Luciano Spalletti ha tirato un sospirone: la vittoria contro il Napoli è stata bruttina come qualità della prestazione, ma se la Juve avesse giocato benissimo prendendo soltanto un pareggio sarebbe stato peggio.
Il brodino è meglio di un digiuno, lo direbbe anche Catalano, ma nelle sue spiegazioni il professore di Certaldo ci vende prestazioni che non abbiamo visto. La Juve è stata decente, dignitosa, ha tirato fuori un coniglietto dal cilindro ma non si può certo dire che abbia giocato il calcio che spesso appartiene al vocabolario di Spalletti. Adesso ci sarebbero un paio di doveri da non disattendere per il bene della squadra che allena.

Alajbegovic e la Juventus: Spalletti deve cambiare marcia
Alajbegovic più un attaccante non ha senso, Alajbegovic più due attaccanti sì, a maggior ragione si tratta di una traiettoria utile per quando tornerà Yildiz. Zio Lucio non aveva brillato per la gestione recente di un ragazzo che è costato tanti soldini. E lo dico con tanto rispetto per Woltemade che comunque è un prestito. In una fase complicata, con la classifica bruttina, come minimo ti devi affidare a chi ha una marcia in più e un talento fresco da mettere a disposizione. Senza quel gol di Alajbegovic, Juve-Napoli probabilmente non sarebbe stata stappata. Spalletti sarebbe finito nelle tenebre, ammesso e non concesso che adesso ci sia un sole splendente.
Krosche al Milan: una scelta giusta per la crescita del club
Markus Krosche è un bel passaggio per il Milan, quasi obbligato per la crescita del club. Chi ne aveva parlato a giugno, indicando una strada possibile, aveva smentito il sempre più probabile approdo in rossonero proprio pochi giorni prima del suo addio all’Eintracht. E a quel punto la smentita di pochi giorni prima (“ormai non verrà più al Milan”) è stata smontata dai fatti.
È una mossa giusta non soltanto per le indiscusse qualità di un dirigente giovane ma già affermato con il fiuto giusto per andare a cogliere le occasioni in giro per il Milan. Ma è soprattutto un modo per sgravare Cardinale che non può fare tutto all’interno della società, il proprietario e il presidente, il direttore generale e il direttore sportivo, tra un po’ anche il magazziniere e l’addetto agli arbitri.
Il Milan ha bisogno di avere un organigramma, magari abbastanza asciutto, ma che distribuisca personalità. Si capisce che Cardinale non vuole più collezionare figuracce dopo aver investito un mucchio di milioni, ma proprio per questo deve demandare piuttosto che mettere gli occhi anche in cucina per controllare se lo chef mette troppo pepe e poco sale.
Krosche è l’uomo giusto per scortare Amorim, un allenatore giovane che merita quel minimo sindacale di fiducia. Non si può mettere in croce un allenatore a fine ottobre o inizio novembre, a maggior ragione se è fresco di nomina, a maggior ragione se la Serie A l’aveva vista con il binocolo.
Io non l’avevo criticato dopo il tonfo contro il Bologna, incidenti di percorso sempre dietro l’angolo, ma per il fatto che in avvio di stagione avesse nascosto la maglia da titolare a Pulisic, Moreira e Rabiot. Tre insostituibili adesso finalmente intoccabili. E anche Amorim trarrà giovamento dall’imminente arrivo di Krosche.