Succede solo in Italia: oggi più che mai, è proprio il caso di dirlo. Il lato calcistico di questo Paese, nelle istituzioni prima ancora che nelle altre componenti (non meno importanti), dovrebbe iniziare a guardare Gerry Cardinale con occhi diversi.
Non solo come il proprietario americano del Milan, né valutando i risultati della squadra, gli errori di mercato o le discussioni sullo stadio.
Gerry Cardinale va valutato per quello che sta provando a costruire, dentro e fuori dal calcio.

La visione di Gerry Cardinale oltre il calcio
Perché mentre in Italia continuiamo a discutere del presente e ancora di più del passato, Cardinale ragiona sul futuro: l’incredibile operazione Skydance, unione di Paramount-Warner Bros. Discovery, destinata a creare un colosso globale da quasi 70 miliardi di dollari di ricavi, oltre 200 milioni di abbonati streaming e un portafoglio è solo il timbro finale, davanti a cui è impossibile girarsi dall’altra parte. Un progetto che mette insieme entertainment, cinema, televisione e sport e che ben rappresenta esattamente il mondo nel quale Cardinale si muove da sempre.
E qui arriva il punto: il calcio italiano dovrebbe essere felice ed entusiasta di avere uno così dentro la propria industria.
Non perché Cardinale sia infallibile. Non lo è, vedi i primi 4 anni fatti solo di errori.
Ma perché nessuno in Serie A ha una visione che parte dal calcio e arriva molto oltre il calcio: San Siro, una nuova arena, la NBA e il tennis a Milano. Media, entertainment e investimenti internazionali.
Non sono pezzi scollegati, ma parte di una fortissima idea: trasformare un club – e che club – in una piattaforma capace di produrre sport, contenuti, eventi, pubblico e business 365 giorni all’anno.
Il nuovo Cardinale raccontato da Pato, Gallinari e Gila
I tifosi del Milan diranno “vabbè ma a noi interessa vincere, che ce ne importa”: obiezione accolta, a cui rispondere con le parole di chi tifoso lo è, ma che ha potuto approfondire il “nuovo” Cardinale.
Pato, negli ultimi giorni, ha raccontato di un Gerry determinato a riportare il Milan a vincere.
Danilo Gallinari, uno che l’NBA la conosce davvero dall’interno, ha definito positivo il lavoro di Cardinale e ha sottolineato una cosa semplice ma importante: Gerry è lì e non ha intenzione di lasciare il Milan.
Mario Gila, invece, ha raccontato un proprietario che ascolta, che si interessa, che vuole capire e che cerca di stare vicino alla squadra.
Tre persone diverse. Tre percorsi diversi. La stessa fotografia: è un caso?
Possiamo criticare Cardinale. Anzi, dobbiamo farlo quando sbaglia. Possiamo pretendere che il Milan torni a vincere, presto. È il minimo, è un dovere.
Il calcio italiano ha bisogno di costruire il futuro
Ma oggi sarebbe miope non riconoscere che il calcio italiano ha bisogno proprio di questa mentalità, di proprietari che non pensino soltanto a comprare calciatori o al rigore in più o in meno.
Ha bisogno di qualcuno che pensi a come aumentare il valore di un club, di uno stadio, di un evento, di un contenuto, di una community: la Premier League non è diventata la Premier League solo per le sue squadre forti, ma perché è diventata un’industria.
Cardinale questo concetto lo ha capito da tempo, più degli altri: ora deve dimostrare di saperlo applicare anche con il Milan, “i New York Yankees d’Europa”.
Su una cosa però non ci si può girare dall’altra parte: mentre in troppi in Italia cercano solo di difendere quello che esiste (lato marcio compreso), Cardinale sta cercando di costruire quello che ancora non esiste.
E, per una volta, invece di sedersi sul trono della presunzione e guardare a Gerry Cardinale come quello che non sa di cosa sta parlando perché viene da troppo lontano e da un mondo troppo diverso, dovremmo chiederci forse quanto questo possa essere utile e come valorizzare tutti il fatto di averlo dalla nostra parte. D’altronde, l’accusa è “lo fa solo per business”: dovrebbe essere invece proprio la garanzia della sua serietà, visto il buon esito dei suoi altri business. Ma gli altri invece, quelli che nei Palazzi in questi giorni ci stanno facendo vergognare ancora una volta, quelli che hanno distrutto negli ultimi 20 anni il calcio italiano… Per cosa lo fanno? Forse è meglio non chiederselo.