Ma quale compattezza, è “solo” mancata la sesta

Avete presente una macchina di grossa cilindrata? Una di quelle che costano un occhio della testa. Bella, accessoriata, veloce. Di quelle che possono fare anche i campionati di automobilismo. Che ha già vinto ed è programmata per tornare a farlo.

Il pilota è di quelli che non sbagliano quasi mai. Affidabile, dalle letture rapide, che conosce le persone e che sa tenere tutto il team sulla corda. Che ha già vinto ovunque sia andato.

Serve lui per riportare in alto la Scuderia dopo un’annata disastrosa. Perché per le strutture, no – ehm – scusate, per il disegno della macchina, serve tempo, servono soldi: per tornare a vincere subito no, “basta” un pilota bravo. Uno di quelli che passano una volta ogni 20 anni, che migliorano il disegno ancora prima di scendere in pista.

Il driver se lo augura, vuole fare innanzitutto questo: migliorare la vettura a lungo termine, anzi fare sì che pure la fabbrica sia in grado di continuare a produrre modelli di grande qualità e prestigio, anche quando lui sarà andato via.

Una macchina perfetta, almeno in apparenza

La gara non è facile, si corre su un circuito tutto tattico, italiano, con tante curve rischiose, ma alla fine è proprio lui a vincere. Festa, giubilo, è stata scritta la storia. E quella non la cancelli più, soprattutto quando vinci dove l’abitudine al trionfo non è mai esistita.

Grazie, per sempre.

I corteggiamenti, a quel punto, per il pilota non mancano, ovviamente: ma lui resta, la scuderia è quella che può spendere di più in Italia e la famiglia in città si trova anche bene.

Il problema nasce quando arriva il rettilineo

Ma l’anno successivo ci sono molte più corse e qui c’è il dramma. Imponderabile (?).

Il pilota non sa mettere la sesta marcia.

Com’è possibile? È possibile. Solo che nei circuiti tutti curve la sesta non serviva e nessuno se n’era accorto. Forse neanche lui.

Ora che i rettilinei si allungano come gli impegni, per competere il pilota “tira” l’auto al massimo fino alla quinta ma, sorpresa: non solo gli altri che hanno la sesta lo sorpassano, ma la macchina stessa va in affanno, sempre con la stessa marcia.

Quando la stessa formula non basta più

Quella stessa vettura che l’anno prima aveva vinto (in Italia), e che le aggiunte di quest’anno, anziché facilitare il compito, hanno reso più complicata da guidare.

Vero pure che “9 aggiunte non sono facili da gestire” (semicit.), ma la puoi lucidare quanto vuoi, correndo sempre a tutta, ti ritrovi il bolide dal meccanico un giorno sì e l’altro pure. Anche all’ultima giornata.

E se è vero, com’è vero, che la fortuna è cieca, è altrettanto vero che la storia qualcosa insegna.

NB: non si sta parlando necessariamente di un’auto e di un pilota.

Banner blu di Sportitalia con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google
Change privacy settings
×