Allegri, Spalletti, Sarri: l’orologio biologico comincia a ticchettare? Solo una stagione storta o c’è di più?

Bisogna sempre stare attenti nel pesare parole e giudizi quando riguardano la sfera professionale di una persona, che irrimediabilmente tocca la sfera umana. E questo pur nello spesso sgradevole ruolo in cui ci troviamo noi giornalisti, pagati (anche) per esprimere giudizi.

E bisognerebbe tenerlo a mente soprattutto di questi tempi in cui sparare giudizi alzo zero sembra essere diventata la cifra unica di questo mestiere disgraziato: e prima che voi lettori alziate il dito accusatore verso la categoria, beh potete rivolgerlo verso di voi perché lo sparare alzo zero è proprio la misura di ogni interazione social dei comuni utenti, e anzi proprio voi siete responsabili della deriva visto che ormai è tutto un appiattirsi sui contenuti tipo ’dissing’, ‘ha asfaltato’, ‘ha distrutto’. Siete voi che ci cliccate sopra morbosamente: cominciate a cliccarci meno e vedrete come le cose cambiano.
Premessa doverosa e non coda di paglia perché lungi da me rivolgere attacchi personali o sminuenti verso la persona. Posso avere miei gusti personali ma preferisco sottrarmi alla guerra tra bande tra amici e nemici.

Allegri, Spalletti e Sarri: una crisi che interroga il calcio italiano

E però sta succedendo una cosa sulle panchine italiane che è troppo clamorosa per essere ignorata, e forse non si tratta di una coincidenza ma di un fenomeno. Ci sono tre nomi che hanno connotato e polarizzato fortemente il calcio italiano rispettivamente negli ultimi 20, 15 e 10 anni: Spalletti, Allegri e Sarri. E che sembrano entrare nella peggiore stagione della loro carriera, per quanto coerente con la negatività delle loro ultime performance. E lo fanno pur essendo stati messi nelle condizioni di esprimersi al meglio. Al punto che la domanda nasce spontanea: sta cominciando a ticchettare il loro orologio biologico? Sono improvvisamente diventati datati e non riescono più a calarsi in questo calcio?

Spalletti e Sarri a 67 anni, ma Allegri a 59 anni. Hanno fatto il loro tempo?

Sia chiaro, aborro la corrente del nuovismo. Come se quanto viene di nuovo sia a prescindere migliore. Mai e poi mai. E le idee non invecchiano assolutamente mai: siano dirompenti come quelle di Spalletti o Sarri, o efficaci come quelli di Allegri.

Le idee e la capacità di trasmetterle alle nuove generazioni

Ma forse, da parte di un leader quale un allenatore deve essere, può invecchiare la capacità di trasferirle quelle idee. La freschezza se vogliamo anche di avere uno sguardo senza pregiudizi e non appesantito dalle esperienze. Infine la capacità di connettersi al gruppo che deve guidare.

E questa potrebbe essere la ghigliottina più spietata: perché in questi tempi di furiosa evoluzione, guidare un gruppo di 20enni eternamente dispersi tra telefonino e social può essere spietatamente impossibile per un ultrasessantenne che magari capisce di calcio più di ogni altro, ma non riesce più a capire i ragazzi che ha di fronte. Ragazzi totalmente diversi da quelli che guidavano già solo nel 2015, cresciuti e formatisi proprio differentemente.

Juventus, Napoli e Atalanta: squadre senza identità e senza anima

E la cosa peggiore di quanto sta succedendo ad Allegri, Spalletti e Sarri, nonché la più incomprensibile, è che sembrano proprio non avere alcuna presa sui ragazzi/uomini che hanno di fronte. La cosa peggiore di Juventus, Napoli e Atalanta è che sembrano squadre senza identità e senza anima, cosa totalmente in antitesi al tipo di allenatori che le guidano, a prescindere dalla filosofia di gioco.

E’ un aspetto sociologico che forse non abbiamo mai considerato nel giudicare una squadra di calcio e un allenatore. Ma che visto quanto siano voracemente cambiate le condizioni in cui si formano i calciatori, forse fa intendere perché a volte allenatori più giovani anche se apparentemente meno attrezzati, riescano però a ottenere migliori risultati.

Da sempre il calcio è spietato, Quello del 2026 forse ancora più brutalmente.

 

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