Juve, hai vinto solo la battaglia dei poveri. Chi sono le scuderie di Spalletti? Il vento è sempre contrario, guardate Koopmeiners

La Juventus ha battuto il Napoli 2-0, ha ritrovato i tre punti e ha restituito un sorriso ai propri tifosi. Tutto bello? Fino a un certo punto. Perché bisogna avere il coraggio di guardare oltre il risultato, senza lasciarsi trascinare dall’entusiasmo di una vittoria che rischia di nascondere problemi ancora enormi.

La Juventus ha vinto la battaglia dei poveri. Una sfida tra due squadre in difficoltà, incapaci di esprimere un calcio all’altezza delle rispettive ambizioni. I bianconeri hanno avuto il merito di crederci di più, di mostrare maggiore determinazione e di sfruttare gli episodi favorevoli ma pensare che novanta minuti possano cancellare settimane di prestazioni insufficienti sarebbe un errore clamoroso.

La vittoria non deve diventare un alibi

Contro il Napoli si è vista una Juventus più aggressiva, più concentrata e finalmente capace di lottare, bene, ma dovrebbe essere la normalità, non un evento straordinario. La squadra di Spalletti ha attraversato un periodo nel quale sono mancati risultati, intensità e personalità. Il successo contro gli azzurri rappresenta un punto di ripartenza, non certo un punto d’arrivo.

Il problema è che, attorno alla Juventus, il vento sembra cambiare direzione a seconda delle convenienze, quando si perde, le responsabilità vengono distribuite. Quando si vince, improvvisamente tutto diventa una dimostrazione della bontà delle scelte.

Non funziona così. Una partita non può trasformare gli errori di ieri nelle intuizioni di oggi.

Le scuderie di Spalletti: chi gode davvero della fiducia dell’allenatore?

C’è poi una questione che merita di essere affrontata senza troppi giri di parole: le gerarchie di Luciano Spalletti.

Ogni allenatore ha i propri uomini di fiducia, i calciatori sui quali costruire un progetto e quelli ai quali concede maggiori possibilità. È normale. Ma alla Juventus bisogna chiedersi se tutti vengano giudicati con lo stesso metro. Chi sbaglia può continuare a giocare? Chi resta fuori ha davvero le stesse opportunità di riconquistare spazio? E soprattutto, quanto pesano le prestazioni rispetto alle convinzioni iniziali dell’allenatore? Quando parliamo di scuderie di Spalletti, intendiamo proprio questo: il rischio che si creino categorie di giocatori, tra chi gode di un credito quasi illimitato e chi deve dimostrare tutto in pochi minuti. Non si tratta di sostenere l’esistenza di favoritismi personali, ma di chiedere trasparenza e coerenza nelle valutazioni tecniche.  La Juventus ha bisogno di meritocrazia. Non di intoccabili.

Spalletti ha parlato di scuderie, chi c’è in queste scuderie? Chi sta remando contro, chi gli sta facendo terra bruciata? Spalletti ha ragione quando dice che mancano tanti titolari, ma gli infortuni sono tutti frutti della sfortuna o c’è qualche errore di preparazione alle spalle? Spalletti parlava di qualcuno al di dentro o degli attacchi mediatici al di fuori?

Episodi, la valutazione mediatica non convince 

Prendiamo Teun Koopmeiners, nonostante la vittoria meritata della Juventus, l’olandese è finito in copertina per un intervento falloso, da giallo che per molti era da rosso, da lì considerazioni alquanto di parte sulla gara, senza evidenziare che all’interno della stessa partita, la Juventus poteva usufruire non di uno ma di due calci di rigore.

Spalletti probabilmente quando parla di scuderie si riferisce anche di queste valutazioni spesso a senso unico.
 

Alajbegovic e Zhegrova dimostrano che il talento va utilizzato

La vittoria contro il Napoli offre anche un’altra indicazione, a decidere la partita sono stati Alajbegovic e Boga, mentre Zhegrova ha contribuito in maniera importante alla rete del vantaggio. Tre giocatori capaci di portare qualità, imprevedibilità e iniziativa individuale in una squadra che troppo spesso si è dimostrata piatta.

Alajbegovic ha avuto il coraggio di prendersi una responsabilità. Zhegrova ha creato superiorità numerica. Boga ha chiuso la partita. Sono segnali che Spalletti non può ignorare.

La Juventus deve smettere di ragionare soltanto attraverso equilibri teorici e gerarchie consolidate. Deve premiare chi produce qualcosa di concreto sul campo.

Il vento è sempre contrario, ma la Juventus deve cambiare davvero

La sensazione è che attorno alla Juventus si continui a vivere di giudizi estremi. Prima tutto da buttare, poi tutto da salvare. Ma la verità sta nel mezzo, ed è probabilmente meno rassicurante. La squadra ha battuto un Napoli in difficoltà, non ha conquistato nulla. Ha mostrato orgoglio, non ha ancora dimostrato continuità, ha ritrovato qualche certezza, ma conserva limiti tecnici e caratteriali evidenti- Spalletti ha avuto il merito di ottenere una reazione, ma adesso deve dimostrare di saper costruire qualcosa di duraturo, facendo scelte coerenti e premiando chi merita e dando tutto domenica a Firenze, la gara più importante dell’anno. Un sussulto darebbe il segnale che quanto meno i punti dal quarto posto restano sei, aspettando qualche recupero fisico, per questo la squadra dovrà metterci lo stesso ardore mostrato domenica sera.

Grazie Milan e caso Inter?

Chiudiamo con il grande successo del Milan nel derby. Un successo meritato che salva il campionato per il momento, lasciando qualche speranza di vedere un torneo meno chiuso. L’Inter contro le squadre forti soffre un pochino, è successo con la Roma, con due gol recuperati, è successo con il Napoli, graziati da Anguissa, è successo con il Milan, vedremo cosa succederà domenica con il Como, peccato per i lariani avere un giorno di meno di riposo, Fabregas dovrà sfatare il tabù che lo vede sempre sconfitto di recente con i nerazzurri anche dopo belle partite.
Nel frattempo nessuno lo dice, ma la sensazione che in nerazzurro ci sia un caso Di Marco, è palese, gioca poco e pure un pochino male, sarà colpa di un formidabile Carlos Augusto e delle richieste sul rinnovo di contratto?
Banner blu di Sportitalia con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google
Change privacy settings
×