C’è una domanda che inizia a rimbalzare con sempre maggiore insistenza tra i tifosi della Juventus: quando comincerà davvero il mercato bianconero? Perché siamo ormai entrati nel vivo dell’estate, le concorrenti stanno iniziando a definire le rispettive rose e, guardando Torino, l’impressione è quella di una squadra ancora immobile.
Ad oggi l’unico volto nuovo è Jeff Ekhator, uno dei prospetti più interessanti del calcio italiano, acquistato dal Genoa con l’obiettivo di costruire un attaccante per il futuro, ma anche di offrire subito una valida alternativa a Randal Kolo Muani, qualora il francese dovesse arrivare. Un investimento importante, intelligente e in prospettiva, ma inevitabilmente insufficiente per una squadra che ha bisogno di una vera ricostruzione.

Una Juventus ancora troppo ferma sul mercato
Il problema non è tanto il calendario, e non parliamo di sequenze strane: il mercato è lungo e nessuno assegna trofei a luglio. Il problema è la sensazione che, mentre molte rivali stanno già mettendo tasselli importanti, la Juventus continui a vivere di trattative infinite, indiscrezioni e dossier aperti senza arrivare al momento decisivo.
Il centrocampo continua a rappresentare il reparto più bisognoso di interventi; la porta resta un rebus, con Vicario che sembra aver superato gli altri candidati. L’attacco dipende ancora interamente dal complicato affare Kolo Muani e anche sulle corsie esterne le certezze sono poche. Troppe questioni aperte per una squadra che, dopo le difficoltà dell’ultima stagione, avrebbe bisogno di partire con idee chiare e una rosa già delineata.
La sensazione, tuttavia, è che qualcosa possa muoversi sotto traccia. L’arrivo di Giovanni Carnevali porta inevitabilmente a immaginare un modo diverso di operare rispetto agli ultimi anni. Chi conosce il dirigente emiliano sa bene che difficilmente ama lavorare sotto i riflettori. Le sue operazioni migliori sono sempre nate lontano dalle telecamere, con trattative silenziose, pazienza e tempi studiati. È possibile, quindi, che la Juventus stia costruendo alcune operazioni senza il clamore mediatico che spesso accompagna il mercato bianconero.
Ma questa strategia, per quanto condivisibile, dovrà presto tradursi in fatti concreti, perché il tempo passa e Spalletti ha bisogno di conoscere quanto prima la squadra con cui lavorerà durante la preparazione estiva.
Il Milan sembra avere una direzione più chiara
Nel frattempo c’è chi sta dando l’impressione di avere una linea molto più definita. Il Milan, pur tra mille difficoltà e con un progetto ancora da consolidare, si sta muovendo seguendo una logica precisa. Ramos e Gila sono ottimi colpi.
I rossoneri stanno cercando profili funzionali, sostenibili economicamente e coerenti con le esigenze della rosa. Non si stanno limitando a rincorrere i nomi più altisonanti, ma stanno costruendo un mercato che appare sensato, equilibrato e con un’idea tecnica riconoscibile.
Questo non significa che tutte le operazioni si riveleranno corrette, ma almeno trasmettono l’immagine di una società che sa esattamente quali siano le priorità e in quale ordine affrontarle. È proprio questa chiarezza che oggi sembra mancare alla Juventus, ancora troppo legata alle evoluzioni di singole trattative piuttosto che a una pianificazione complessiva.
Il caso Balogun e il precedente Kalulu fanno riflettere
A far discutere in questi giorni è anche il caso Folarin Balogun, protagonista di una vicenda disciplinare che ha avuto risvolti ben più politici che sportivi. Anche l’intervento del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe contribuito a creare un clima favorevole alla revisione della posizione dell’attaccante americano, poi sostanzialmente “graziato”. Al di là delle ricostruzioni, il tema apre inevitabilmente una riflessione più ampia sul principio di uniformità nelle decisioni disciplinari.
Ed è qui che il pensiero torna inevitabilmente a Pierre Kalulu. Il difensore francese, infatti, aveva subito una sanzione per un episodio che, agli occhi di molti osservatori, appare decisamente più grave rispetto al caso dell’americano.
Se oggi Balogun ha potuto beneficiare di una revisione della propria posizione, viene spontaneo chiedersi perché lo stesso principio non sia stato applicato anche nei confronti di Kalulu, come era accaduto in passato anche per Romelu Lukaku.
Non si tratta di invocare favoritismi, ma semplicemente di chiedere coerenza. Le regole dovrebbero essere uguali per tutti, indipendentemente dal peso mediatico del giocatore coinvolto o dalle pressioni che possono arrivare dall’esterno.
La Juventus, in quel caso, aveva espresso tutto il proprio malcontento, ritenendo la decisione sproporzionata rispetto ai fatti. Alla luce di quanto accaduto successivamente, quella sensazione di ingiustizia sembra essere rimasta ancora più forte. Ma si sa, la grazia vale per molti, ma non per tutti…