Sembra passato un secolo dallo scetticismo che aveva accompagnato, in primavera, la scelta dell’Inter di affidare il post-Inzaghi a Cristian Chivu. In realtà sono trascorsi poco più di sei mesi, ma nel frattempo sotto i ponti nerazzurri è scorsa parecchia acqua.
Dopo un avvio di stagione tutt’altro che confortante — condizionato anche dalle scorie psicologiche lasciate dalle delusioni di fine maggio — l’Inter ha progressivamente trovato la quadratura tattica richiesta dal suo allenatore.
Il risultato è una squadra riconoscibile, matura e in continua evoluzione, capace di assorbire le difficoltà e trasformarle in opportunità.

Il nuovo volto tattico dell’Inter di Chivu
Tra gli elementi più evidenti del nuovo corso spicca l’innalzamento netto del baricentro, una scelta percepibile anche a occhio nudo. A questo si aggiunge la costante ricerca del dominio del palleggio, ampiamente certificata dalle statistiche offensive della formazione nerazzurra, oggi imparagonabili a quelle di qualsiasi altra squadra del campionato.
Ma il vero marchio di fabbrica dell’Inter di Chivu è forse un altro: il coinvolgimento totale dell’intera rosa. Nessun titolare intoccabile, nessuna gerarchia rigida, bensì un sistema che valorizza profondità e rotazioni, rendendo ogni elemento parte attiva del progetto.
Il valore del settore giovanile e il coraggio delle scelte
Un processo che affonda le proprie radici nel background professionale di Chivu, cresciuto nel settore giovanile nerazzurro e quindi privo di qualsiasi remora nel coinvolgere ragazzi giovani e di valore. Emblematica, in questo senso, la conferma estiva di Pio Esposito, difesa con convinzione fino a renderlo a tutti gli effetti la spalla titolare di Lautaro Martinez in attacco.
Una scelta che ha dato risposte concrete sul campo e che testimonia la fiducia dell’allenatore nel lavoro fatto “in casa”.
Dalle emergenze alle opportunità: la gestione degli infortuni
Nemmeno le emergenze legate agli infortuni hanno rallentato la rivoluzione silenziosa dell’Inter. Chivu ha dimostrato grande intelligenza nel non disperdere il prezioso lavoro svolto da Simone Inzaghi nel suo quadriennio, ma al tempo stesso nel saperlo evolvere laddove erano emerse criticità strutturali.
In assenza di soluzioni immediate per sopperire al problema fisico di Dumfries, l’allenatore ha valorizzato Luis Henrique al punto da spingere la società a rifiutare offerte da 30 milioni di euro nel mercato di gennaio. Ha cucito su misura l’adattamento di Diouf in un ruolo non suo, ampliando ulteriormente il ventaglio di alternative. Ha lanciato con riscontri più che positivi Kamate anche tra i grandi, capitalizzando il grande lavoro svolto da Stefano Vecchi con l’Under 23.
Il caso Zielinski: da esubero a perno del centrocampo
Il caso limite resta però quello di Piotr Zielinski. Complice una serie di problemi fisici, il centrocampista polacco si affacciava alla sua seconda stagione in maglia nerazzurra con l’etichetta di possibile esubero, difficilmente destinato a trovare spazio nel nuovo corso.
Chivu ha ribaltato completamente la narrazione, rendendo l’ex Napoli un elemento imprescindibile della squadra e uno dei centrocampisti più performanti dell’intero torneo. La fatica con cui accettava il ruolo di regista nella passata stagione — intuizione da attribuire anche a Inzaghi — ha lasciato spazio alla naturalezza con cui oggi si prende sulle spalle la responsabilità di guidare la manovra nerazzurra.
Mercato e visione: la forza della continuità
La capacità di costruire alternative all’interno della rosa ha spinto la dirigenza a evitare investimenti poco futuribili nel mercato di gennaio. Una decisione che va ben oltre le richieste di informazioni appena abbozzate e spesso presentate dall’opinione pubblica come trattative in fase avanzata (Diaby, Jones): nulla di più lontano dalla realtà. Una realtà che ha invece concretizzato intuizioni futuribili alla Massolin, che potrebbero germogliare dalla prossima stagione.
La sensazione che emerge dalla gestione dell’Inter è quella di un blocco monolitico tra società e allenatore, fondato sulla condivisione e privo di frizioni. Un equilibrio che va ben al di là del mercato definito come “bastardo” dal tecnico e che ha permesso di ridurre al minimo le possibili tensioni proprio nella fase più delicata della stagione.
Il verdetto finale spetta al campo
Sarà, come sempre, il campo a trasformare idee e intenzioni in risultati concreti. Ma l’universo nerazzurro ha già iniziato a crederci, ad assaporare un progetto solido e coerente, e non ha alcuna intenzione di vederlo scivolare via proprio in prossimità del traguardo.