Juve il tuo venerdì 13 è stato domenica 17. Giocatori, dirigenti, staff ed un numero maledetto, si apre il processo

La Juventus vede sfumare la Champions League tra risultati deludenti, polemiche arbitrali e una squadra incapace di reagire nei momenti decisivi.

Luciano Spalletti respinge la parola fallimento, ma l’ambiente bianconero fatica ad accettare una realtà molto diversa dalle aspettative di inizio stagione perché, per una squadra come la Juventus, chiudere il campionato fuori dalla Champions League rappresenta inevitabilmente una delusione pesantissima. E ottenere appena un punto nelle sfide contro Verona e Fiorentina viene considerato uno dei simboli più evidenti del crollo bianconero.
La Juventus non è matematicamente fuori, ma quante probabilità date a questa catena di eventi: vittoria bianconera nel derby, pareggio di due tra Como, Roma e Milan, a scelta? Poche, pochissime chance.

Una Juventus incapace di reagire

Nel corso della stagione, la squadra ha mostrato limiti evidenti soprattutto contro avversarie considerate inferiori sulla carta. Paradossalmente, la Juventus aveva spesso dato segnali positivi negli scontri diretti contro le big del campionato. I bianconeri sono riusciti a ottenere risultati importanti contro Inter, Roma e Napoli, dimostrando in alcune occasioni di poter competere con le squadre più forti.
Con l’Inter solo il più grande errore arbitrale della stagione, con Kalulu-Bastoni, le ha negato un risultato positivo che oggi sarebbe stato utilissimo, classifica alla mano.
Ma il vero problema è emerso nelle gare contro club di medio-bassa classifica, dove sono stati lasciati troppi punti pesanti.

Quando la Juventus va sotto, si spegne.
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la gestione mentale delle partite. Ogni volta che la squadra è finita in svantaggio, è sembrata perdere sicurezza, lucidità e capacità di reagire. Una fragilità psicologica che ha accompagnato la Juventus per gran parte della stagione e che ha evidenziato una mancanza di personalità all’interno del gruppo. Per una società abituata storicamente a vincere anche “con rabbia e sofferenza”, questo atteggiamento viene vissuto come inaccettabile.

Il tema arbitrale continua a far discutere

Niente alibi, ma mancano 10 punti e 13 gol annullati.
Tra le polemiche emerse nelle ultime settimane ci sono anche quelle legate agli episodi arbitrali. Nel mondo bianconero resta forte la convinzione che la Juventus sia stata penalizzata più volte durante la stagione. Dieci i punti persi per decisioni avverse e sono in tanti quelli che, contro la Fiorentina domenica, hanno visto decisioni dubbie sempre contrarie.
Si parla di gol annullati, decisioni VAR controverse e punti persi per episodi considerati sfavorevoli. Contro la Fiorentina non sono mancati momenti dubbi che hanno alimentato ulteriormente il malcontento dell’ambiente juventino: 13 i gol annullati in stagione tra arbitro, VAR e compagnia dell’anello varia, troppi per non aver qualcosa da ridire. Un numero maledetto che è impossibile ignorare.

Una squadra che non si fa rispettare.
Secondo molti tifosi, il problema non riguarda soltanto il campo, quindi i giocatori, lo staff e la società hanno le loro colpe, ma c’è qualcosa di cui non si parla. La sensazione è che la Juventus abbia perso anche quella forza istituzionale che in passato le permetteva di imporsi nel sistema calcio italiano. Dai calendari alle decisioni arbitrali, passando per la gestione generale del campionato, il club viene percepito come poco tutelato e privo di peso.

Europa League simbolo del ridimensionamento

Ed è proprio qui che nasce il concetto di fallimento contestato da una parte importante della tifoseria. Accettare l’Europa League come traguardo positivo viene visto come il simbolo di un ridimensionamento generale del progetto Juventus. Un club che fino a pochi anni fa cambiava allenatori dopo stagioni concluse senza successi europei, ma vincendo il campionato, vedi il campionato Sarri-Allegri e Pirlo-Sarri, oggi rischia di considerare sufficiente una qualificazione alla seconda competizione continentale.
La stagione bianconera è stata segnata da eliminazioni dolorose, prestazioni deludenti e continui alti e bassi. Dalla Coppa Italia all’Europa, passando per un campionato pieno di rimpianti, la Juventus ha mostrato limiti tecnici e soprattutto caratteriali.
E nel calcio moderno, senza personalità, aggressività e fame di vittorie, diventa impossibile restare ai vertici.

Per questo motivo, l’eventuale approdo in Europa League viene vissuto da molti non come un punto di partenza, ma come il segnale più evidente di quanto la Juventus si sia allontanata dagli standard della propria storia.
Domenica 17 è stato il venerdì 13 bianconero, un incubo per tutti: giocatori, Spalletti, società e tifosi. Qualcuno potrebbe anche pagare pesantemente e, francamente, sarebbe inutile a meno che non si abbia realmente un piano di rilancio che parta dalle fondamenta. E le fondamenta non possono vedere l’Europa League come l’obiettivo che ti fa valutare come positiva una stagione.

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