Juventus, la Rivoluzione sacrosanta

È il giorno della Rivoluzione. E sarà una rivoluzione sacrosanta, quella che tornerà a posizionare la Juventus nell’orbita che compete a un top club come quello bianconero.

La coerenza nella linea di comando è un aspetto inderogabile per chi ha intenzione di riemergere dalle proprie ceneri, mettendo da parte fantasie di algoritmi e soprattutto scelte lontane dalla razionalità. Come quella di abbattere un’eccellenza come il sistema di scouting della Juventus, per affidarsi a consulenze esterne non sempre prive di interessi, come abbiamo avuto modo di raccontare in tempi non sospetti.

La fine dell’era Comolli

Oggi si chiuderà la breve e infausta era targata Comolli. Il cui unico aspetto meritevole di menzione sarà rappresentato dalla scelta del francese di rassegnare le dimissioni, rinunciando al proprio mandato nonostante un contratto ancora in vigore e che gli avrebbe consentito di procedere nella sua opera, come aveva peraltro dichiarato urbi et orbi non più tardi di due settimane fa.

Comolli paga scelte oggettivamente sbagliate, a partire dalla conferma di Tudor con tanto di rinnovo, un anno fa di questi tempi, sino a decisioni di mercato prese senza la minima condivisione con gli altri interpreti apicali della struttura sportiva di un club che si era tramutato in un lontano parente di quello sicuro di sapere come dettare legge quantomeno entro i propri confini.

Le tensioni con Spalletti e gli effetti a catena

Le frizioni con Luciano Spalletti, raccontate nel dettaglio da Alfredo Pedullà da ormai una decina di giorni, hanno fatto il resto. Sono state l’apice di un rapporto mal sopportato dal tecnico di Certaldo sin dai tempi di quella sessione di mercato di gennaio che lo aveva lasciato a combattere inerme e senza centravanti, di fronte a una concorrenza che, proprio grazie alla chiarezza del proprio progetto, ha finito per avere la meglio.

Un addio che potrebbe portarsene dietro, a cascata, anche altri, liberando di fatto i quadri dirigenziali bianconeri di figure che poco hanno contribuito a riportare uno dei club più blasonati del mondo nella dimensione che gli dovrebbe appartenere.

Carnevali e la nuova Juventus

Ma il sereno può tornare a splendere, immediatamente dopo la tempesta. La scelta di affidarsi a un fuoriclasse di rapporti e di gestione come Giovanni Carnevali riporta immediatamente la Juventus nella dimensione di peso politico e coerenza organizzativa con la quale siamo sempre stati abituati a identificarla. L’ambivalenza di competenze dell’ormai ex amministratore delegato del Sassuolo regala alla nuova era juventina un dirigente in grado di maneggiare con disinvoltura e lungimiranza tanto gli aspetti di campo quanto quelli legati alla sfera economico-finanziaria.

Di seguito arriveranno anche le scelte di mercato, per le quali sono prevedibili nuovi innesti nel quadro dirigenziale per accontentare le richieste condivise con l’allenatore. In questo senso, è quasi immediato l’accostamento con Frattesi, apprezzato da Spalletti e portato alla ribalta dallo stesso Carnevali proprio con la maglia del Sassuolo. Magari imbastendo una trattativa che coinvolga Cambiaso con quel Beppe Marotta che del prossimo amministratore delegato della Juventus è stato il maestro.

Una referenza che, guardando al passato della Juventus, non può che essere accolta con fiducia e con il primo sorriso a tinte bianconere del mese di giugno. Ne seguiranno altri.

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