Il campionato degli errori, il Milan degli orrori, due turni per creare la Juve di Spalletti!

Saranno due giornate entusiasmanti quelle che chiuderanno il campionato di Serie A, decisive sia per la corsa Champions League sia per la lotta salvezza. Restano gli ultimi verdetti da assegnare in una stagione che, però, continuerà inevitabilmente a far discutere per le tante polemiche arbitrali che ne hanno pesantemente condizionato il cammino.

Quello che si è visto durante tutto l’anno, e soprattutto nell’ultimo turno di campionato, ha lasciato enormi dubbi sulla coerenza del metro arbitrale. Gli episodi di Verona, Parma e Lecce hanno evidenziato ancora una volta valutazioni completamente differenti rispetto a situazioni simili viste nelle settimane precedenti.
E non si tratta di dire che Como, Roma o altre squadre siano state favorite. Il vero problema è che in questa stagione non è mai esistito un criterio unico di giudizio arbitrale. Il metro cambia continuamente da partita a partita e spesso anche all’interno dello stesso weekend.
Il campionato sembra navigare a vista, tra interpretazioni differenti e decisioni che variano in base alla sensibilità dell’arbitro o del VAR di turno.

Il VAR e il problema della mancanza di uniformità

L’esempio più evidente è arrivato nel finale di Parma-Roma, con un rigore assegnato dopo un recupero lunghissimo. Un penalty che può anche essere considerato corretto, ma che inevitabilmente fa crollare il castello di coerenza rispetto a quanto accaduto in Fiorentina-Juventus, dove un episodio praticamente identico aveva portato alla revoca del calcio di rigore inizialmente concesso ai bianconeri.
A questo punto il problema non è più il singolo episodio, ma l’assenza totale di uniformità. O un contatto è rigore sempre, oppure non lo è mai. Non possono esistere interpretazioni completamente opposte davanti a situazioni quasi identiche.
La stessa contraddizione si era già vista in Verona-Juventus, con episodi valutati diversamente rispetto alla stagione precedente, o ancora in Atalanta-Udinese, dove decisioni analoghe hanno portato a conclusioni completamente differenti.
Le proteste hanno coinvolto praticamente tutte le squadre di Serie A, segno evidente di un problema generale e non legato a una singola società.
Il VAR era stato introdotto per correggere i “chiari ed evidenti errori”, ma oggi viene utilizzato per reinterpretare qualsiasi episodio, spesso smentendo decisioni prese la settimana precedente e aumentando ancora di più la confusione.
In altri campionati il VAR viene utilizzato con maggiore linearità ed efficacia. Le polemiche non spariscono mai completamente, basta guardare quanto accaduto recentemente anche in Premier League, ma almeno esiste una maggiore coerenza interpretativa.
Paradossalmente oggi il campionato italiano presenta più polemiche arbitrali rispetto alle stagioni 2004-2005 e 2005-2006, anni che furono definiti “falsati”, pur senza l’ausilio della tecnologia.
Eppure, negli ultimi anni, si sono viste situazioni difficili perfino da spiegare.
Impossibile non ricordare il celebre episodio di Candreva “sparito” dalle telecamere, con un gol regolare annullato alla Juventus che finì per condizionare non solo quella partita ma anche le successive.
Così come resta inspiegabile quanto accaduto quest’anno con l’espulsione di Kalulu e la mancata espulsione di Bastoni: un episodio considerato da molti uno degli errori arbitrali più gravi dell’intera stagione.

Spalletti ha due turni per creare la Juve del futuro

In tutto questo caos resta apertissima una corsa Champions League spettacolare e imprevedibile.
La Juventus è riuscita a rilanciarsi, ma continua a mostrare gli stessi limiti che l’hanno accompagnata per tutta la stagione: incapacità di chiudere partite dominate, enorme quantità di occasioni create e pochissimi gol segnati rispetto alla mole di gioco prodotta.
I bianconeri tirano tantissimo in porta ma concretizzano troppo poco, concedendo poi agli avversari quelle due o tre occasioni che rischiano ogni volta di trasformare una serata tranquilla in un incubo.
Per questo motivo il terzo posto attuale rappresenta una base importante ma non ancora una certezza assoluta.
Resta poi apertissimo anche il tema legato al futuro di Dusan Vlahovic. L’attaccante serbo continua a essere al centro del dibattito e un suo eventuale addio all’estero lascerebbe inevitabilmente tante riflessioni.
La Juventus ha investito enormemente su di lui, garantendogli uno stipendio altissimo e aspettandosi prestazioni da attaccante dominante. I tifosi lo hanno spesso criticato, ma altrettanto spesso lo hanno sostenuto e applaudito, aspettandosi un rendimento vicino ai migliori bomber europei.
Luciano Spalletti ha in mente la Juventus del futuro, quello che serve per la Juventus di domani, ma ha bisogno della Champions League per attirare campioni e rendere tutto sostenibile.

Il Milan degli orrori e una corsa Champions ancora apertissima

Anche il Milan continua a essere pienamente coinvolto nella corsa Champions. Una situazione che ricorda molto da vicino il crollo vissuto dalla Juventus di Allegri negli ultimi mesi della sua esperienza bianconera. Anche allora cominciò tutto con l’Udinese e andò a finire male, finale di Coppa Italia a parte.
I rossoneri non sono ancora fuori dai giochi, perché vincere contro Genoa e Cagliari non rappresenta un’impresa impossibile. Tuttavia, il Milan attuale non trasmette certezze e continua a mostrare enormi difficoltà di gioco e continuità.
La Roma, invece, dopo aver attraversato settimane complicatissime, sembra oggi la squadra più in forma tra quelle coinvolte nella corsa europea, mentre il Como ha già raggiunto il proprio obiettivo stagionale e potrebbe avere meno motivazioni. Il Parma, però, lotterà fino all’ultimo punto disponibile, come ha già fatto contro la Roma.
Ci aspettano quindi due giornate di campionato cariche di adrenalina, tensione e totale imprevedibilità.
Resta però un’ultima riflessione sull’organizzazione del calendario in ottica futura. Era noto da mesi che gli Internazionali d’Italia si sarebbero giocati in questo periodo: viene quindi naturale chiedersi come sia stato possibile programmare il derby Roma-Lazio proprio negli stessi giorni.
Per il futuro sarebbe auspicabile un ritorno al calendario simmetrico, così da ridurre polemiche e sospetti legati alle differenze tra girone d’andata e ritorno. Perché quello che affronti all’andata dovresti ritrovarlo, nelle stesse condizioni, anche al ritorno.

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