Spalletti-Juve, finalmente la stessa lingua. Mancini ct: non una bella ripartenza

È bello parlare la stessa lingua, finalmente. Il mercato della Juventus è in condivisione tra Luciano Spalletti e il suo gruppo di lavoro, già questo è un chiaro passo in avanti rispetto alle nuvole di qualche mese fa.

Un passo indietro fino a gennaio: la Juve cercava un attaccante di spessore, l’unica vera grande richiesta di Lucho per ridare colorito a un reparto che stentava maledettamente a trovare il gol. Openda già fuori dai radar, Milik eterno infortunato, Vlahovic più o meno sulla stessa strada, David con mille problemi di ambientamento. Spalletti chiese di scandagliare il mercato senza presentarsi a mani vuote, fecero il giro delle sette chiese ma non riuscirono a risolvere il problema. Appuntamenti su appuntamenti, da En-Nesyri a Icardi con altre due o tre situazioni intermedie che non portarono al famoso arrosto.

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Alla fine la Juve prese due potenziali rinforzi funzionali, Holm e Boga, ma non certo il rinforzo che serviva per rimediare all’emergenza. Stavolta parlano la stessa lingua, dopo confronti anche molto accesi tra Spalletti e Comolli, ai limiti della praticabilità di campo. Nessuno sa se arriveranno tutti, ma la macchina è ripartita con la stessa condivisione e malgrado la cocente delusione Alisson. Cocente perché la Juve lo ha cercato per settimane, aveva raggiunto un accordo totale con il suo entourage salvo poi dimenticarsi che bisognava ragionare per tempo con il Liverpool per evitare di restare con il cerino in mano. Adesso la Juve è ripartita da Dibu Martinez (operazione non semplice) con Vicario alternativa, spera che Brahim Diaz possa essere assalito dalla voglia di tornare in Italia con un posto da titolare assicurato, punta due attaccanti come Sorloth e Kolo Muani non limitandosi ad incassare il semplice desiderio dei diretti interessati, tiene Frattesi in lista.

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Insomma, un bel pacchetto di situazioni che non sono semplici speranze ma potenziali certezze. Quando sei sotto lo stesso tetto, non puoi pensare e neanche immaginare di parlare lingue diverse: è la prima base per consentire alla Juventus di archiviare anni e anni di delusioni, facendo in modo che la stagione non finisca a febbraio e che la qualificazione Champions non rappresenti il massimo obiettivo. Robe non degne di un club come la Juve abituato a mangiare salmone o caviale per poi ritrovarsi, sono sei anni che funziona così, con un panino alla mortadella.

Consentitemi un telegramma o quasi su Roberto Mancini. Nulla contro l’allenatore oppure contro il selezionatore, ognuno può avere i gusti che ritiene. Ma richiamare chi aveva deciso di accettare la proposta araba senza un minimo di preavviso è la classica conferma di come siamo messi. Certo, bisogna porgere sempre l’altra guancia ma se lo schiaffo che ti danno è violento meglio di no. Bisogna aspettare solo per quel minimo di precauzione che serve in situazioni del genere, ma se questa dovesse essere la prima mossa di Malagò fresco di nomina come nuovo presidente FIGC sono già sicuro da ora che la seconda sarà migliore. E che avrebbe dovuto prendere qualsiasi altro ct piuttosto che quello ormai scelto.

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