Il Milan di problemi non ne ha tanti. Un paio, non di più. Che però pesano parecchio e devono essere sistemati.
Partendo dal presupposto che dovrà necessariamente e a qualsiasi costo garantirsi il quarto posto e la partecipazione alla prossima Champions League, cioè l’obiettivo fissato dalla proprietà a inizio stagione, queste ultime partite chiaramente non fatte bene sono state utili alla dirigenza per prendere appunti.

I problemi del Milan e le lacune da colmare
I compiti in classe da svolgere già dalle prossime settimane sono chiari: servono giocatori top in grado di alzare il livello dal punto di vista della mentalità, il solo Luka Modric non basta; la squadra dovrà avere come riferimento un attaccante vero. Da vero Milan, per intenderci. Un bomber da doppia cifra, una punta in grado di fra giocare meglio la squadra. Sono due lacune che sono rimaste scoperte in estate, o colmate solamente in parte. Ma le toppe restano tali, i problemi prima o poi emergono anche se Massimiliano Allegri è stato fin qui parecchio bravo a coprirli. A mascherarli. A farli passare in secondo piano.
Altro argomento che non si può più rimandare, quello relativo a Rafael Leao. Con l’Udinese un fantasma, lui così come il resto dei compagni sia ben chiaro. Ma dal 10 del Milan, dal calciatore di maggior classe (almeno sulla carta) e dopo alcuni passaggi a vuoto era lecito aspettarsi di più. Invece la solita indolenza e un giallo evitabilissimo. A ridosso dei 30, inteso come anni , il club farebbe bene a farsi due domande se andare avanti con uno così ondivago nelle prestazioni oppure lasciar perdere. E la risposta ora sarebbe facile, anche perché di tempo e di possibilità ce ne sono state. Anche troppe.
Il progetto della Roma tra giovani e visione futura
A proposito di tempo. Se a Roma riuscissero a essere un po’ più pazienti, a iniziare da Gian Piero Gasperini, potrebbero guardare con ottimismo al futuro. Fermo restando che l’obiettivo Champions League è ancora possibile, in Italia quello impostato dal club insieme al direttore sportivo Frederic Massara è uno dei progetti più interessanti e intriganti che ci sono attualmente in Italia. Non è un progetto per tutti, e non tutti l’hanno capito. Ma la Roma ha tracciato una strada che potrebbe portare lontano. Giovani di qualità, calciatori con un potenziale molto alto e margini di crescita importanti. In più italiani come Ghilardi, Pisilli, Venturino e Arena pronti a ritagliarsi uno spazio.
C’è davvero tutto per costruire una roba bella, compreso l’allenatore perfetto per questo tipo di planning. Chiaro che Gasperini è ambizioso e vorrebbe giocatori già formati, però anche lui dev’essere paziente. Il club lo sta supportando e sostenendo, Massara sta facendo un buon lavoro riuscendo a soddisfare sia le esigenze della proprietà (abbassamento dei costi e investimenti sui giovani) che quelle dell’allenatore. Se tutti riuscissero a vedere dalla stessa parte Roma e la Roma potrebbero davvero togliersi tante belle soddisfazioni. Tutti parlano di progetti, in pochissimi li mettono in pratica. La Roma rientra in questa cerchia ristretta. Chiaro, in estate va puntellato il tutto. Ma la base è ottima.
Udinese e Torino: modelli virtuosi da seguire
Sono estremamente interessanti anche le qualità dell’Udinese. Non ruba la scena, non occupa le prime pagine. E non va celebrata adesso perché ha sbancato a Milano. Ma l’Udinese mai come quest’anno è tornata su determinati livelli ed il successo di San Siro e soltanto una conferma in più. Davis, Atta, Solet, Kristensen, Ekkelenkamp: c’è l’avete presente l’Udinese di una decina di anni fa che scovava e lanciava talenti? Beh, prendente nota. Perché fra poco, o comunque non troppo, alcuni di questi li vedrete ad altissimi livelli. Probabilmente nell’Europa più nobile, non in Italia. Un po’ per la cecità dei dirigenti, un po’ perché adesso i prezzi probabilmente non saranno accessibili alle società italiane.
A Torino un gran lavoro lo sta facendo Roberto D’Aversa. Ha raccolto una squadra a terra, con soli 3 punti in più dal terzultimo posto ed ereditando un ambiente inteso come spogliatoio che aveva rigettato i metodi di Marco Baroni. Grazie a lui è cambiato tutto nel giro di un mese mezzo, e non lo dicono solamente i risultati ma gli suoi stessi calciatori. Tutti, dal primo all’ultimo, e anche chi fin qui ha trovato poco spazio, hanno reso merito a un allenatore molto bravo. Che ha sempre mantenuto un profilo basso e lavorato tanto. In 6 partite con il Torino ne ha vinte 4, segnato tanto, rilanciato e valorizzato diversi calciatori e perso solamente contro Napoli e Milan. Peraltro non sfigurando, anzi. Un bel lavoro, come quello fatto anche con Lecce ed Empoli. Non ingannino i risultati, piuttosto serve scorrere la lista dei calciatori lanciati e valorizzati. Dorgu, Krstovic, Pongracic, Fazzini, Esposito, Colombo, Marianucci. Più giovanissimi come quelli con cui ha giocato una semifinale di Coppa Italia. L’apparenza spesso inganna, la realtà è per chi sa andare oltre.