Il presidente della LND, Giancarlo Abete, ha parlato di alcuni temi di dibattito che riguardano il calcio italiano, quando mancano ormai solo poche settimane alle elezioni alla presidenza della FIGC.
Il presidente della LND, Giancarlo Abete, ha parlato di alcuni temi di dibattito che riguardano il calcio italiano, quando mancano ormai solo poche settimane alle elezioni alla presidenza della FIGC. Nelle quali proprio Abete sfiderà Giovanni Malagò.

Le parole di Abete
Queste le parole del presidente della LND e candidato alla presidenza della FIGC, Giancarlo Abete, a Sky Sport.
“Chi vedo come Ct dell’Italia? Non vedo nessuno, per il momento c’è Baldini. Chi sarà presidente valuterà, non voglio creare problemi a nessuno. L’importante è ripartire, quando mi dimisi non avrei immaginato che per fare una partita del Mondiale avremmo dovuto attendere il 2030″.
Poi ha proseguito: “La prima cosa da fare è individuare il commissario tecnico. La federazione accompagna questo processo in attesa del rinnovo delle cariche federali ma poi bisogna ripartire con un progetto tecnico. La seconda cosa è lavorare sul quadro normativo, il nostro è ingessato e anche con un Presidente eletto con il 98% del consenso non è stato possibile trovare un intesa fra le componenti”.
Abete sul calcio femminile
Poi sul calcio femminile: “È un movimento in costante crescita, sappiamo che il processo è lungo. C’è stata una spinta importante con il professionismo, ma poi c’è tutta una base del movimento che va rafforzata. Abbiamo ancora un numero di tesserate limitato.
È un progetto che ripartirà e dobbiamo cercare di renderlo vincente ma soprattutto attrattivo e compatibile in termini economici”.
Abete ha concluso: “La nostra è una campagna elettorale atipica. È fatta per blocchi e non in termini del singolo elettore. È un’opportunità ma anche un problema, determina una sItuazione di pesi e contrappesi che non rende facile il confronto. Lo testimonia il fatto che il presidente Gravina abbia avuto un consenso molto elevato ma che poi non si sia trasformato in una visione condivisa sui programmi da attuare. Il cambiamento deve essere prima elettorale poi normativo”.