Si fa male anche Di Lorenzo: “a mala nuttata e ‘a figlia femmena”

Il Napoli perde, forse per tutta la stagione, Giovanni Di Lorenzo a causa di un infortunio al ginocchio. In altre parole, parole napoletane, “a mala nuttata e ‘a figlia femmena”.

Per capire il significato di tale modo di dire tutto partenopeo, occorre risalire all’epoca dove l’economia era sostanzialmente contadina, felici innanzitutto che le mutate condizioni socio-economiche nei secoli abbiano prodotto una società più egualitaria. Ma tornano a noi e al paragone sopracitato, immaginiamo una notte travagliata, magari tempestosa, che impediva a qualsiasi levatrice di assistere al parto, alla fine nasceva una bambina. Che significava una bocca in più da sfamare, meno braccia per lavorare e una dote da arricchire per maritarla. All’epoca quindi non era quindi necessariamente una bella notizia.

Giovanni Di Lorenzo, il penultimo dei moicani

Lo stop del capitano azzurro é la figlia femmina (evento imprevedibile) dopo una nottata di infortuni. Giovanni Di Lorenzo, il penultimo dei moicani (l’ultimo è Elmas) di una tribù che vede tutti i calciatori del Napoli oggi a disposizione di Antonio Conte colpiti almeno da un infortunio. Quelli che si sono salvati (Marianucci, Lucca, Lang) sono gli stessi messi più o meno gentilmente alla porta dall’allenatore. Fa eccezione solo il macedone ad oggi, l’unico ad esser scampato alla “mala nuttata” dei problemi fisici (ad oggi gli infortuni in stagione sono 33).

Un fenomeno “inspiegabile”

Un fenomeno che ad oggi, secondo l’allenatore, è “inspiegabile”. Nell’assenza di prova contraria, di un’evidenza scientifica, che dimostri certamente la correlazione tra metodiche di lavoro, rotazioni e infortuni, è impossibile stabilire con certezza quale sia stato il concreto impatto di tali variabili, ma una riflessione in merito è imprescindibile ormai, ed una spiegazione sarebbe quantomeno auspicabile.

Il Napoli è la squadra più colpita dagli infortuni in Serie A

Il Napoli è la squadra più colpita dagli infortuni in Serie A, con 23 giocatori hanno saltato almeno una partita e ben 117 partite complessive perse per infortunio. Non solo: è primo con un margine significativo sulle altre squadre (il Sassuolo è secondo a 110), ma soprattutto sulle dirette concorrenti. L’Inter è a metà classifica (78), mentre il Milan è addirittura diciannovesimo (55) come numero di partite saltate per infortunio.

Il fatto che i rossoneri non avessero coppe europee da disputare non può essere un caso.

Il Napoli ha l’obbligo di riflettere

Il Napoli ha quindi l’obbligo almeno di riflettere se la mala nuttata degli infortuni non sia stata almeno in parte causata da ciò che il Napoli stesso ha fatto o non fatto. C’è in gioco un risveglio da sogno in Italia ed una nuova figlia, europea, dalla grande orecchie. da coccolare.

Change privacy settings
×