La Juventus ha questa chiara caratteristica: quando è sul punto di staccare il tagliando per la definitiva competitività, si ferma e fa regali. Come se fosse la vigilia di Natale oppure l’ultimo giorno dell’anno. Champagne gratuito.
I due pareggi contro Milan e Hellas Verona sono stati allarmanti per due motivi: a) in casa di Massimiliano Allegri la squadra si è accontentata quando avrebbe dovuto fare la partita; b) contro Sammarco e soci la Juve è scesa in campo con la sicurezza-consapevolezza di avere già i tre punti in classifica, errore di presunzione colossale. Se la Juve è in questa situazione, la colpa principale è di Comolli che aveva confermato Tudor per poi esonerarlo dopo qualche mese, una decisione che è costata almeno 7-8 punti in classifica.

Juve, tra limiti mentali e priorità di mercato
Adesso bisognerà restare allertati fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata, esattamente come la scorsa stagione quando fu decisiva la trasferta di Venezia. E poi bisognerà pensare al mercato, ammesso (e molto non concesso) che i motori non siano stati accesi. La necessità di prendere gente con personalità spiccata, vedi Alisson Becker, è una chiave di lettura limpida e inequivocabile. La Juve deve andare in campo con la necessità di vincere le partite, con il desiderio di aggredire, senza pensare che il gol debba arrivare da un momento all’altro perché tu sei più forte e gli altri sfigati.
Inter, la gestione Chivu e le basi del successo
Si parla molto di mercato, ma il più grande merito di Cristian Chivu per lo Scudetto numero 21 dell’Inter è stato uno per distacco: la gestione. Aveva rilevato un gruppo mentalmente provato per aver raccolto nulla nella scorsa stagione dopo un percorso sulla carta trionfale. In aggiunta, diatribe interne che avrebbero potuto minare il futuro e comprometterlo. Il merito dell’Inter è stato quello di affidargli le chiavi durante il Mondiale per Club, non per vincerlo (chiaro, l’ambizione c’è sempre) ma per acclimatarsi e mettere un po’ di ordine. Chivu c’è riuscito e ha riallineato una situazione complicata. Ha avuto un mediocre avvio di campionato e non si è smontato. Gli hanno detto a lungo che non era capace di vincere gli scontri diretti, come se bastasse fare il pieno contro le big per avere la certezza di un triangolino di stoffa da cucire sul petto. Ecco perché gli altri possono anche parlare e disquisire, ma lui ha portato a casa la pagnotta: lo Scudetto al primo anno, alle spalle 13 panchine con il Parma, ora il mercato indirizzato. Ci sono nomi che l’Inter segue da tempo, Muharemovic passando per Solet e Jones, ma esiste soprattutto la certezza che sarà un organico più forte. E che il profitto dell’allenatore migliorerà, per una maggiore consapevolezza e una migliore predisposizione.
Milan, divisioni interne e rischio fallimento
Il Milan gioca male da sempre, quindi non sono scandalizzato per le ultime sconfitte. Massimiliano Allegri gestisce ma non dà un’idea tecnico-tattica alla squadra, molto spesso le sue creature da febbraio in poi si sgretolano proprio perché non esiste una base convincente. Il Milan non può fallire l’obiettivo Champions, sarebbe un disastro epocale, ma soprattutto continua a non avere un’unità di intenti fuori dal campo. Sono talmente spaccati che ognuno ragiona a modo proprio. L’ultimo like di Igli Tare su dichiarazioni di Fedele Confalonieri nei riguardi di Gerry Cardinale e Giorgio Furlani non è bello. Il fatto di averlo rimosso rende l’idea di quanti scogli ci siano dentro l’arcipelago rossonero, esattamente dentro il palazzo rossonero. E senza un feeling totale il problema non è soltanto andare in Champions (già lo è…), ma tutto il resto.