Alcaraz può fare il Grande Slam. Sinner permettendo e per mancanza di alternative

Carlos Alcaraz vincendo l’Australian Open non solo ha messo in bacheca l’unico Major che ancora mancava al suo palmares, diventando il più giovane tennista a completare il Career Slam, ma ha anche poggiato un primo, fondamentale e tutt’altro che scontato tassello verso un’impresa che nel tennis maschile manca da cinquantasette, lunghissime, stagioni: il Grande Slam.

Vincere nello stesso anno solare tutti e quattro i più importanti tornei al Mondo. Lo spagnolo può realizzare ciò in cui non sono riusciti Federer, Nadal e Djokovic, senza dimenticare prima di loro Sampras, Agassi, Borg, Lendl e McEnroe. Nomi che hanno fatto la storia, con la S maiuscola e senza interpretazioni, di questo sport. L’ultimo, e unico, in era Open a fare il Grande Slam fu Rod Laver nel 1969, proprio l’atleta a cui è intitolato il campo centrale di Melbourne dove domenica scorsa Alcaraz ha marchiato, indelebile, il suo attuale regno sportivo.

Carlos Alcaraz
Carlos Alcaraz

Ecco perché Alcaraz può vincere il Grande Slam

Carlitos può farcela, perché il suo numero 1 è di una credibilità definitiva e ormai assoluta, perché da due anni è il più forte di tutti sulla terra del Roland Garros, perché si muove come nel giardino di casa sull’erba di Wimbledon e perché dopo aver messo in fila US Open 2025 e Australian Open 2026 si è anche impadronito di una supremazia tecnica sul cemento. Tra Alcaraz e l’immortalità mancano tre Slam e otto mesi di una stagione, al solito, lunga e complessa.

Sinner l’unico ostacolo

Le insidie di un calendario saturo di impegni restano una variante da considerare, tanto quanto la presenza dall’altra parte della rete di quel ragazzo altoatesino di nome Jannik Sinner, l’unico ostacolo e non meno unica, credibile, alternativa. Sinner ha saltato la finale in Australia solo per “colpa” di un Djokovic leggendario, ma la sensazione lasciata in eredità è di un torneo in tono minore. Condizione fisica e qualche passaggio a vuoto a livello mentale, il prime di Jannik, oggi, sembra non valere quello di Alcaraz, tuttavia, a parte clamorosi exploit, è e sarà ancora Sinner nei prossimi mesi l’unico nome dal quale Carlitos dovrà difendersi.

E gli altri?

Il gruppo degli “altri” sembra, oggettivamente, troppo distante. La patologica inconcludenza di Zverev non fa più notizia, la crescita di Musetti è tangibile ma ancora non definitiva, Fritz, de Minaur, Aliassime e Shelton sono ottimi giocatori che in altre epoche tennistiche però avrebbero trovato con difficoltà una top ten stabile. Medvedev, Ruud e Rublev sono in caduta, Rune e Draper hanno, per ora, dimenticato di cambiar marcia alle loro carriere. E se a trent’otto anni abbondanti Novak Djokovic continua ad essere protagonista, le ragioni sono da dividere tra la grandezza, assoluta, di un atleta incredibile, e per certi versi irraggiungibile, ma anche la mancanza di una generazione all’altezza di quella che l’ha preceduta.

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