I temi del Mondiale: la competizione elefantiaco, equilibrato come non accadeva da mezzo, il conflitto generazionale e l’errore sui biglietti

Mancano ancora 6 giorni al Mondiale, e vi rimando all’editoriale della prossima settimana per pronostici e analisi, quando la competizione è vero sarà iniziata da 2 giorni ma saranno scesi in campo solo i paesi organizzatori.

Per adesso, mentre la febbre e la tensione le senti salire silenziose dentro pronte a esplodere improvvise quando ci sarà la cerimonia inaugurale e molleremo gli ormeggi dei nostri rimpianti per non esserci e ci faremo comunque travolgere dalla giostra, per adesso in ordine sparso i differenti fuochi d’artificio pronti a brillare.

Il Mondiale elefantiaco

Non solo solo le 48 squadre. E non è soltanto una fase a gruppi più che sperimentale, con circa l’80% delle partite con poco blasone, e la tensione diluita dalla presenza dei Sedicesimi che permettono il passaggio del turno con solo una vittoria. Di solito i cambiamenti necessitano due edizioni per assestarsi: a Francia98 la fase a gruppi fu banale e scontata come non succedeva da 30 anni, ed era la prima edizione con allargamento a 32 squadre; ma da CoreaGiappone2002 ricominciò lo psicodramma affascinante che non si è mai fermato, e forse anche stavolta succederà un salto. Ma l’elefantiasi è nella logistica: un Mondiale su 3 paesi grandi come un continente e mezzo, costosissimo negli spostamenti, impossibile nei trasporti. Se il Qatar è stato la perfezione organizzativa, UsaMessicoCanada ha una alta percentuale di rischio disastro.

La livella sportiva e il conflitto generazionale

Raramente si è visto un Mondiale senza un favorito netto, e con almeno 4 nazionali più o meno alla pari, ma nessuna fortissima. Una situazione simile a quanto visto agli ultimi Europei, e che forse ai Mondiale si era verificata solo a Argentina78. Forse non lascerà prestazioni memorabili, ma può portare a una grande agonismo e tensione. Anche perché c’è una penuria di campioni, il che porta al prossimo punto.

C’è una strana situazione. Ci sono vecchi campioni all’ultimo ballo, ma lontani dalla loro eccellenza (Messi, Cristiano, Neymar?). Astri nascenti pronti a esplodere ma a cui manca ancora la consacrazione assoluta (Lamine Yamal, Bellingham, Olise). E poi i giocatori più forti che però nonostante le tante vittorie si portano ancora appresso un senso d’incompiutezza per raggiungere i mostri sacri (Mbappé, Haaland, Harry Kame). Ad Argentina78, per continuare con il paragone, ci fu un vuoto di figure memorabili. Per un senso di incompletezza diffusa, potrebbe accadere di nuovo. O sennò, chi riuscirà ad affrancarsi da quel sortilegio, potrebbe lasciare l’impronta decisiva.

La festa itinerante e l’errore sui biglietti

E infine l’ultimo aspetto, che non finisce mai negli almanacchi ma che posso assicurarvi è il più importante di tutti. I tifosi, l’atmosfera, l’esperienza. E’ il motivo per cui provo sempre a portare i telespettatori nel sentimento e nell’energia dell’evento. Perché credete: i gol e le partite sono solo un pretesto per costruire i nostri ricordi personali. Le difficoltà logistiche e economiche che sono state apposte ai tifosi sono mostruose: al di là delle distanze, la politica del dynamic pricing alzando i prezzi all’aumentare delle richieste sembra già un fallimento per la Fifa. E già nel Mondiale per Club l’anno scorso avevo riportato l’anormalità di un paese che sembrava indisposto più che entusiasta ad accogliere Il mondo. Ciononostante viaggeranno in centinaia di migliaia, faranno festa sì o sì, e pur con tutte le difficoltà ridaranno vita ancora una volta all’utopia che vivere in armonia tra i popoli sia possibile. Sarà una festa che è una sfida, perché sembra debba essere non grazie a chi ti ospita, ma nonostante. Ma forse è solo una brutta impressione. Non resta che scoprilo. Sarà un’avventura.

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