Roma, un solo uomo al comando e chi decide non decide. Napoli, Lukaku, e altri dubbi

Gian Piero Gasperini si è preso la Roma e la Roma ha dimostrato di essere sotto scacco del suo allenatore.

Comanda lui, decide l’allenatore su tutto e tutti. L’immagine che ne viene fuori da questa triste storia in cui l’allenatore fa fuori una parte importante del club come Claudio Ranieri prima, e (con ogni probabilità) il direttore sportivo Frederic Massara successivamente, dimostra come la proprietà sia stata poco capace di gestire una situazione delicata. Non è la prima volta che Friedkin padre e figlio scelgono di non scegliere. O meglio, di non fare in fondo ciò che al contrario dovrebbero fare i principali manager di un club in cui succede di tutto. E tutto alla luce del sole. Litigi compresi e malumori esposti pubblicamente come se niente fosse.

Una gestione debole e una struttura fragile

I tifosi della Roma in questa vicenda sono stati i più lucidi e maturi in assoluto, ricordando che la Roma e il bene della Roma viene prima di qualsiasi altra cosa, situazione o persona. Non è populismo, ma la realtà dei fatti. Hanno ragione loro. Nel comunicato ufficiale della Roma la proprietà ha fatto riferimento a questo piccolo, grande dettaglio. Uno schema già visto, da sempre infatti i principali dirigenti sono molto sensibili agli umori della piazza. Altro segnale di debolezza. Così come debole è stata la presa di posizione all’interno di una situazione oggettivamente imbarazzante e che rischia di macchiare una stagione in cui c’erano – e ci sono – tutte le premesse per portare avanti un bel progetto. Che in pochi hanno capito. Di certo non lo ha compreso Gasperini, ed è un peccato. È ambizioso, vuole vincere, vuole eccellere. Signor allenatore, con la “S” volutamente maiuscola. Ma non gestibile in un gruppo di lavoro.

I suoi diverbi con i vari manager sono ormai un marchio di fabbrica, quasi o quanto il suo calcio. Va bene tutto, ma una cosa del genere non si può accettare. Non esiste che un allenatore, qualunque esso sia, possa decidere chi, come e quando può lavorare con lui al di fuori della sua sfera di competenza. Non esiste che un allenatore possa decidere da solo i nomi dei calciatori da andare a prendere. Nel 2026 in calcio si fa in un’altra maniera: l’allenatore indica le caratteristiche, il direttore sportivo chiaramente bravo prende nota e porta il giocatore adatto. Sempre in relazione a ciò che può spendere e quelle che sono le indicazioni della proprietà. A Bergamo con l’Atalanta Gasperini aveva trovato due fenomeni: Sartori prima e D’Amico poi. A Roma un altro dirigente molto bravo e competente come Massara. Se ne parla poco perché non è amico degli amici, con i media si espone raramente ma è sempre molto serio e corretto. Lavora tanto e lavora bene. Il classico profilo che nel Mondo di oggi, in cui l’apparire conta più della sostanza, non emerge per ciò che effettivamente merita.

Un altro direttore sportivo che Gasperini non ha capito. La narrazione dice che quelli bravi li ha voluti Gasp, vedi Malen, mentre i flop sono i giocatori scelti e presi da Massara. Brutta cosa, molto. Non funziona così e non è andata così. Ma in una realtà in cui l’allenatore viene anche prima della proprietà vale tutto. Da questa storia Gasperini avrà qualsiasi cosa: potere, gestione del mercato e degli uomini. Ha vinto lui, ha perso almeno come immagine la Roma. Chiaro che ancor di più ora conteranno i risultati.

Napoli tra tensioni e incognite

A Napoli altro bel caos, nemmeno poi così calmo. Lukaku si è probabilmente dimenticato cosa ha fatto Antonio Conte per lui e cosa è stato il Napoli per un attaccante che si era totalmente perso. Una realtà che lo ha accolto, amato e rilanciato in grande stile. Lui ci ha messo tanto del suo, sia chiaro. Fino a quando è stato bene ha contributo a suon di gol a riportare il club a vincere lo scudetto. Ma rientrare a casa e non passare a salutare l’allenatore è un gesto sinceramente incomprensibile. E irrispettoso. A differenza della Roma, Aurelio De Laurentiis non è Friedkin e sicuramente non farà passare in secondo piano un fatto comunque grave.

Lui ma anche Conte che nel frattempo non perde mai l’occasione per provare a salvare mediaticamente una stagione al di sotto delle aspettative. Non sempre per sue responsabilità, come anche qui la vulgata vuol far credere. Resta la migliore garanzia del Napoli, almeno per il momento. Poi si vedrà perché la partita sul futuro e sulla possibile permanenza è ancora tutta da giocare.

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