l’esempio: “No al rancore”
A più riprese quando gli è stato chiesto se porti rancore a Rossi per come sono andate le cose, Marquez ha risposto di no e che per lui si tratta di una storia chiusa. Con un pizzico di malizia potremmo rispondere facile dirlo, lui quell’anno non ha perso il titolo a Sepang; eppure, l’atleta spagnolo ci tiene a smorzare i toni e invita anche i suoi fans a fare lo stesso.

Al programma televisivo spagnolo El Objectivo Marquez ha parlato di come viva il rapporto con un odio che i fans di Rossi sembrano riservargli ancora oggi, dopo 10 anni da Sepang: “L’essere umano è così e si concentra sul negativo. Su cento commenti, ti restano in mente i due peggiori. Ora non mi fa più effetto”, dice in merito ai commenti negativi che gli arrivano sui social.
Ma ai suoi tifosi, Marquez chiede di fare qualcosa di diverso: “Vivere con rancore è molto duro. Non voglio che i miei tifosi provino rancore, che conservino le energie per applaudire me. Quando mi sono infortunato, un altro pilota mi ha colpito. Ha commesso un errore, ma nessuno lo fa volontariamente, anche se la gente, a volte, non lo capisce”. Parole mature, quelle che ci aspetteremmo da un veterano di questo sport. Ma basteranno per estinguere l’incendio dell’odio e della faida tra i due piloti?






