Domani scendiamo in campo a Bergamo contro l’Irlanda del Nord e capiremo se avremo un supplemento di sofferenza, martedì in Galles oppure in Bosnia.
Il supplemento di sofferenza ce lo prenderemmo volentieri, a patto di non rispondere all’eventuale domanda di un ragazzo quindicenne (cosa ho fatto di male nella mia vita per non aver potuto assistere a un Mondiale con la Nazionale italiana in campo?). Ecco, quella domanda sarebbe insopportabile e più che altro la sintesi di come abbiamo ridotto il movimento. Resto dell’idea che un presidente federale non vada pesato in base ai Mondiali che ha disputato durante la sua gestione, ma in base al contributo portato all’interno del suo mandato.

La crisi del sistema e le responsabilità
Nel caso di Gabriele Gravina siamo sotto lo zero, assolutamente sotto il vuoto pneumatico, il peggior presidente della storia della FIGC, come minimo il peggiore degli ultimi 50 anni. Il fatto paradossale di questa storia è che chi dovrebbe porre una domanda in conferenza stampa, chiedendo a Gravina – con fatti alla mano – i motivi di questo disastro, se ne guarda bene (tengono famiglia) tranne qualche eccezione. E invece si dedica, giochino troppo comodo e indolore, a fare le pulci al CT: perché non ha chiamato Fagioli, il migliore centrocampista italiano (della storia no?), perché ha ignorato Zappacosta, per quale motivo non si è accorto del nuovo Zaniolo e ha trascurato il fantasmagorico Bernardeschi? Giochino troppo comodo perché costa nulla e comporta zero rischi. Gattuso non è Allegri che se sbaglia qualche stagione gliela perdonano e costruiscono alibi su misura. Gattuso è schietto, diretto, non ruffiano e quindi può essere messo più agevolmente sotto schiaffo. Lui ha detto “non siamo una squadra di scappati di casa”, quando fondamentalmente gli scappati ce li ha dentro casa. Sono tutti quelli che non hanno ancora afferrato il vero problema del sistema, pensano che sia una convocazione in più o in meno a fare la differenza in base ai gusti (?) personali come se fosse un gelato alla nocciola o al pistacchio, con o senza panna. La forza mediatica di Gravina sarà sempre che daranno la colpa, in caso di umiliante eliminazione, alla mancata convocazione di Bernardeschi oppure di chissà chi. Quando il vero nostro Mondiale, fuori dal campo, lo abbiamo perso da tempo, in ritardo su qualsiasi Paese, di sicuro anche su quelli del terzo mondo calcistico.
L’esplosione di Gila e le prospettive di mercato
Impressionante la crescita esponenziale di Mario Gila. Nel pieno della maturità, classe 2000, sta sprigionando il meglio del repertorio, la sicurezza, la ferocia, la tecnica e la personalità. Un baluardo autentico, di sicuro un affare se pensiamo che il suo contratto scadrà tra poco più di 15 mesi. La Lazio non potrà incassare la cifra per il valore effettivo del cartellino proprio in virtù di una scadenza dietro l’angolo. Le traiettorie sono chiare da gennaio: prima l’Inter, poi il forte interesse del Milan non fosse altro perché Tare l’ha portato in Italia, la variabile impazzita potrebbe essere rappresentata da un club inglese in grado di sparigliare con una proposta top. Nella Lazio sta crescendo Provstgaard, un obiettivo a zero è Diogo Leite, ma di questo prorompente Gila sentiremo parlare presto, per un nuovo e definitivo balzo.