Mi rendo conto che il futuro del calcio italiano si giochi nelle stanze del potere. Ma è una partita lunga, anche disgustosa, che si spera che più che un nome porti un progetto magari alla tedesca che faccia qualcosa di serio per il movimento. Ed è un discorso più diluito.
Poi però c’è anche il presente se permettete, che si gioca sulla panchina. E non è secondario, non lo è mai, perché sbagli scelta e ti ritrovi fuori come con Ventura, e cominci ad accettare la catastrofe come possibile come con Mancini, e poi la montagna da scalare appare impossibile (ho detto appare) come con Spalletti-Gattuso.

Il peso della panchina e delle scelte sbagliate
Ecco, il prossimo ct dovrà gestire mentalmente il peso di 3 mancati Mondiali, ed è per questo che avrà bisogno di spalle larghissime. Perché dovrà trasmettere fiducia a un gruppo con l’autostima in macerie, come fece Conte nel 2014 o Mancini nel 2018, e dunque serve credibilità sia delle idee che del proprio status. Al momento sono 5 le ipotesi: Conte, Mancini, Inzaghi, Allegri, e postilla Ancelotti.
Ma con una doverosa premessa. Non avere il ct a giugno, e fare allenare a interim a Baldini vuol dire iniziare col piede sbagliatissimo. Per un semplice motivo: le amichevoli di giugno non sono assolutamente inutili, ma letteralmente l’unico momento a disposizione per provare qualcosa che avrà un ct. Poi ci sarà la Nations League, e per quanto non vi piaccia è maledettamente importante: non solo perché influisce sul Ranking che influisce sul sorteggio per i gruppi di qualificazione; ma perché sbagliandola come successe con Spalletti rischi il gruppo peggiore, dove magari ti capita una teste di serie impossibile che sai già ti spedirà ai play-off (ben più impossibile della Norvegia).
L’importanza delle tempistiche e della Nations League
E anche le amichevoli: 8 anni fa servirono a Mancini anche per capire chi non poteva più considerare, come Balotelli, e sono le uniche partite dove puoi sbagliare in libertà.
Dunque i 5 nomi.
I possibili ct: scenari tra ritorni, suggestioni e ostacoli
Conte: personalmente il mio prescelto. Perfetto per una nazionale con l’elmetto. Magari un filo meno agguerrito rispetto a 10 anni fa, ma conosce la situazione. Ha sempre detto di non escludere il ritorno. Il problema è che De Laurentiis se lo tiene stretto, e se gli dovesse riuscire la rimonta scudetto non se ne andrà mai. Ma anche non ci riuscisse, AdL con lui sta bene, e insomma verrebbe via solo se a insistere fosse lui. Andrebbe bene a tante fazioni in Figc. Il problema però è che per avere Conte devi volerlo fortemente, convincerlo, come fece Tavecchio con la geniale operazione con lo sponsor, e invece qui non c’è nessuno con quella forza.
Mancini: fu scelto da Malagò, che lo risceglierebbe, ed è già stato contattato da Abodi. Verrebbe ieri. Rimane una garanzia, anche se ha sporcato l’immagine pubblica con la sua fuga ferragostana, che per quanto indotta da Gravina fu però un anteporre i propri interessi a quelli della causa. E’ il più probabile al momento, sperando abbia conservato la freschezza del progetto come 8 anni fa (non semplice).
Inzaghi: al momento non l’ha contattato nessuno, ma se ne parla. Lui non ci pensa ma è ovvio sarebbe lusingato, anche perché arriverebbe nel momento perfetto della sua parabola lavorativa. E’ vero non è mai stato ct. Ma neanche Conte, Lippi o Prandelli lo furono. La voglia sarebbe quella perfetta.
Allegri: la Nazionale si fece scappare l’occasione l’anno scorso prima che il Milan decidesse, chissà in futuro ma adesso non sembra il momento adatto. Anche perché dopo aver messo in giro la voce dell’interesse del Real Madrid, ha proprio ottenuto il potere che voleva al Milan, dunque andarsene non avrebbe senso. Però la proposta non gliel’hanno mai fatta, ed è in giro da 20 anni.
E infine Ancelotti. Lui non è una possibilità come gli altri. Ha rifiutato la Nazionale già 2 volte, nel 2018 prima di Mancini e nel 2023, una timida telefonata all’addio di Mancini. Evidentemente non gli interessa, e poi è al Brasile. Anche se già contestatissimo per la mancata convocazione di Neymar. Ma sarà il risultato del Mondiale a determinarne il futuro: se arriverà almeno in semifinale continuerà. In caso di Quarti o meno, sarebbe libero. Chissà magari in quel caso potrebbe considerarlo. Ma non è esattamente il viatico più comodo per scegliere un nuovo leader.